Quando gli ormoni minano la monogamia (che forse è solo una convenzione sociale)

La società si basa sulla coppia e la coppia sulla monogamia. Un equilibrio che di questi tempi sembra vacillare e che porta inevitabilmente ad una riflessione: siamo davvero fatti per essere monogami?
Gaia Cortese 20 Ottobre 2022
In collaborazione con Dott.ssa Silvia Nava Psicologa, sessuologa e terapeuta di coppia.

Separazioni e divorzi, infedeltà e tradimenti, siti di incontri e app per incontri (spesso e volentieri extraconiugali) mettono sempre più in discussione il concetto di monogamia, o meglio, la capacità di essere monogami al giorno d’oggi.

Mentre quindi guardiamo con ammirazione ai piccioni, considerati tra gli animali più monogami in natura, ci troviamo a chiederci se tra gli esseri umani la monogamia sia realmente insita nella loro natura o sia solo una convenzione sociale.

Monogamia sociale

Per approfondire la questione è innanzitutto doveroso fare una distinzione tra quella che è monogamia sociale e quella che è monogamia sessuale. Nella monogamia sociale giocano due ruoli fondamentali due ormoni: l’ossitocina e la vasopressina.

L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipotalamo, legato alla maternità: stimola il desiderio sessuale e ha un ruolo fondamentale durante il parto e nel periodo dell'allattamento. Nel comportamento sociale l’ossitocina agisce come messaggero chimico: ha una funzione rilevante nell’instaurazione dei legami sociali e nel regolare le emozioni, non a caso è chiamata l’ormone dell’amore. Anche la vasopressina ha effetti sui comportamenti sociali volti a mantenere la stabilità della coppia e agisce in modo da rendere riconoscibili i membri della propria specie, un processo fondamentale ai fini della riproduzione.

Siamo propensi ad essere monogami dal punto di vista sociale, ma da quello sessuale?

Se non fosse per questi due ormoni, forse non esisterebbe la monogamia sociale che non ha solo lo scopo della propagazione della specie, ma ha anche valenza psicologica e costituisce, con il modello della famiglia, la base della società. Siamo quindi biologicamente propensi ad essere socialmente monogami, ma niente (finora) ci dà conferma che siamo, per natura, anche sessualmente esclusivi.

Monogamia sessuale

Basta quindi che ossitocina e vasopressina funzionino a dovere perché la monogamia sia possibile? Troppo facile, soprattutto quando entra in gioco l’idea che la monogamia sociale corrisponda anche alla monogamia sessuale. Tutt'altro pianeta.

Rimanendo sempre nell'ambito di quella che è l'attività ormonale, quando entra in gioco la dopamina, le cose si complicano. La dopamina, infatti, è l’ormone del piacere, della curiosità verso nuove emozioni e situazioni, tant’è che è un ormone coinvolto nella fase di innamoramento, ma anche nell’assunzione di droghe e o alimenti eccitanti come la cioccolata.

Non è tuttavia solo colpa della dopamina. Anche il testosterone, infatti, ci mette del suo. Nell'uomo, riducendo gli effetti dell'ossitocina, lo rende più incline al tradimento. E la donna? Tradisce pure lei, perché nel momento in cui si sente trascurata, riduce la produzione dell’ormone dell’amore, e inizia a guardarsi attorno.

Il parere dell'esperto

Dare la responsabilità del tradimento nella coppia all'attività degli ormoni pare un gesto di vigliaccheria. Esistono quindi anche delle condizioni di natura psicologica che portano a non essere monogami? Lo abbiamo chiesto alla Dottoressa Silvia Nava, psicologa, sessuologa e terapeuta di coppia.

"Il concetto di monogamia è cambiato nel tempo e ancora oggi è difficile darne una definizione precisa, ma sicuramente è molto fluido. Questo perché è condizionato da mille aspetti culturali, temporali, personali e psicologici ed è percepito in modo diverso da individuo a individuo; basti pensare all’idea che ne potevano avere i giovani del Sessantotto mentre sbandieravano la propria libertà e la necessità di superare un certo moralismo, e l’idea che oggi possono averne i figli di separati e divorziati, disillusi dal concetto stesso di amore.

Anche la coppia è cambiata, e cambia nel tempo. È cambiata perché oggi ci sono coppie che accettano la famiglia allargata, coppie che scelgono di continuare ad esserlo, ma scelgono di non rinunciare a incontri extraconiugali, e poi c’è il tradimento, cercato o non cercato, ma di certo non concordato. E poi la coppia cambia, si modifica nel tempo, perché si susseguono moltissime fasi all’interno della relazione: ci sono periodi di vita che allontanano e che portano all’esplorazione fuori dalla coppia, altri che avvicinano e portano la coppia a unirsi, come nel caso della nascita di un figlio. Non è neppure cosi inusuale che in terapia arrivino coppie felici, dove magari l’uomo ha tradito ma ama ancora la compagna e con lei vuole rimanere.

In generale c’è da fare una riflessione più allargata sull’amore, un concetto forse troppo ampio per poter dare risposte definitive. Sulla base di molte storie che ho seguito in studio, posso dire che nella maggior parte dei casi, ma non in tutti, il tradimento subentra in un matrimonio perché da voce a una crisi. Tuttavia ci sono casi in cui il tradimento può essere anche una fase evolutiva della coppia, non vedendolo solo come una frattura, ma come un momento di malessere che apre anche alla possibilità di un cambiamento nella coppia. Ovviamente il tradimento non tocca tutti, e non è consigliato, ma quando avviene ci si può “mettere mano” e in quel caso la coppia può evolvere senza per forza doversi lasciare".