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23 Giugno 2020
16:30

Il cambiamento climatico è qui e ora: raggiunti 38 gradi al circolo polare artico

Nella giornata di sabato 20 giugno in Siberia è stata registrata una temperatura di 38 gradi centigradi. Per dare un'idea dell'anomalia, considera che le massime medie della regione in questo periodo sono di una ventina di gradi in meno. Tra le conseguenze del caldo record ci sono l'aumento degli incendi e lo scioglimento del permafrost.

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Il cambiamento climatico è qui e ora: raggiunti 38 gradi al circolo polare artico
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Quante volte ti abbiamo detto che il riscaldamento globale sta accelerando, e che se non riduciamo subito le nostre emissioni di gas serra rischiamo di andare incontro a una catastrofe? Ecco, a riprova di tutto ciò, è davvero inquietante la notizia che arriva dalla Siberia: sabato 20 giugno nella cittadina di Verkhoiansk, sulla linea del circolo polare artico il termometro ha toccato i 38 gradi Celsius, stando alle rilevazioni fornite dal servizio meteo russo Pagoda i Klimat.

Si può parlare davvero di caldo record per la regione siberiana, dal momento che le massime in questo periodo mediamente si aggirano intorno ai 20 gradi. In più, è stato superato il record precedente, che risaliva al giugno del 1915, quando a Fort Yukon, in Alaska, si registrarono 37,8 gradi.

Lo scorso inverno è stato per la Russia il più caldo degli ultimi 130 anni e la Siberia in queste ultime settimane è stata investita da un'ondata di calore che ha portato a un drammatico incremento degli incendi. Quello che preoccupa di più è però lo scioglimento del permafrost, fenomeno che si ipotizza possa essere tra le cause che hanno provocato l'incidente della centrale termoelettrica di Norilsk, con la fuoriuscita di oltre 20 mila tonnellate di gasolio. Insomma, temperature così elevate in Siberia non possono essere che un enorme campanello d'allarme per l'intero pianeta: la crisi climatica va affrontata adesso.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.