L’allarme della OMM: gli ultimi 8 anni sono stati i più caldi mai registrati e il domino climatico non accenna a frenare, anzi

Presentato durante l’apertura della Cop27 di Sharm el-Sheikh, il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale sullo Stato del clima globale nel 2022 fotografa una situazione allarmante: gli ultimi 8 anni sono sulla buona strada per diventare i più caldi di sempre e le conseguenze dell’aumento delle temperature, dallo scioglimenti dei ghiacci fino a siccità e alluvioni, sta mettendo in ginocchio sempre più paesi del mondo.
Kevin Ben Alì Zinati 8 Novembre 2022

Caldissimi. Anzi: i più caldi mai registrati fino ad oggi. È la funesta etichetta che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale è pronta ad appicciare sugli ultimi 8 anni che abbiamo appena vissuto.

Anni in cui la temperatura media ha continuato a salire, arrivando nel 2022 addirittura a +1,15°C sopra i livelli pre-industriali, quell’arco temporale che va dal 1850 al 1900. Un decennio scarso che ha innescato un domino climatico devastante su tutti i componenti del nostro Pianeta: il mare, i ghiacci, le foreste, i fiumi, gli animali, l’uomo.

Secondo il rapporto sullo Stato del clima globale nel 2022 della Wmo, presentato durante l'apertura della Cop27 di Sharm el-Sheikh, in Egitto, le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera (dall’anidride carbonica al metano fino al diossido di azoto) hanno raggiunto livelli record nel 2021 e sono sulla buona strada per superarli già entro la fine di quest’anno.

La consecutio è purtroppo facile da immaginare. Il caldo aumenta e fa sciogliere ghiacciai e calotte polari che riversandosi nei mare e negli oceani ne innalza il livello delle acque fino a mettere sotto scacco stati insulari e coste.

Le temperature roventi scaldano i mari, minacciano pesci e la biodiversità marina, fomentano la desertificazione, minacciando la biodiversità terrestre.

A ciò, si aggiungono gli eventi meteorologici estremi come la siccità o il suo opposto, responsabili di conseguenze fatali per migliaia di persone sparse nel mondo che, colpite da fame, miseria e malattie, riempiono di anno in anno il registro delle vittime del cambiamento climatico.

Il grande caldo

Secondo il report della World Meteorological Organization, il termometro del mondo tra il 2015 e il 2022 è stato testimone degli anni più caldi mai registrati fino ad oggi.

Quest’anno, come sicuramente ti ricordai, gran parte dell’emisfero settentrionale è stata sommersa da ondate di calde estremo e lunghi periodi di siccità.

In Europa le temperature iper roventi sono state una vera e propria piaga. Pensa solo all’Italia: milioni di persone costrette in casa attaccate ai condizionatori, black-out continui per sovraccarichi di energia: ricordi Milano?

Il Regno Unito, come ha ricordato la Wmo, lo scorso 19 luglio ha registrato il proprio record nazionale con una temperatura superiore ai 40°C e anche la Cina è rimasta vittima del caldo anomalo, colpita dalla più estesa ondata di calore da quando ci sono rilevazioni.

I ghiacci

Diretta conseguenza del grande caldo: lo scioglimento dei ghiacciai.

Ancora una volta, il 2022 ha fatto segnare altri record negativi. Negli ultimi 12 mesi, infatti, l’estensione dei ghiacci dell’Artico è stata sotto la media del periodo 1981-2010 mentre i ghiacciai alpini si sono sciolti così tanto che hanno superato il disastro del 2003, con perdite di spessore dai 3 ai 4 metri.

Anche in Svizzera è andata malissimo. Abbiamo perduto il il 6% del volume dei ghiacciai: tra il 2001 e il 2022 è diminuito da 77 km3 a 49 km3, con un calo di oltre un terzo. Per la prima volta nella storia, poi, non è sopravvissuta alcuna neve alla stagione estiva, nemmeno nei punti di misurazione più alti.

I mari e gli oceani

Sgretolandosi, sciogliendosi e riversandosi nei mari, l’acqua dei ghiacci ne ha aumentato notevolmente i livelli medi.

Dai dati forniti dalla Wmo, dal 1993 al 2022, le acque degli oceani e dei mari si sarebbero innalzate di circa 3,4 millimetri all’anno, e questo tasso di aumento sarebbe raddoppiato dal 1993 ad oggi. Ma in due anni e mezzo, da gennaio 2020 all'agosto 2022, il livello medio dei mari sarebbe salito addirittura di 10 millimetri: il 10% dell'innalzamento complessivo negli ultimi 30 anni.

Inoltre, più del 50% della superficie oceanica ha subito almeno un’ondata di caldo marino nel 2022 ma solo il 22% avrebbe “goduto” di un’ondata di freddo marino. Un “brodo” che rischia di sovvertire gli ecosistemi dei mari in modo irreversibile.

Gli eventi estremi

I danni dovuti all’alterazione del clima si concretizzano anche sotto forma di eventi estremi devastanti e catastrofici.

Pensa per esempio alla siccità. Nel 2022 le piogge in Africa orientale sono rimaste sotto la media per quattro stagioni consecutive, il periodo più lungo in 40 anni, gettando 19 milioni di persone in una crisi alimentare fatale e a livelli di insicurezza alimentare acuta.

Ne abbiamo accusato le conseguenze anche in Italia. La mancanza di acqua ha provocato centinaia di morti e disastri ambientali inimmaginabili. Il fiume Po in secca è stato un colpo all’occhio e al cuore, oltre che all’economia. Ma a livelli critici sono arrivati poi anche altri corsi d’acqua europei, come il Reno, la Loira e il Danubio.

Troppe poche piogge ma spesso anche troppe: le gigantesche alluvioni legate ai cambiamenti climatici hanno ucciso 1.700 persone in Pakistan e hanno provocato quasi 8 milioni di sfollati, rimasti senza case o villaggi.

Le parole

Commentando i dati del rapporto, il segretario generale della Wmo Petteri Taalas ha tristemente ammesso che sarebbe ormai “troppo tardi”.

Troppo tardi per molti ghiacciai: lo scioglimento continuerà per centinaia se non migliaia di anni compromettendo esponenzialmente la sicurezza idrica e portando i livelli di mari e oceani a livelli ingestibili per molti milioni di abitanti delle coste e stati insulari.

Da qui, come hai visto prima, parte poi il devastante domino climatico.

Riflettendo sul Pakistan o l’Africa Orientale, dal palco della Cop27 Taalas ha poi puntato l’attenzione sulla necessità di maggiore giustizia climatica: “Troppo spesso, sono i meno responsabili del cambiamento climatico a soffrire di più. Ma anche le società ben preparate quest'anno sono state devastate dagli estremi, come si è visto dalle lunghe ondate di caldo e dalla siccità in gran parte dell'Europa e della Cina meridionale”.

Taalas ha cristallizzato alla perfezione il cortocircuito del mondo: Maggiore è il riscaldamento, peggiori gli impatti. Abbiamo livelli così elevati di anidride carbonica nell'atmosfera ora che il livello più basso di 1,5°C dell'accordo di Parigi è a malapena a portata di mano”.

Quindi, che fare? Dalla Cop27 urge una risposta concreta: fatti e non parole.