Cos’è il sup yoga? Un viaggio per connettersi con la natura (in mezzo al mare)

Un evento dedicato allo Yoga come lo Yamm Silencio (a Milano Marittima il 29 e il 30 agosto) è l’occasione per sapere di più dello sup yoga e per conoscere una donna (l’istruttrice di yoga) che vede questa pratica di meditazione come una connessione con la natura e con tutto quello che ci sta intorno. Intervista a Camilla Grassi, istruttrice di sup yoga.
Gaia Cortese 1 luglio 2020

Quando si parla di pratica dello yoga, se ne sentono e vedono un po' di tutti i colori. Sembra che la pratica tradizionale non sia più abbastanza è che si debbano a tutti i costi aggiungere delle varianti, dallo yoga praticato in una sporta di sauna alla temperatura di 40°C a quello fatto bevendo birra artigianale. Tant'è che vedere dei praticanti di yoga impegnati con un asana su una tavola da surf potrebbe destare qualche dubbio. Volendo capirne qualcosa in più, ho fatto qualche domanda a Camilla Grassi, istruttrice di sup yoga, che a fine estate parteciperà all'evento Yamm Silencio a Milano Marittina, proprio per far conoscere a più persone possibili questa singolare pratica meditativa.

Cos’è il sup yoga?

Si tratta di uno yoga fatto sulla tavola da surf. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare è più semplice di quello praticato a terra, perché sulle tavole da surf l’obiettivo, oltre a quello di connettersi con il mare, è quello di attivare la propriocezione, ossia quella capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, senza il supporto della vista. Con il sup yoga si allena la micro muscolatura interna, che è quella che sorregge lo scheletro e che dà la corretta postura alle persone, una muscolatura fondamentale per stare bene nel quotidiano.

Il sup yoga non è tuttavia l'unica attività che fa questo lavoro; tanti fisioterapisti per esempio, usano degli attrezzi tipo le balance board, con la stessa finalità: a noi non serve perché siamo già sull’acqua impegnati a cercare di trovare l’equilibrio.

Dove si pratica?

Ovunque ci sia dell'acqua: al mare, al lago e anche in piscina. In questo ultimo caso solitamente non si pratica sulle tavole da surf ma su dei materassini, l’unica pecca è che non si va in mezzo alla natura, ma a livello fisico fa sicuramente bene, ed è utile per avvicinarsi a questa tipologia di yoga. Siamo ormai disabituati a vivere la natura, e non capita di rado che molte persone, che magari vivono in località di montagna o che non sanno nuotare, all’inizio siano piuttosto reticenti a buttarsi in acqua con la tavola. Ecco quindi che fare pratica in piscina è l'ideale per fare poi un'esperienza in mare.

Dove è nato lo sup yoga e dove si è diffuso maggiormente?

È un po’ come chiedere se sia comparso prima l’uovo o la gallina. Potrei risponderti elencando luoghi come le Hawaii, la California o l'Australia, ma lo sup yoga nasce un po’ ovunque dove ci sia a disposizione il mare o l'oceano. In Italia, il sup yoga si pratica dove c’è uno specchio d’acqua, per quanto sia una cosa abbastanza nuova per gli italiani. In Romagna, siamo già un discreto numero di istruttori, ma ce ne sono altri in Toscana, in Sardegna e nei pressi di Roma. Ed è gia tanto, perche stiamo comunque parlando di surf…

Quali sono i benefici che apporta questa pratica?

A livello fisico l'attivazione della propriocezione, a livello mentale la possibilità di riuscire ad estraniarsi. Con il sup yoga puoi prendere la tua tavola, allontanarti dalla folla in spiaggia e poi andare in mare aperto a cercare il silenzio e la calma per connetterti con il tuo sé interiore. È un po‘ un viaggio, una forma di relax che ha qualcosa in più rispetto allo yoga. E oltretutto, con l’attuale bisogno della Social Distance, è davvero perfetto.

È una sorta di meditazione?

Assolutamente sì. Ogni volta che si pratica uno sport con una considerevole concentrazione, già sei in meditazione. Estraniarsi dalle domande del tipo “Cosa faccio da mangiare? Dove sarà mia figlia?”, per dedicarti al feeling con quello che hai intorno, che per dirti  potrebbe essere anche ricamare, quella li è meditazione.

Quello che differenzia lo sup yoga da quello tradizionale, a parte il fatto che lo sup yoga ti porta fuori in mare, è che non c’è più quella introspezione che caratterizza normalmente lo yoga, ma c’è una connessione con l’esterno: innanzitutto con il mare, perché devi essere il relazione con il mare, non avere paura dell’acqua, trovare l'equilibrio sulla tavola e conoscere le correnti. Tutto questo ti porta per forza a connetterti con quello che c’è fuori. C’è sempre questa cosa di guardarsi dentro, ma non c'è lo stesso interesse nel guardare fuori, quando invece è fondamentale. Abbiamo bisogno di capire da cosa siamo circondati.

Ma tu come hai iniziato?

Io ho scoperto il suo yoga all'età di 13 anni mentre ero alle Hawaii e dove poi mi sono fermata per l'intero inverno. L’ho scoperto, l'ho praticato alle Hawaii e in Costarica, e infine l’ho portato in Italia. I primi anni lo facevo da sola perché non pensavo che questa cosa potesse piacere e invece molte persone hanno iniziato a mostre interesse a e chiedermi di insegnarglielo. Così mi sono procurata tutti i brevetti necessari, da quello di salvataggio a quello rilasciato dalla Federazione Italiana Fitness, che include anche l'insegnamento dello yoga. Perché è fondamentale sapere cosa stai facendo in mare, soprattutto quando porti con te altre persone.