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23 Agosto 2019
11:00

Le giraffe Masai rischiano l’estinzione: bracconaggio e antiche tradizioni le stanno uccidendo

In natura ne sono rimasti soltanto 35.000 esemplari e negli ultimi 30 anni la loro popolazione è diminuita del 50%. A causa delle guerre civili, del progressivo sfruttamento dei suoli e del bracconaggio sfrenato, è probabile che tra qualche anno potremo vedere le giraffe Masai soltanto in fotografia.

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Le giraffe Masai rischiano l’estinzione: bracconaggio e antiche tradizioni le stanno uccidendo
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Le hanno definite la “megafauna dimenticata”. Le giraffe, gli animali più alti del mondo, sono in costante pericolo di vita ma a nessuno sembra interessare. In particolare, la sottospecie Masai, quella forse maggiormente rappresentativa dell’animale africano, oggi risulta a serio rischio estinzione. A dare la notizia è l’International Union for Conservation of Nature, che rappresenta l’autorità globale per quanto riguarda lo stato di conservazione della flora e della fauna selvatica.

La Masai è una delle nove sottospecie di giraffa esistenti ed è diffusa principalmente in Kenya e Tanzania, luoghi in cui la caccia di questi esemplari è vietata, ma in cui vige il bracconaggio sfrenato a causa della richiesta sul mercato di alcune parti di questi animali per realizzare gioielli o medicine tradizionali.

Secondo i dati della IUCN, infatti, ogni anno viene cacciata illegalmente dal 2 al 10 per cento della popolazione delle giraffe solo all’interno del Serengeti National Park, in Tanzania. A causa di queste attività, sembra che in natura siano rimaste soltanto 35.000 giraffe Masai, dopo un declino del 50% della loro popolazione avvenuto nel corso degli ultimi 30 anni.

Le cause sono diverse. Dallo sfruttamento dei suoli con conseguente distruzione del loro habitat, fino al ben più noto bracconaggio, praticato per ottenerne pelle, carne, ossa e coda. Questa pratica illegale è aumentata a causa delle guerre civili in corso e della sempre maggiore richiesta di parti di giraffa, come ad esempio le code per realizzare gioielli e le ossa da intagliare. A questo si aggiungono le credenze infondate secondo cui il midollo e il cervello di questi animali sono in grado di curare malattie come AIDS e HIV.

L’allarme della progressiva scomparsa di questa specie iconica rappresenta una vera e propria testimonianza del fatto che fino a oggi non è stato fatto abbastanza per tutelarne la sopravvivenza e la prosecuzione della specie. Al punto da far passare in secondo piano il fatto che oggi, nel mondo, ci sono meno giraffe che elefanti.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.