“Non ho bisogno di nessuno”: quell’illusione di indipendenza che non ti fa stare bene

Forse non hai mai sentito parlare di contro-dipendenza, uno stato in cui rifiuti l’attaccamento e neghi il bisogno dell’altro. Può sembrarti un’affermazione di forza e indipendenza, ma a volte nasconde un vuoto affettivo che alla lunga non ti permette di stare bene.
Dott.ssa Samanta Travini Psicologa Psicoterapeuta
25 Giugno 2021 * ultima modifica il 25/06/2021

Sentirsi una persona capace e competente è alla base del concetto di autostima. La maggior parte delle persone ritiene di avere una “bassa autostima”, ossia di non essere all’altezza degli altri nelle varie situazioni. Eppure ad un’analisi più approfondita emerge che esistono capacità e competenze insperate di cui non si rendono lucidamente conto. È come se il soggetto possedesse già quelle caratteristiche, ma non ne avesse pienamente coscienza.

L’indipendenza nella nostra vita è strettamente connessa al concetto di autostima: se ci sentiamo motivati a sufficienza e sentiamo dentro di noi la giusta dose di fiducia, allora qualsiasi sfida sarà alla nostra portata. Nel momento in cui avvertiamo la sensazione di essere all’altezza, competenti e capaci, sarà più semplice prendere in mano la nostra vita e viverla in maniera responsabile. Ovviamente ciò non significa che non si presenteranno più difficoltà o che non andremo incontro a qualche insuccesso, anzi, al contrario, succederà che potremo trarne insegnamento per convertirli in un positivo momento di crescita. Autostima e indipendenza vanno di pari passo, per tale motivo è fondamentale essere concentrati su se stessi, sulla propria consapevolezza e conoscenza di sé.

L’indipendenza, aspetto importante, che ci permette di crescere, non va confusa con la tendenza a negare il bisogno di aiuto che possiamo avere degli altri.

Avrai sicuramente sentito parlare di dipendenza affettiva, si tratta ormai di un termine di uso comune. Discorso diverso per la contro-dipendenza, concetto ancora poco diffuso e usato solo dai professionisti della salute mentale.

La contro-dipendenza si manifesta con uno stato in cui il soggetto rifiuta l’attaccamento e nega il bisogno dell’altro. In alcuni casi, la contro-dipendenza può sfociare in un senso di onnipotenza (posso tutto da me e non ho bisogno di nessuno!) e può essere il sintomo nelle forme più auto-distruttive del narcisismo. In molti casi, la contro-dipendenza può sfociare nell’isolamento emotivo, nel ritiro sociale e nella depressione.

La contro-dipendenza affettiva si differenzia dalla dipendenza affettiva per la marcata autonomia manifestata da questi soggetti. Infatti, apparentemente il contro-dipendente affettivo appare autonomo e sfacciato. In realtà egli non avendo elaborato la propria problematica di dipendenza mostra un’autonomia fittizia.

La contro-dipendenza affettiva nasconde, dunque, una problematica di dipendenza, che prende altre forme: dipendenza da sostanze, gioco d’azzardo o sesso compulsivo.

Incapaci di creare legami significativi, essi cercano una gratificazione compulsiva alternativa, isolandosi nel legame perverso con l’oggetto tossico, sul quale sentono di esercitare un controllo illusorio.

Dipende dai vissuti infantili?

Questo assetto di personalità, così come per le altre forme di dipendenza è frutto di un apprendimento molto precoce. Il contro-dipendente è stato un bambino rifiutato o comunque accettato “solo a patto che fosse…”, non considerato nei suoi bisogni naturali, il quale non ha potuto fare affidamento su una figura di riferimento calda e rassicurante, ma ha dovuto imparare il prima possibile a fare da solo, ad autonomizzarsi. Non si parla di presenza fisica concreta, ma di presenza e calore emotivo.

Questa è la prima grande differenza rispetto alle altre forme di dipendenza. Il dipendente “classico”, così come il codipendente o la forma aggressivo-dipendente hanno sentito fin da piccoli l’interessamento della propria figura di attaccamento, pur se in modo discontinuo, debole o ambivalente, restando perennemente in sospeso, imprigionati in una condizione di attesa. Il contro-dipendente invece ha dovuto fare da subito i conti con il rifiuto e quindi con un vuoto affettivo che lo ha costretto a fare tutto da sé. Il contro-dipendente è stato un bambino o una bambina che ha dovuto sopprimere i propri bisogni di accudimento e ostentare una finta autonomia, un’auto immagine fondata sulla negazione del sé reale. Ecco perché da adulti assumono le sembianze di “splendidi castelli di cartapesta”: le loro abilità e competenze spesso lodevoli e grandiose, sono fondate su una fragilità strutturale.

I bambini che crescono all’interno di un clima sicuro possono passare da una condizione di sana dipendenza ad una più matura forma di autonomia. Mentre il dipendente affettivo rimane imprigionato in una forma problematica di dipendenza, avendo difficoltà ad accedere alla propria autonomia emotiva, il controdipendente ha dovuto saltare la fase della sana dipendenza, accedendo direttamente all’autonomia e negando i normali bisogni di dipendenza. Entrambi quindi hanno saltato uno degli step evolutivi fondamentali per l’equilibrio psichico e relazionale.

Nelle relazioni amorose

L’atteggiamento apparentemente indipendente del controdipendente può fungere da attrattivo per i co-dipendenti e per chi soffre di dipendenza affettiva, creando delle coppie dove le dinamiche sono destinate a essere disfunzionali.

Il dipendente affettivo che si relaziona con il controdipendente, nel tentativo disperato di “soddisfarlo”, finisce per annullarsi. Il dipendente affettivo, nel sacrificio di sé non sa più chi è, cosa vuole e di cosa ha bisogno. Inoltre, per contro-dipendente, la normalità del rapporto è percepita come noiosa e, per questo motivo, il contro-dipendente cercherà sempre di innescare, in un modo o nell’altro, crisi di coppia.

Il dipendente affettivo è portato ad agire come se l’amore dovesse essere conquistato attraverso il sacrificio, così, la storia tra dipendente affettivo e contro-dipendente può andare avanti per molti anni.

Al contrario, se il contro-dipendente si lega a un adulto sicuro che sa bene cosa è l’amore, la relazione non durerà a lungo. Il contro-dipendente finirà per sfinire il partner che, non avendo la pretesa di “salvarlo”, finirà per cercare il vero amore altrove.

Ancora, se il controdipendente si lega con un anaffettivo, la relazione può andare avanti a oltranza e ognuno baderà a sé più che vivere un reale scambio reciproco.

Caratteristiche del contro-dipendente

Il contro-dipendente risolve il proprio bisogno dell’altro attraverso la negazione e l’inibizione del naturale sistema di attaccamento. Quindi:

  • Preferisce fare le cose per conto suo
  • È portato a contare solo sulle sue forze
  • Gli è difficile chiedere aiuto
  • Tende a sentirsi a disagio nelle relazioni più strette

Il contro-dipendente basa la sua vita sull’autosufficienza e non riesce ad accettare che la sua felicità e la sua soddisfazione possano dipendere da un altro.

Al contrario dell’anaffettivo totalitario, il contro-dipendente può vacillare e far affiorare la sua vulnerabilità. I sentimenti dimenticati possono riaffiorare in una fase particolare della vita: con la nascita di un figlio, a seguito di un incidente o di un evento improvviso e significativo. Quando ciò accade, il contro-dipendente può sentirsi smarrito, sbagliato e può provare rabbia.

Il contro-dipendente ha una grave e cronica difficoltà ad accedere alle proprie emozioni: non sente niente per se stesso e spesso non è neanche in grado di esprimere empatia per l’altro.

Come uscirne: esperienze emotive correttive

Se ti sei riconosciuto nel profilo del controdipendente, potrebbe essere una scelta saggia iniziare un percorso psicoterapeutico. E fare tanta introspezione, dovrai imparare a:

  • Riconoscere, ascoltare e assecondare i tuoi bisogni
  • Accettare che, come tutti, anche tu hai bisogno di essere amato
  • Sperimentare e apprendere nuovi modi di stare in una relazione in cui donarsi e ricevere siano bilanciati
  • Impara a rimanere nella relazione e affidarti all’altro
  • Impara a riconoscere i tuoi bisogni e quelli dei tuoi cari
  • Accetta che non puoi cambiare il passato
  • Accetta che il genitore che meritavi non è mai esistito ma che oggi, da adulto, i legami puoi crearli tu.
Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione altro…