Siamo a 90 secondi dalla mezzanotte: la guerra russo-ucraina e il Climate Change ci avvicinano sempre di più alla «Apocalisse»

Non succedeva dal 2020 che le lancette del Doomsday Clock venissero spostate, in avanti o indietro. Ora l’orologio manovrato da scienziati e premi Nobel che simbolicamente rappresenta il rischio di autodistruzione dell’Umanità segna le 23:58:30. Mancherebbe cioè un minuto e mezzo alla mezzanotte: non eravamo mai stati così vicini alla «fine», nemmeno durante la crisi dei missili di Cuba.
Kevin Ben Alì Zinati 25 Gennaio 2023

Novanta secondi. Un minuto e mezzo. Ecco a che punto siamo oggi nella nostra corsa per l’autodistruzione (se verso o contro dipende dai punti di vista). L’Armageddon simbolicamente rappresentata dalla mezzanotte del Doomsday Clock oggi sarebbe sempre e drammaticamente più vicina.

Colpa della guerra tra Russia e Ucraina e allo spauracchio di un’escalation nucleare, mai così palpabile, quasi respirabile, dai tempi della Guerra Fredda e dei 13 terrificati giorni della crisi dei missili di Cuba.

A spingere ancora un po’ più in avanti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse però ci hanno pensato anche tutte le minacce con cui da anni ormai facciamo i conti.

Parlo della crisi climatica, sempre più inarrestabile, degli eventi meteorologici estremi che distruggono case e vite, delle zoonosi, delle epidemie e di tutti quei rischi biologici legati all’antropizzazione sfrenata, della disinformazione annidata dentro le pieghe del cyber-mondo.

Le ventitré, cinquantotto minuti e 30 secondi sono state fissate dal Bulletin of the Atomic Scientists e dai membri del suo Board, composto anche da 10 premi Nobel.

L’ultima volta, il Doomsday Clock era stato impostato a 100 secondi dalla mezzanotte: era il gennaio 2020, la pandemia sarebbe iniziata solo un mese dopo ma da allora non le sue lancette non erano mai state più spostate.

Oggi invece siamo a 90 secondi e dal 1947, anno della sua creazione, l’orologio non era mai stato così vicino alla «fine».

Stiamo vivendo in un momento di pericolo senza precedenti e il tempo dell'orologio dell'apocalisse riflette quella realtà” ha commentato Rachel Bronson, PhD, presidente e CEO del Bulletin of the Atomic Scientists. E pensa che se il cambiamento climatico è decisamente più difficile – purtroppo – da arrestare, la guerra è qualcosa di disattivatile e reversibile.

Guerra e nucleare

Uno dei pericoli con cui dobbiamo fare i conti è il conflitto russo-ucraino, reso ancora più devastante dalle velate minacce da parte di Vladimir Putin di ricorrere ad armi nucleari ricordando al mondo, scrive il Bulletin, “che l’escalation del conflitto – per caso, intenzione o errore di calcolo – è un rischio terribile e che la possibilità che il conflitto possa sfuggire al controllo di chiunque rimane alta”. 

Specialmente se si considera i folli conflitti portati nei siti dei reattori nucleari di Chernobyl e Zaporizhzhia, con la violazione di protocolli internazionali e il rischio di un rilascio di materiale radioattivo. Non è un caso se quest’anno, per la prima volta, il Bollettino è stato pubblicato in inglese, russo e ucraino: un segnale perché le due fazioni leggano, capiscano e si fermino.

Il pericolo nucleare, quello legato alle bombe e alle catastrofi volute e decise dall’uomo (a differenza degli incidenti) è tornato quindi un incubo reale e alimentato dal contesto geopolitico internazionale.

L’ultimo trattato per la riduzione delle armi nucleari firmato tra Russia e Stati Uniti, infatti, è in scadenza nel 2026 e se le due superpotenze non riprenderanno i negoziati c’è il rischio che la sua decaduta stimoli una nuova corsa agli armamenti.

C’è da considerare poi l’espansione atomica della Cina e il suo costante rifiuto di adottare misure per migliorare la trasparenza e la prevedibilità e le velleità nucleari della Corea del Nord, verosimilmente pronta al suo settimo test con ordigni atomici.

L’Iran continua ad aumentare la sua capacità di arricchimento dell’uranio e il suo sostegno alla Russia nella guerra contro l'Ucraina complica non poco i negoziati per un accordo sul nucleare, l’India continua a modernizzare il suo arsenale nucleare (composto di circa 160 testate), così come il Pakistan.

Il Climate Change

La guerra Russia-Ucraina incide pesantemente anche sulle strategie globali messe in campo contro il cambiamento climatico. “I paesi dipendenti dal petrolio e dal gas russi hanno cercato di diversificare le loro forniture e fornitori, portando a maggiori investimenti nel gas naturale proprio quando tali investimenti avrebbero dovuto diminuire hanno spiegato i membri del Bullettin, specificando che le emissioni globali di anidride carbonica fossile nel 2022 hanno continuato a salire sfondando altri tristi record.

Le conseguenze le hai viste sulla tua pelle: dai drammatici aumenti delle temperature alla siccità estrema e prolungata (ti ricordi il nostro fiume Po?) e quindi agli scarsi raccolti fino alle tragiche inondazioni che hanno devastato paesi dell'Africa occidentale.

Il Pakistan, invece, ha dovuto affrontare un monsone che ha inondato un terzo del paese, colpendo 33 milioni di persone “scatenando effetti a cascata, tra cui un grave fallimento del raccolto, un'epidemia di malattie trasmesse dall'acqua e la distruzione delle infrastrutture, case, bestiame e mezzi di sussistenza”.

Bio-paura

La pandemia di Covid-19 ha messo in chiaro, una volta di più, che epidemie e zoonosi non sono eventi poi così rari e impossibili.

Specialmente ora che l’espansione incontrollata mette l’uomo sempre più in contatto con ambienti e animali «sconosciuti» e che l’avanzamento scientifico-tecnologico ha reso sempre più facile ottenere e modificare agenti patogeni.

Ciò di fatto aumenta inevitabilmente i rischi di incidenti di laboratorio, le opportunità di errore umano e quindi le possibilità di pandemie.

“Il Doomsday Clock sta suonando un allarme per l'intera umanità. Siamo sull’orlo di un precipizio. Ma i nostri leader non stanno agendo a velocità o scala sufficienti per garantire un pianeta pacifico e vivibile. Dal taglio delle emissioni di carbonio al rafforzamento dei trattati sul controllo degli armamenti e agli investimenti nella preparazione alla pandemia, sappiamo cosa bisogna fare. La scienza è chiara, ma manca la volontà politica. Questo deve cambiare nel 2023 se vogliamo evitare la catastrofe” le parole di Mary Robinson, presidente di The Elders ed ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

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