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5 Novembre 2020
10:00

Bisogna fermare la perdita di biodiversità per ridurre il rischio di nuove pandemie

Un rapporto dell’Ipbes segnala che in natura si “nascondono” fino a 850.000 virus potenzialmente attaccabili all’uomo. E difendere la biodiversità è necessario proprio per impedire che questi nuovi virus arrivino a noi.

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Bisogna fermare la perdita di biodiversità per ridurre il rischio di nuove pandemie
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La biodiversità è fondamentale e non solo per il Pianeta. Continuare a distruggerla, infatti, aumenterà il rischio di far diffondere nuovi virus al momento “nascosti” in mammiferi e uccelli, di cui decine di migliaia potrebbero infettare l’uomo. Si parla di una quantità di malattie potenzialmente infettive per l’uomo che va dalle 540.000 alle 850.000. Un bel numero, eh? E la probabilità di trovarsele davanti all’improvviso come è accaduto con il SARS-CoV-2 è sempre più alta. Almeno finché non smetteremo di difenderci, difendendo il Pianeta e i suoi ecosistemi.

A dirlo è un rapporto dell’Ipbes, la piattaforma intergovernativa su scienza, biodiversità ed ecosistemi, che grazie al contributo di 22 esperti del tema ha stimato che la costante perdita di biodiversità non farà che aumentare il contatto tra specie selvatiche, animali d’allevamento ed esseri umani innalzando in modo considerevole il rischio di diffusione di nuove epidemie o pandemie.

Se un discorso di questo tipo potrebbe non risultare appetibile agli occhi di chi ragiona esclusivamente in termini economici, sentite qua: sempre lo stesso rapporto sottolinea come il costo delle misure di prevenzione delle pandemie sia 100 volte inferiore rispetto al costo della risposta a esse, costo che per quanto riguarda il Covid si aggira fra gli 8.000 e i 16.000 miliardi di dollari a livello globale.

Come in tutte le cose, quindi, prevenire è molto, molto meglio che curare. Ma per prevenire è anche necessario mettere in campo misure drastiche e immediate senza aspettare che sia troppo tardi.

Basta deforestazione, basta depauperamento dei territori, sfruttamento dei suoli, distruzione della natura per fare profitto. Bisogna agire prima, prima che sia troppo tardi.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.