Cosa sono i 5 riti tibetani, l’elisir dell’eterna giovinezza

Sono cinque esercizi yoga considerati l’elisir dell’eterna giovinezza. Vanno praticati ogni mattina, preferibilmente a digiuno, e ogni rito deve essere ripetuto 21 volte. I benefici dei 5 riti tibetani sono evidenti già dopo uno, due mesi di pratica.
Gaia Cortese 4 novembre 2019

Se i protagonisti del film Cocoon ritrovavano l’energia di una giovinezza ormai perduta, facendo il bagno nella piscina di un vicino di casa, tu potresti ottenere gli stessi risultati praticando con costanza i 5 riti tibetani, vale a dire un gruppo di esercizi yoga che non solo migliorano la flessibilità del corpo, ma apportano anche notevoli benefici sul piano mentale. Non per altro sono considerati un vero e proprio elisir di eterna giovinezza. Se vuoi conoscerli più da vicino puoi farlo durante la Holis Week in programma a Milano dal 4 al 10 novembre, in uno dei centri aderenti all'iniziativa.

I 5 riti tibetani hanno un’origine molto antica: sembra che venissero praticati da alcuni monaci tibetani che vivevano in un monastero abbastanza isolato dal resto della comunità e che godevano tutti di un ottimo aspetto, in termini per l'appunto di giovinezza.

Utili per armonizzare i 7 chakra e per ricaricarsi di energia, questi 5 esercizi permettono di rinforzare tutta la muscolatura e di rinvigorire così tutto il corpo. Per vederne i benefici occorre eseguirli almeno per 21 volte. Se sei un principiante puoi iniziare gradualmente con 7 ripetizioni di ciascuno esercizio nella prima settimana, 14 ripetizioni nella seconda arrivando nella terza settimana alle 21 ripetizioni suggerite.

Primo rito tibetano

Mettiti in piedi con le gambe leggermente divaricate. Solleva le braccia all’altezza delle spalle, tenendole parallele al pavimento e rivolgi i palmi verso il basso. Mantenendo questa posizione, fissa un punto fermo di fronte a te e inizia a ruotare in senso orario. I tuoi piedi dovranno essere saldamenti fissati alla superficie del tuo tappetino yoga. Inizia muovendoti lentamente di un quarto di cerchio alla volta, sempre ruotando in senso orario. Se dovessi avvertire vertigini o una sensazione di capogiro, fermati nell'esecuzione del rito.

Respirazione: la respirazione è normale.

Secondo rito tibetano

Distenditi sulla schiena sul tuo tappetino e mantieni le braccia lungo i fianchi. Poggia le mani al pavimento, mantenendo le dita unite, e solleva la testa da terra portandola verso il petto. Le spalle si sollevano leggermente, non le scapole. Solleva quindi anche le gambe verticalmente, tenendo i piedi a martello: dovrai formare un angolo retto rispetto al suolo.

Respirazione: inspira mentre porti il mento verso il petto e le gambe in aria ed espira mentre torni alla posizione iniziale.

Terzo rito tibetano

Inizia il terzo rito tibetano mettendoti in ginocchio, con la parte anteriore dei piedi puntata a terra, il busto eretto e il bacino in linea con le ginocchia. Mani sui glutei e gomiti all’indietro. Espira e porta la testa in avanti. Inspira e portala, invece, all’indietro con le spalle, mantenendo però il corpo ben eretto. Inarcherai la parte superiore del busto, contrarrai i muscoli e guadagnerai flessibilità nella spina dorsale.

Respirazione: inspira quando inarchi all'indietro la schiena ed espira quando torni con il mento verso il petto.

Quarto rito tibetano

Siediti con le gambe distese in avanti, leggermente divaricate, e mantieni il busto ad angolo retto rispetto alle gambe. Le punte dei piedi guardano il soffitto e le braccia si trovano lungo i fianchi, con i palmi appoggiati sul tappetino. Entrando in movimento, inspira, premi mani e talloni a terra e alza il bacino per formare una sorta di ponte. Mantieni le braccia tese e i glutei contratti. Fletti la testa indietro ed espirando torna alla posizione di partenza.

Respirazione: inspira nel momento in cui fai il ponte, espira mentre torni nella posizione iniziale.

Quinto rito tibetano

Ti trovi in quadrupedia, con le mani in avanti rispetto alle spalle. Espira e sollevati, assumendo la posizione di una V rovesciata, cercando con lo sguardo l'ombelico. Mantieni le piante dei piedi e i palmi delle mani ben saldi a terra, mentre braccia e gambe devono essere tese. Inspira e abbassa il bacino senza toccare terra, espira e sollevalo di nuovo.

Respirazione: inspira mentre passi dalla posizione del cane che guarda all’insù a quella del cane che guarda verso il basso, espira quando torni nella posizione del cane con la testa in su.

Il parere dell'esperto

Abbiamo sentito sull'argomento il parere di Sergio Santini, praticante ed esperto di 5 riti tibetani presso il Centro del Benessere di via Pacini a Milano: "La storia intorno ai 5 riti tibetani è quella di un colonnello inglese che trovandosi in India dopo la seconda guerra mondiale, incontra dei monaci che praticano questi riti. Non ci sono testimoni che possono assicurarci la veridicità di questa storia, ma sembra che il colonnello inglese impari i 5 riti, ne scriva un libro e che gli esercizi si diffondano anche fuori dal Tibet. Quello che è abbastanza sicuro è che questi monaci promuovevano uno stile di vita volto al benessere, considerato che vivevano ad un’altitudine che richiedeva una certa energia: si cibavano in maniera particolare, perché mangiavano un cibo alla volta, senza mischiare mai le varietà alimentari, in modo da facilitare il processo digestivo.

Personalmente pratico i 5 riti tibetani da diversi anni. Mi fa piacere avere un po’ di energia in più e devo dire che hanno un senso. Ogni persona deve adattarli a se stesso perché molto dipende dall’esperienza che uno ha alle spalle, magari in altre arti marziali; oppure va considerato se qualcuno ha qualche acciacco: ci sono modalità per praticare più facilmente e per imparare poi a farlo come insegnano le regole. Consiglierei a chi non ha una preparazione fisica adeguata di approcciarsi ai 5 riti tibetani con la guida di una persona esperta, ma se si ha già esperienza dello yoga, per esempio, non ci sono problemi.

I benefici sono evidenti già dopo uno, due mesi di pratica. Si inizia con 3 o con 5 ripetizioni per ogni esercizio, che vanno fatte lentamente seguendo la respirazione, con calma e con concentrazione. A poco a poco si arriva poi alle 21 ripetizioni previste.

Se i 5 riti tibetani sono paragonati all’elisir dell’eterna giovinezza è perché i benefici si notano soprattutto superati i 50 anni, quando l’energia non è quella dei 20! Non esistono controindicazioni. Gli esercizi sono molto lenti e non ci possono essere traumi. È importante prendersi il tempo necessario per capire e per sentire il proprio corpo, perché siamo abituati a fare le cose troppo velocemente. Non c’è miglior maestro che il proprio corpo. Oltre ai benefici a livello fisico (c'è un aumento della forza muscolare), ci sono anche degli effetti a livello psicologico. Non solo ci si concentra meglio, ma c’è anche chi, per esempio, non ha un buon rapporto con se stesso e magari con la pratica dei 5 tibetani, emergono delle cose che erano in qualche modo sommerse".