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22 Novembre 2023
12:09

Perché l’acqua alta a Venezia è collegata anche ai cambiamenti climatici?

La città capoluogo di Regione fronteggia da sempre il fenomeno dei picchi di marea che avvengono nell'Adriatico settentrionale e causano allagamenti urbani. Un nuovo studio ha dimostrato come questi eventi dipendano anche dal riscaldamento globale.

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Perché l’acqua alta a Venezia è collegata anche ai cambiamenti climatici?
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In Italia esiste una città dove l'allarme è sempre suonato periodicamente, anche prima del servizio di avviso IT-Alert. È Venezia, uno dei Comuni che il nostro Paese tiene più sotto osservazione, per via della sua orografia, ovvero della sua conformazione geofisica. Nel lontano 2003 l'Italia aveva iniziato i lavori per la realizzazione del Mose, la struttura formata da quattro barriere, situate all'imboccatura della laguna, e formate da circa 78 paratoie mobili che, attivandosi, aiutano a contrastare l’innalzamento del livello del mare. L'oceanografo Umgiesser ci aveva già spiegato come l'opera non servirà più a nulla, nel momento in cui l'innalzamento del mare sarà di 30-40 cm. Il Mose infatti dovrebbe essere chiuso così tante volte che la situazione non sarebbe più fattibile.

Per questo motivo le soluzioni più fattibili e attendibili sono principalmente due: la prima è un'operazione di "rilocation", ovvero lo spostamento di centri abitati e dell'industria in zone che si trovano attualmente nell'entroterra italiano, la seconda è quella più auspicata dalle Nazioni Unite, ovvero il rispetto degli Accordi di Parigi del 2015, delle indicazioni dell'IPCC e delle politiche ambientali stabilite dagli accordi presi durante le COP. "Purtroppo è una situazione che si verificherà prima o poi e non vedo nessuna possibilità che il livello medio non salga a dei livelli che sono effettivamente preoccupanti", afferma Umgiesser.

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Ora da un nuovo studio arriva la conferma che il fenomeno dell'acqua alta, che ha culturalmente plasmato la città di Venezia e i suoi abitanti (tanto che, se volete visitarla, esiste persino una libreria che espone i suoi libri all'interno di vasche e gondole) dipenda anche dai cambiamenti climatici. A dirlo è una ricerca realizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con il Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi (CNRS) e l’International Centre for Theoretical Physics di Trieste (ICTP). Il lavoro poi è stato pubblicato sulla rivista scientifica "Nature Climate Atmospheric Science". 

I ricercatori hanno preso in analisi quattro eventi eccezionali di Acqua Alta che hanno interessato la città lagunare nel 1966, 2008, 2018 e 2019, che hanno danneggiato pesantemente anche il patrimonio culturale di Venezia, come nel caso della Basilica di San Marco. Tommaso Alberti, ricercatore dell’INGV e co-autore dello studio, ha spiegato che: "I risultati che abbiamo ottenuto hanno evidenziato chiaramente il legame esistente tra le modifiche nella circolazione atmosferica e l'aumento della gravità degli eventi di Acqua Alta, sottolineando la crescente vulnerabilità di Venezia ai cambiamenti climatici".

Non vedo nessuna possibilità che il livello medio non salga a dei livelli che sono effettivamente preoccupanti – Umgiesser, oceanografo MoSE

Si tratta di uno studio che non solo dimostra l'efficacia del MoSE davanti al presentarsi di fenomeni estremi, come quello che si è verificato nel 1966, ma è anche una buona base per studiare le attuali strategie di adattamento, in un contesto di eventi estremi sempre più frequenti e intensi, nel caso in cui si dovessero raggiungere livelli di riscaldamento globale più elevati.

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Nel 1966 la Grande Alluvione di Venezia fu così disastrosa, che in quell'occasione l'isola di Sant'Erasmo è scomparsa sotto onde alte fino a 4 metri e le fabbriche di vetro di Murano sono state quasi interamente distrutte. Se vogliamo che questi episodi non si verifichino più, dobbiamo pensare in fretta a nuovi piani di adattamento e a mitigare le nostre emissioni, cercando di decarbonizzare il prima possibile le nostre economie. Lo dobbiamo a Venezia, lo dobbiamo alle persone che abitano la città e le sue isole.