Gli ecovillaggi: per immaginare un’altra vita

Inizia con questo articolo un viaggio nel mondo degli ecovillaggi, per capire cosa sono, chi li abita e quali sono i vantaggi di scegliere di vivere sostenibile in un luogo lontano dalla città.
Rubrica a cura di Sara Del Dot
8 settembre 2020

C’è il caos, c’è lo smog, c’è la frenesia della vita quotidiana. Ci sono gli orari d’ufficio, le scadenze lavorative, i mezzi pubblici. Ci sono le bollette da pagare, la spesa da fare, il cibo da scongelare, persone da accontentare. Cose da compare, da buttare, da cercare.

Per chi vive in una grande città, la vita quotidiana è così. Un concatenarsi di azioni e abitudini, di oneri e doveri. La necessità di fare, muoversi, sapere, conoscere, controllare. Non si può certo dire che sia una vita sostenibile, rilassante. Non a caso, soprattutto dopo questo periodo così particolare in cui ci siamo ritrovati chiusi in casa, sono molte le persone che hanno iniziato a riflettere sulla possibilità di cambiare completamente modo di vivere la propria giornata e anche abitare gli spazi. Una vita che sia più tranquilla, lenta, che rispetti i tempi di tutto e tutti e che non viva di scadenze e individualismo nocivo.

A un primo pensiero può apparire come una totale utopia. Tornare a vivere nella natura, seguendo i ritmi del corpo e della mente, condividere, aiutarsi, auto-produrre il proprio cibo. Eppure al mondo c’è chi lo ha fatto e continua a farlo. Sono le persone che hanno scelto di trasferirsi in un ecovillaggio, detto anche "comunità autosufficiente".

Una vita completamente diversa da quella cui siamo abituati. E non soltanto per quanto riguarda spazi e alimentazione. Una vita diversa per filosofia, per impostazione, per struttura socio-economica, che viene ripensata in un’ottica di condivisione che punta, appunto, all’autosufficienza.

Forse non ti è ancora capitato di vederne qualcuno, ma oggi in Italia esistono decine di ecovillaggi, abitati per tutto l’anno o anche solo temporaneamente. Alcuni hanno una storia pluriennale, altri invece sono nati recentemente anche sull’onda dello spopolamento dei borghi a cui il nostro Paese sta progressivamente assistendo. Così, ci sono piccole comunità di giovani che passano mesi a costruire, creare, rivitalizzare spazi lasciati in balia dell’abbandono, restituendo valore a questi luoghi e all’ambiente in cui si trovano inseriti.

Ma quindi, cosa sono questi ecovillaggi e come funzionano? Come si fa ad accedervi e in che modo vivono i loro abitanti? È proprio quello che cercherò di raccontare in questa rubrica, a cominciare da una delle espressioni che li definiscono, quale “Comunità intenzionale ecosostenibile”.

Si tratta di una definizione molto importante, dal momento che sono proprio l’intenzione, la volontà il motore principale di chi va a vivere in questi luoghi. Si tratta infatti esclusivamente di una questione di scelta personale, una scelta che implica lo spostarsi a vivere in un determinato luogo, solitamente isolato, impostando la loro vita e quindi la loro quotidianità in un’ottica di volontà, comunità ed ecosostenibilità, puntando al raggiungimento dell’obiettivo “impatto zero”.

Un mondo utopico, insomma. Ma decisamente non per tutti.

Un po’ di storia

La prima volta che il termine “ecovillaggio” viene utilizzato è stata nel 1991, quando venne citato nel libro “Eco-villages and Sustainable Communities” di Robert e Diane Gilman. Tuttavia esistevano testimonianze della loro esistenza ancora negli anni ’60, quando alcune persone si riunivano per vivere in modo diverso, creando comunità sociali diverse dalla vita che si stava venendo a creare con il boom economico.

A partire dagli anni Novanta, poi, il concetto iniziò a svilupparsi sempre di più, tanto da portare alla creazione, nel 1995, del GEN, Global Ecovillage Network, la prima rete ufficiale di ecovillaggi nel mondo. Oggi il primato di questi spazi è detenuto dall’America, in cui ne sono registrati circa 2.000 (90% dei quali negli Stati Uniti), per una popolazione complessiva di circa 10.000 abitanti. I numeri sono in costante crescita e le ragioni non sono difficili da capire. Gli ecovillaggi infatti rappresentano l’alternativa sempre più agognata alla vita frenetica e iper-veloce improntata sul capitalismo sfrenato e la monetizzazione del tempo che presto potremmo non essere più in grado di sopportare come dovremmo, o meglio, come ci viene imposto.

Per raccontare la realtà degli ecovillaggi inizierò offrendo alcune parole chiave, che possono essere riassunte nei principi fondamentali su cui queste realtà aggregative si fondano. Sono concetti semplici, quasi arcaici, talmente logici da essere ormai per noi solo un ricordo lontano, un ricordo che varrebbe la pena rispolverare.

Condivisione

Gli ecovillaggi sono delle vere e proprie comunità dove le persone vivono in un’ottica di solidarietà, mutuo aiuto e soprattutto condivisione. La gestione della “società” di un ecovillaggio è infatti affidata ai suoi stessi abitanti, che costruiscono le abitazioni, coltivano il cibo, procurano energia e offrono servizi. In sostanza, chi abita gli spazi è anche chi se ne prende cura. Niente deleghe, un abitare in prima persona, in tutto e per tutto.

Edilizia e natura

In un ecovillaggio le abitazioni si integrano perfettamente con il territorio circostante, senza interferire in alcun modo con l’ambiente. Questo avviene con i materiali utilizzati e con l’uso del suolo, ma anche con le modalità di abitazione e costruzione, che devono tenere conto delle esigenze di sostenibilità della comunità.

Fonti rinnovabili

Puntando a una vita “a impatto zero”, naturalmente anche la raccolta dell’energia deve essere rispettosa dell’ambiente. Così, gran parte degli ecovillaggi punta all’utilizzo delle energie rinnovabili, come ad esempio i pannelli fotovoltaici.

Alimentazione sostenibile

Gli abitanti degli ecovillaggi si riappropriano completamente della propria alimentazione, in un’ottica di totale auto-produzione. Negli ecovillaggi, infatti, ci sono orti, allevamenti e si impiega l’agricoltura biologica e sostenibile, rispettosa dei ritmi della natura e della salute dei territori e delle persone.

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Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco altro…