Le foreste italiane crescono e si spostano, cercando di adattarsi alle nuove minacce come i cambiamenti climatici

Secondo i dati dell’ultima mappatura nazionale pubblicata nel Global Forest Resources Assestment della Fao 2020, nonostante tutto il patrimonio forestale italiano sta crescendo. A questo però deve accompagnarsi una corretta gestione ambientale e un aiuto nella lotta ai cambiamenti climatici.
Sara Del Dot 10 agosto 2020

La tempesta Vaia, gli incendi in Amazzonia, Australia e Siberia, la deforestazione dovuta alle monocolture e al commercio illegale del legname. Delle foreste e degli alberi parliamo soltanto quando si trovano in serio pericolo. Oggi, però, ti voglio raccontare come negli ultimi anni, in Italia, stiano crescendo appropriandosi lentamente degli spazi che noi lasciamo vuoti con i nostri cambi di abitudini, e anche di come cambiano e si spostano per affrontare nel modo migliore possibile i cambiamenti climatici e le azioni dell’uomo sul Pianeta.

Se vivi in città sicuramente non sei abituato a vederle e ti sembra impossibile anche solo pensarci, ma foreste coprono circa un terzo della superficie mondiale, per un totale di 4,06 miliardi di ettari. Più della metà di tutte queste foreste, ovvero circa il 54%, si trovano in soli cinque paesi quali Russia, Stati Uniti, Cina, Brasile e Canada. Naturalmente non tutte le foreste sono uguali e non tutte crescono in luoghi con le stesse caratteristiche climatiche.

In Italia, ad esempio, la maggior parte (68%) delle foreste sono subtropicali, ovvero presentano soprattutto alberi come querce e pini, ma una consistente parte riguarda anche le foreste temperate (32%). Da noi, è il faggio la specie più comune, seguito dalle querce e dall’abete rosso.

E sebbene gli alberi attorno a noi non ci sembrino mai abbastanza, pare che il nostro patrimonio forestale non stia scomparendo (anche se la perdita di questi spazi si registra ogni anno in milioni di ettari), ma tenda ad espandersi, appropriandosi di terreni agricoli abbandonati e spazi di montagna lasciati vuoti. Lo rivela l’ultima mappatura nazionale, pubblicata nel Global Forest Resources Assestment della Fao 2020, una revisione effettuata ogni cinque anni per valutare lo stato delle foreste di tutto il mondo.

Secondo l’analisi delle foreste italiane, condotta da Istat, Crea, Carabinieri forestali e Sisef, coordinata dalla Direzione generale Foreste del Ministero delle politiche agricole, negli ultimi cinque anni il nostro patrimonio forestale non ha fatto che ampliarsi sempre di più, nonostante le vicissitudini che si è trovato ad affrontare. Infatti si è registrata una crescita di 255mila ettari, l’equivalente in spazio dell’intera provincia di Pesaro e Urbino. Un bel numero, considerato il fatto che complessivamente gli alberi ricoprono oggi 11,4 milioni di ettari, di cui 9,4 milioni sono foreste e 1,8 aree boscate di altro genere. Ma anche i cambiamenti sono in corso. Per sottrarsi alle alte temperature e ai cambiamenti climatici in generale, sembra che le foreste italiane si stiano ritirando verso le zone più alte, per proteggersi.

Certo, la deforestazione mondiale è ancora un enorme problema che affligge l’intero Pianeta, tuttavia sembra che il ritmo della perdita stia lentamente rallentando. Negli ultimi cinque anni, infatti, abbiamo perso 10 milioni di ettari, rispetto ai 12 milioni del quinquennio 2010-2015. I principali nemici delle foreste del mondo sono gli incendi, ma anche malattie e parassiti oltre a, naturalmente la mano dell’uomo.

Ovviamente, per difenderle ulteriormente è necessario introdurre programmi di gestione e conservazione, che consentano sia di salvaguardare le foreste sia di proteggere tutto il resto delle dinamiche ambientali ad esse collegate. Sempre secondo il rapporto Fao, infatti è in crescita la quantità di foreste designate per proteggere il suolo e le risorse idriche e solo il 10% delle foreste del mondo hanno il compito di conservare la biodiversità, un numero che sta scendendo.

Insomma, pare che il patrimonio forestale italiano, così come quello dell’intero pianeta, debba continuare a essere protetto e seguito, incentivato nella crescita e gestito in modo tale da consentire la prosecuzione della vita che porta con sé.