Come insegnare ai bambini a nuotare con un approccio positivo

Prima si impara a galleggiare, poi a respirare anche sott’acqua. I primi due stili insegnati dall’istruttore sono dorso e crawl, e solo successivamente si passa alla rana a e al delfino. Ma quello che è più importante per imparare a nuotare quando si è bambini, è un approccio ludico e positivo.
Gaia Cortese 6 agosto 2020

L'acqua fredda della piscina, la doccia obbligatoria prima di tuffarsi, gli esercizi da ripetere vasca dopo vasca. Imparare a nuotare non è una passeggiata e a molti bambini pesa parecchio. Quello che è vero è che chi impara a nuotare in tenera età, non dovrà portarsi avanti tutta la vita la paura di trovarsi al largo al mare o di temere di allontanarsi da bordo piscina. Vale quindi la pena impegnarsi almeno due o tre anni, frequentare un buon corso di nuoto e imparare a nuotare come si deve.

La Federazione Nuoto definisce alcuni livelli che identificano il raggiungimento di determinate capacità in acqua. Nello specifico, con i primi tre livelli, un bambino può dire di sapere nuotare "quanto basta".

L'ambientamento

Con il primo livello i bambini entrano in contatto per la prima volta con l'ambiente  della piscina. Inizialmente l'istruttore cerca di capire, attraverso una prima conoscenza, se c’è qualche bambino particolarmente timoroso di entrare in acqua, ma in poco tempo si arriva senza problemi all'ingresso in vasca. I bambini all'inizio restano seduti a bordo piscina ed è facile che venga chiesto loro di sbattere le gambe in acqua: gli schizzi generati rappresentano il primo approccio con l’acqua in un’atmosfera sufficientemente chiassosa tanto apprezzata dai bambini. Da qui segue la prima immersione in acqua, in modo graduale. È possibile che l'insegnante chieda ai bambini di spostarsi in acqua rimanendo aggrappati al bordo e poi di muovere le gambe a bicicletta per far percepire loro la spinta di sostentamento che possono generare gli arti inferiori.

In questa fase gli istruttori di nuoto usano vari attrezzi per aiutare il galleggiamento, dalla tavoletta al noodle in schiuma, un modo per dare sicurezza ai bambini e per stimolarli attraverso esercizi e giochi coinvolgenti.

L’immersione del viso in acqua è preceduta da una serie di tappe di avvicinamento, come il lavaggio della testa da parte dell’istruttore, la guerra degli spruzzi, l’immersione della sola bocca (chiusa o aperta, con o senza soffiare), l’immersione del naso o l’immersione di tutto il capo. La lezione si svolge in un clima il più possibile ludico e positivo, dove la fantasia e la pazienza dell’istruttore sono gli strumenti che permettono al bambino di superare le sue ansie e le sue difficoltà.

Già dalla prima lezione, possono essere indicati i primi rudimenti per la corretta respirazione in acqua, in quanto il giusto apprendimento della tecnica e del ritmo respiratorio è una delle maggiori difficoltà nell’insegnamento del nuoto e può condizionare moltissimo l’apprendimento nei livelli successivi.

Il galleggiamento

Nel secondo livello, il bambino impara a galleggiare. L'obiettivo è percepire la sensazione di galleggiamento sia in posizione supina che prona, e soprattutto assumere in poco tempo un atteggiamento rilassato. Per raggiungere questo scopo, il bambino viene invitato a scivolare sul dorso e sul petto, spingendosi autonomamente dal bordo piscina. Altro obiettivo è far sì che la respirazione in acqua sia il più naturale possibile.

Il controllo della respirazione si ottiene anche insegnando a fare brevi tratti in apnea, cercando di stimolare la naturale curiosità dei bambini attraverso la proposta di svariati giochi, che portino i bambini ad abituarsi anche ad aprire gli occhi sott’acqua e ad avere un atteggiamento rilassato durante l'immersione.

In questa fase viene impostato lo stile del dorso. L'istruttore insegna ad eseguire la battuta di gambe dorso sia con le mani lungo i fianchi sia con le braccia alte, così come la battuta a crawl con l'utilizzo della tavoletta e la respirazione frontale o laterale. Successivamente, quando la gambata e la posizione del corpo iniziano ad essere stabili, l'istruttore inizia a impostare la bracciata nel dorso.

Ovviamente, i rudimenti del crawl possono essere insegnati solo dopo che il bambino ha appreso il galleggiamento e lo scivolamento, a spingersi autonomamente dal bordo e a respirare in modo corretto.

A questo punto i bambini imparano anche a tuffarsi, o meglio, a impostare la tecnica: viene loro insegnato a sbilanciarsi un poco prima di spingersi dal bordo, a sedersi sul blocco di partenza o in ginocchio sul bordo per chiedergli poi di tuffarsi in acqua attraverso la proposta di alcuni giochi.

Dorso e crawl: le due nuotate base

In quello che viene definito il terzo livello si perfezionano le due nuotate di base, dorso e crawl, e si impostano le due nuotate simmetriche rana e delfino. L'obiettivo è quello di migliorare l’azione delle braccia per le nuotate dorso e crawl, chiedendo al bambino di usarli come i remi di una barca. L’attenzione punta alla resistenza che l’acqua oppone alla spinta delle braccia verso dietro, e al bambino viene chiesto di aggrapparsi all’acqua e di spingerla verso i piedi.

Mentre in vasca vengono proposti diversi esercizi per migliorare il ritmo respiratorio, si inizia a impostare anche la nuotata a rana, non solo concentrandosi sul "piede a martello", ma soprattutto sui movimenti circolari tipici di questo stile di nuoto, che per gli esseri terrestri non sono molto naturali.