Sport e bullismo: vittime e bulli a lezione di arti marziali

Lo sport può essere un valido sostegno nel periodo della crescita, quando bambini e ragazzi hanno bisogno di figure di riferimento che li guidino nelle scelte. Nello specifico le regole insegnate nelle arti marziali, come il rispetto dell’avversario, ma anche l’autodifesa, possono aiutare sia le vittime sia i cosiddetti “bulli” a cambiare il modo di relazionarsi agli altri.
Gaia Cortese 26 Febbraio 2020

Aggressività, reazioni incontrollate, problemi di autostima, energie da canalizzare in qualche modo. Sempre più spesso tra bambini e adolescenti si è testimoni di evidenti difficoltà comportamentali. Problemi a relazionarsi con gli altri che denotano una chiara difficoltà a relazionarsi prima di tutto con se stessi.

Nel periodo dell’adolescenza è normale la ricerca della propria identità, è sempre accaduto, ma mai come in altri tempi, nella nostra epoca sembrano mancare delle valide figure di riferimento. Queste figure si possono trovare nell'ambito dello sport: istruttori e maestri, in molti casi, non si limitano a insegnare le basi di uno sport, ma si impegnano anche a comprendere l'aspetto emotivo dei propri atleti e ad offrirsi come sostegno qualora ce ne fosse bisogno.

Tutti gli sport, quelli di contatto come per esempio le arti marziali, non solo permettono di sfogare un'eventuale aggressività, ma consentono di vivere in un contesto sociale con regole e strutture condivise, alle quali, anche il ragazzino più ribelle, deve sottostare. È in questo modo che è facile che un bullo arrivi anche a cambiare il suo atteggiamento.

Abbiamo quindi incontrato Andrea Silenzi, istruttore e direttore Tecnico della a.s.d. Budokan Karate di San Mauro Pascoli e responsabile del corso bambini, per rivolgergli qualche domanda.

Qual è secondo te la principale causa del bullismo?

Secondo me è la mancanza di senso del rispetto in generale. Quello che serve ai bambini è lo spirito di squadra, trovare sostegno nel gruppo, fare esperienza di un modo di vivere completamente diverso da quello in cui, purtroppo, un bambino ha difficoltà ad approcciarsi agli altri.

È un fenomeno che è peggiorato nel tempo rispetto al passato?

Forse sì, perché sono venuti a mancare i tradizionali gruppi educativi, quelli sportivi, quelli legati alla parrocchia. In passato si è sempre fatto parte di qualche gruppo, mentre adesso bambini e ragazzi sono quasi esclusivamente in contatto attraverso i loro smartphone e, non di rado, si frequentano più sui social network che in palestra. Quello che era un modo sano di vivere, dal giocare in cortile al frequentare l'oratorio la domenica, si è quasi perso del tutto.

Così oggi è normale che i ragazzi abbiano più difficoltà a socializzare tra di loro e che si sfoghino, nel peggiore dei casi, nella maniera piu negativa, imponendosi sugli altri. Il gruppo sportivo è uno dei pochi gruppi sani, in cui poter imparare cose che a scuola è più difficile imparare. Oltretutto spesso gli sportivi  più giovani si trovano vicino ad altri atleti professionisti di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che fanno già gare importanti e sono veri e propri esempi da seguire, i loro superoi.

Qual è l’errore più frequente che viene fatto dai genitori?

Purtroppo sono i genitori a sbagliare spesso e volentieri. Lo vediamo soprattutto in occasione delle gare, dove è facile trovare il genitore che inveisce contro gli arbitri e di conseguenza ne sminuisce il ruolo. In questo modo, sia gli insegnanti nelle scuole sia gli allenatori in palestra, rischiano di perdere un po' di importanza agli occhi dei bambini. Un bambino dell'età di 8, 10 anni però non può fare scelte giuste se non è appoggiato da un adulto, per questo è fondamentale che abbia sempre una figura di riferimento.

Quando parli di arginare il bullismo con lo sport ti riferisci più al bullo o alla vittima?

Si lavora sempre su due fronti. Nel nostro caso, nel karate, la potenziale vittima durante l'allenamento viene spronata a confrontarsi, a tirare fuori il carattere; al contrario, l'allievo più esuberante, che potrebbe diventare un bullo, nel combattimento è costretto a limitarsi, a rispettare determinate regole, senza le quali tra l'altro, perderebbe anche la gara.

"Il karate è uno sport di cambattimento, ma prima di tutto c’è il rispetto dell’avversario".

Sicuramente nel karate l’educazione a rispettare gli altri è il primo principio che viene insegnato. Facciamo anche corsi di autodifesa rivolta alle donne, perché alla base di tutto c'è sempre l’educazione: come nel bullismo occorre lavorare sulla vittima, ma soprattutto sul bullo, anche nell'ambito delle violenza sulle donne bisognerebbe lavorare sul sesso opposto.

Perche le arti marziali sono indicate per quanto riguarda il bullismo?

In un corso di karate il rispetto delle regole è la base: si deve fare l’inchino prima di accedere al tatami per imparare il rispetto oppure aspettare il permessso del maestro prima di lasciare la palestra. Nel karate c'è tutto un rituale del rispetto delle regole che non può venire meno. Chi entra in una palestra  dove si pratica il karate sa che è un ambiente pulito. Oltretutto se c’è un bambino che non rispetta le regole nel karate, può anche diventare pericoloso, nel senso che potrebbe fare male ai compagni di squadra.