Sincronicità: Jung e lo studio sulle coincidenze

Sincronicità è l’universo che ti parla, è “coincidenza”, è “deja vù”, è “destino” e “casualità” tutto insieme. Se ti affascina il mistero della psiche umana, allora non è una coincidenza se ti trovi qui….
Paola Perria 31 Ottobre 2018

Sincronicità è quando pensi ad una persona che non senti da tanto e qualcuno ti porta i suoi saluti. Quando stai progettando di fare un viaggio in Cina e in tv danno “L’ultimo imperatore”. Quando decidi di smettere di fumare e mentre sei fermo al semaforo, dal finestrino aperto della macchina ti vola in grembo il volantino “Addio alle sigarette in 10 giorni, corso intensivo, risultato garantito”.

La sincronicità è quando dici: “Che coincidenza… ”.

Sincronicità è quando ti succede qualcosa che sembra “per caso” ma che si combina così perfettamente con gli eventi della tua vita da farti battere il cuore forte e pensare: “Sembra destino”!

E anche quando arrivi in un posto che sei certo di non aver mai visto prima e riconosci l’insegna di un negozio. “E’ un dejavù”. Pensi allora, e di nuovo ti batte forte il cuore.

Sincronicità è tutto questo: è “coincidenza”, è “deja vù”, è “destino” e “casualità” tutto insieme. È quello che ti fa sentire allineato con l’universo, come parte di un grande disegno.

A parlarne per la prima volta in modo organico ed approfondito è stato Carl Gustav Jung nella sua opera del 1952 – una delle ultime del grande psicoanalista svizzero – dal titolo “Sincronicità come principio di connessioni acausali”, per la cui redazione finale si avvalse della collaborazione con il fisico, premio Nobel (e suo grande amico), Wolfgang Pauli. L’intuizione che la vita di ciascuno di noi sia costellata di eventi che hanno un profondo collegamento con il nostro inconscio, gli venne a seguito di un episodio “illuminante”.

Una sua paziente gli stava raccontando un sogno, nel quale era presente uno scarabeo dorato. Proprio durante la seduta, Jung sentì “qualcosa” sbattere contro il vetro della finestra attirando la sua attenzione. E quale sorpresa quando, andando a controllare, vide che si trattava nientemeno che di una cetonia, un insetto simile allo scarabeo di un bel verde dorato!

E per convalidare le teorie di Jung sulle coincidenze acausali, ti racconto la mia. Mentre stavo scrivendo questo articolo, e cercavo informazioni sul sogno dello scarabeo d’oro, scoprivo che il nome dell’insetto è cetonia, e, indovina un po’, sul mio comodino in quel momento c’era un libro – “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrel – fermo al capitolo “L’uomo delle cetonie”!

Capito come funziona? Ora entriamo nel dettaglio della questione. Secondo l’analisi junghiana, le coincidenze che rientrano nel discorso sulla sincronicità sono di tre tipi.

  1. Coincidenza tra contenuto psichico (pensiero, sogno, desiderio) e un evento concreto della tua vita (coincidenza nel tempo e nello spazio). L’esempio classico è quello del pensare a qualcuno e incontrarlo dopo poco.
  2. Coincidenza tra un contenuto psichico (pensiero, sogno, desiderio) e un evento generale, che quindi non riguarda materialmente la tua vita ma che è comunque attinente a ciò che la tua mente conscia o inconscia sta generando (coincidenza a distanza nel tempo e nello spazio). È il caso dei sogni premonitori di eventi catastrofici, che non a caso interessano migliaia di persone nel mondo. Poco prima dell’11 settembre 2001 ci fu un intensificarsi di attività onirica su piano globale che aveva come contenuto il crollo delle torri gemelle sotto forma simbolica o realistica.
  3. Coincidenza “sfasata” nel tempo tra un contenuto psichico (pensiero, sogno, desiderio) e un evento che, però, si produce a distanza, magari anni dopo. Ad esempio potresti sognare con dovizia di particolari il matrimonio di tua cugina con uno sconosciuto che poi si tradurrà in realtà tempo dopo.

Che valore attribuire a queste “coincidenze”? Jung, che aveva già prodotto la teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi, afferma che l’importanza di una coincidenza sta nel significato che esso assume per chi vive l’esperienza. Siamo noi a stabilire un nesso non casuale tra il nostro mondo interiore e ciò che accade fuori, nella realtà oggettiva. Ma ciò è possibile perché, per Jung, esiste un patrimonio sedimentato di simboli (archetipi) interiorizzato nei secoli e comune ai popoli (inconscio collettivo) a cui la psiche individuale – quindi ciascuno di noi – è collegata e da cui “pesca” significato.

Quando ci accorgiamo di una coincidenza significativa nella nostra vita è perché ne abbiamo bisogno, e in qualche modo la “chiamiamo”.

Non è un caso se, come nota lo stesso Jung, i fenomeni di sincronicità si intensificano in momenti cruciali della vita di ciascuno di noi o della storia collettiva. Ad esempio prima delle guerre, di fenomeni naturali distruttivi, o, se andiamo sul personale, in concomitanza con eventi emotivamente intensi come lutti, innamoramenti, gravidanza per le donne ecc.

A me piace pensare alla sincronicità come al modo che l’Universo usa per farci intendere che siamo tutti interconnessi, sia sul piano materiale che su quello mentale e spirituale, e che ciò che ci accade ha sempre un significato, a volerlo vedere.

Ti offro un umile suggerimento: prova a prendere nota di tutti gli eventi sincronici e di tutte le coincidenze della tua vita, anche quelle minime. Sarai sorpreso del filo logico che le collega e delle risposte alle tue domande inespresse che tali eventi recano con sé.

Fonti| Psicoterapia Junghiana
Riferimenti bibliografici| “La sincronicità come principio di connessioni acausali”, Carlo Gustav Jung, 1952, edizioni varie