Soffri anche tu di burnout da smartworking? Scopri quali sono i segnali da cui riconoscerlo

Con l’arrivo dello smartworking generalizzato, i casi di burnout sono aumentati del 20%: oggi ne soffrono circa 2 lavoratori su 3. Potremmo tradurlo con “esaurimento” provocato da uno stress prolungato che si avverte durante il lavoro e che non si è in grado di gestire. Per prevenire complicanze come depressione o atteggiamenti aggressivi, è importante riconoscerlo in tempo e trovare i giusti rimedi.
Giulia Dallagiovanna 1 Aprile 2021

All'inizio ti sarà apparsa come una piacevole novità. Lavorare da casa: ci si può alzare dal letto all'ultimo, si può anche rimanere in pigiama e non bisogna perdere ore in coda nel traffico. Ti sembrava di poter avere finalmente più tempo per te stesso. Ma quando lo smartworking è diventato strutturale e destinato a durare nel tempo, sono emersi tutti gli svantaggi e sono svanite le illusioni. E oggi, forse, desidereresti tornare in un ufficio, almeno ogni tanto. Sì, perché il lavoro da casa provoca un'elevata quantità di stress, persino maggiore rispetto a quello in presenza, al punto da essere emerso il nuovo fenomeno del burnout da smartworking. Ne soffrono circa 2 lavoratori su 3. Vediamo allora come riconoscerlo e come prevenirlo.

Cos'è il burnout

Il burnout potrebbe essere inteso in italiano come l'esaurimento. Letteralmente significa "bruciato". D'altronde, non ti è mai sembrato che il tuo cervello andasse in fiamme per poi ridursi a un pugno di cenere non più in grado di formulare un pensiero? Ecco, il burnout funziona più o meno così. Questo termine è stato utilizzato per la prima volta negli anni '70 in riferimento alle professioni di aiuto, come medici e infermieri, ma anche insegnanti. Oggi viene associato più in generale allo stress-lavoro correlato. Entra in gioco quando le richieste esterne superano le risorse che hai a disposizione. Cosa significa? Facciamo un esempio.

Sei un infermiere e a causa della carenza di personale, sei costretto ad allungare i turni di lavoro. Non solo, ma all'interno di questi devi aggiungere nuove mansioni a quelle che già devi compiere, oppure aumentare il ritmo delle attività. Allo stesso tempo devi prestare attenzione a come le svolgi, perché non puoi permetterti di compiere errori quando hai in mano la salute delle persone. E poi ci sono tutte le preoccupazioni dei pazienti e le loro domande, alle quali devi rispondere. Magari, poi, la stessa spiegazione va ripetuta ai parenti, che quel giorno hanno deciso di poter serenamente accantonare la buona educazione per sostituirla con la pretesa di saperne più di te. Se infine ci aggiungi anche qualche collega con cui è difficile rapportarsi o un momento di stanchezza tuo, per ragioni personali, è facile capire come a un certo punto tu, semplicemente, non ce la fai più.

Il riconoscimento ufficiale

A maggio 2019, l'Organizzazione mondiale della sanità riconosceva ufficialmente il burnout come disturbo medico. Vi si riferiva non tanto come una malattia vera e propria, quanto come a "un problema legato alla professione". È stato un primo importante passo verso la presa di coscienza di una condizione che è sempre stata trascurata, ma della quale poi si vedono soprattutto le conseguenze: depressione, atteggiamenti aggressivi, licenziamento.

Già nel 2008 lo stress lavoro-correlato veniva inserito tra i possibili rischi per la sicurezza del lavoratore

Eppure, nel Testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro, pubblicato per la prima volta nel 2008, lo stress lavoro-correlato veniva inserito tra i possibili rischi proprio per la sicurezza del lavoratore. E ancora nel 2004 venne ratificato l'Accordo europeo sulle stress nei luoghi di lavoro, dove si esplicitava chiaramente che "l'imprenditore" dovesse definire misure appropriate per prevenire questo problema.

Purtroppo non sempre è stato fatto e così si arriva ai giorni nostri.

Il burnout da smartworking

Ora prendi tutto quello che ti ho descritto fin qui e trasponilo sulla tua condizione lavorativa di oggi. Pensa al fatto che cominci a lavorare prima e finisci puntualmente fuori orario, che vieni contattato anche di sera da un collega "perché tanto sei a casa, ci metti un attimo", che non capisci più la differenza tra la tua scrivania e il tavolo da pranzo. Il burnout da smartworking comincia così.

Secondo la dottoressa Marta Colombo, psicologa del policlinico San Marco di Bergamo, questo disturbo specifico viene provocato principalmente da due fattori: incapacità o impossibilità di disconnettersi dal lavoro, cioè di "staccare", e incapacità o impossibilità di avere orari precisi come accadeva quando andavi in ufficio.

In media, una giornata di smartworking dura dall'una alle tre ore in più rispetto a quella normale. E poi si resta reperibili anche una volta spento il computer, fosse anche solo per una telefonata veloce o una mail a cui ti senti in colpa se non rispondi. E così, durante quest'ultimo anno, l'incidenza del burnout è aumentata del 20%.

Chi è a rischio

Non è detto che tu non riesca ad adattarti a questa nuova modalità o che tu debba per forza finire con l'esaurirti. Molto dipende dalla tua capacità di gestire lo stress, di saper prendere le giuste pause e dall'eventuale presenza di fattori di rischio. Questi ultimi possono essere racchiusi principalmente in tre categorie:

  • Fattori sociali e personali: come il livello socio-economico, lo stile di vita al netto di quello che ti è permesso fare nella tua regione, la presenza o l'assenza del supporto di famiglia e amici e così via.
  • Fattori legati al tipo di lavoro: ad esempio se si tratta di un'attività che prevede una costante relazione con altre persone, anche in videocall.
  • Fattori organizzativi: se la retribuzione è scarsa, se gli orari diventano stressanti, se avverti il carico di una noiosa routine burocratica e così via.

Come riconoscerlo

Ma come si fa a capire quando è solo stanchezza momentanea e quando invece è subentrato un problema cronico e dunque più importante da affrontare? Ci sono alcune manifestazioni o segnali ai quali prestare ascolto. A differenza di quello che potresti immaginare, spesso sono sintomi fisici come il soffrire spesso di mal di testa o mal di stomaco, la nausea e la tachicardia. Anche l'incapacità di riposare bene durante la notte nonostante tu ne abbia davvero bisogno può essere un indizio che qualcosa si è rotto dentro di te. Se poi ti svegli più stanco di quando sei andato a dormire, perché neanche il relax serale e notturno ti consentono di recuperare le energie, significa che durante il giorno o ne spendi troppe o le gestisci male e quindi le sprechi.

Accanto a queste naturalmente ci sono tutta una serie di stati d'animo. Ad esempio, la totale perdita di interesse ed entusiasmo per qualsiasi attività lavorativa, la sensazione di non essere adeguato ai compiti che ti vengono richiesti oppure la percezione di essere perennemente svuotato di tutte le energie.

Il burnout si riconosce anche da sintomi fisici come nausea, mal di testa o tachicardia

Dall'esterno si può riconoscere attraverso una stanchezza perenne e quasi inspiegabile, l'apatia e l'indifferenza anche verso quelle attività che di solito ti piacevano, il nervosismo e l'irritabilità che possono anche sfociare in atteggiamenti aggressivi. Potresti sentirti pervaso da una sensazione di fallimento, che ti provocherà sintomi depressivi, tendenza all'isolamento, oppure un approccio cinico e distaccato verso la vita.

Le quattro fasi

Non ci si sveglia un giorno trovandosi improvvisamente in una condizione di burnout. Si tratta piuttosto di una meta sbagliata al termine di un percorso iniziato male e proseguito peggio. E questa è anche una notizia positiva, perché significa che si può intervenire prima, quando si cominciano a riconoscere i primi segnali. Le quattro fasi del burnout sono:

  • Entusiasmo idealistico: lo smartworking è appena cominciato e tu pensi di avere trovato finalmente la formula magica per coniugare vita e lavoro. Fai un sacco di progetti su come suddividerti la giornata e ti sembra tutto bellissimo.
  • Stagnazione: inizi ad accorgerti di non riuscire a rispettare la tua tabella di marcia ideale. Spesso finisci più tardi e devi saltare l'attività sportiva. Oppure i pranzi si riducono a una mezz'oretta durante la quale riscaldi rapidamente cibi surgelati.
  • Frustrazione: inizi a credere di avere qualcosa di sbagliato, magari di essere troppo pigro o lento a lavorare. Di sicuro, l'entusiasmo iniziale è sparito e non capisci come facciano le altre persone ad essere sempre così attive.
  • Disimpegno: hai perso totalmente la motivazione e non hai più voglia di lavorare. Non trovando più alcuna soddisfazione, avverti un senso di fallimento. E arriva il burnout.

Il problema delle videocall

Non ci si pensa, ma un altro aspetto dello smartworking sono le riunioni a distanza. Nella maggior parte dei casi, vengono effettuate in videocall, il metodo più comodo per potersi guardare in faccia nonostante si lavori in luoghi diversi. Per qualcuno, può essere stressante. Le persone più timide o introverse non ameranno molto l'idea di ritrovarsi sotto l'occhio della telecamera, senza poter capire chi li stia guardando e chi no. Faranno inoltre fatica a intervenire e a proporre le proprie idee, aumentando così il senso di isolamento e di inadeguatezza.

Consigli per prevenirlo

Il rischio di burnout da smartworking può essere prevenuto e la parola chiave è: regole.

Prima di tutto, servono orari. Il tuo lavoro prevede un inizio e una fine ben specifica, dopodiché hai il diritto di non essere più raggiungibile. A mail e messaggi risponderai il giorno dopo. Spegni direttamente il computer che usi per il lavoro o, quanto meno, disconnettiti da account mail e piattaforma che utilizzate per comunicare.

Quando cominci a lavorare, definisci una lista di priorità tra le cose che devi portare a termine e decidi quali non possono proprio essere rimandate. Fissa degli obiettivi ragionevoli e raggiungibili, altrimenti aumenterai il rischio di fallimento. Inoltre, identifica uno spazio della casa che è solo riservato all'attività lavorativa, in modo da dividerlo rispetto alle aree dedicate al tempo libero, al relax e allo svago.

Una buona idea potrebbe essere quella di inaugurare una sorta di rito che ti aiuti a capire quando entrare in modalità lavoro e quando invece arriva il momento di staccare. Prima, ci pensava il tragitto casa-ufficio, ora invece può essere una passeggiata, attività sportiva, la musica o quello che più ti aiuta.

Non dimenticarti che la tua vita non si esaurisce al lavoro. Cerca sempre di ritagliarti dei momenti da dedicare alla tua famiglia, ai tuoi hobby e soprattutto al relax.

L'aiuto dell'attività sportiva

Anche uno stile di vita sano è molto importante per contrastare lo stress. Non sottovalutare la dieta ed evita di consumare solo cibi già pronti o junk food. Lo sport poi non dovrebbe mai mancare, come metodo per scaricare la tensione, liberare la mente e rilassare i muscoli che per tanto tempo sono rimasti nella stessa posizione.

Scegli quella che preferisci e che meglio si adatta alle tue esigenze, ma accertati di ritagliare almeno 30 minuti ogni giorno. L'ideale sarebbe farla all'aria aperta, che sia una camminata, un po' di stretching oppure dello yoga. C'è chi invece preferisce scaricare la tensione con un po' di kickboxing, per il quale è sufficiente procurarsi un sacco apposito, oppure chi vuole rassodare i muscoli in vista dell'estate. L'importante è che quello sia il tuo momento per prenderti cura di te e ascoltare il tuo corpo.