Sospesa la stagione di caccia in Puglia: lo ha deciso il Consiglio di Stato dopo il ricorso degli animalisti

Il Consiglio di Stato, il secondo grado della giustizia amministrativa, ha accolto il ricorso dell’associazione ambientalista Verdi Ambiente e Società e con un decreto ha imposto il blocco del calendario venatorio in Puglia fino al prossimo 24 ottobre, ribaltando il giudizio del Tar.
Federico Turrisi 7 ottobre 2019

Tacciono i fucili dei cacciatori in Puglia. Almeno fino al 24 ottobre. Il Consiglio di Stato, ossia l'organo che rappresenta il secondo grado della giustizia amministrativa in Italia, ha infatti emesso un decreto con cui  sospende nella regione la stagione di caccia accogliendo il ricorso presentato dall'associazione Verdi Ambiente e Società (Vas). La onlus aveva presentato un documento in cui si mettevano in evidenza tutte le presunte irregolarità contenute nella delibera della giunta regionale dello scorso 2 agosto riguardo al calendario venatorio che, a detta dell'associazione, si basa su un piano scaduto nel 2014 che non rispetterebbe il parere tecnico scientifico dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione ambientale. Parere che organizza il calendario di caccia in modo anche da seguire le linee guida dettate dalla Commissione Europea per la tutela di alcune specie di uccelli come il fagiano, la beccaccia e il colombaccio.

Ma in primo grado, lo scorso 20 settembre, il giudice del Tar della Puglia aveva respinto le richieste degli ambientalisti, che però non si sono arresi e hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada hanno accolto il ricorso e, come si legge nel decreto sospensivo, "hanno sospeso l'esecutorietà degli atti impugnati in primo grado, fino alla discussione collegiale in camera di consiglio" fissata al 24 ottobre. Il che vuol dire che fino a quella data i cacciatori non possono sparare. Contro la decisione del Consiglio di Stato insorgono i consiglieri regionali ed esponenti politici di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia che si schierano in difesa dei cacciatori, chiedendo addirittura un risarcimento per loro.