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27 Maggio 2021
11:30

Un primo passo verso lo stop all’allevamento in gabbia: il Parlamento europeo vota per l’abolizione

La Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha appoggiato la richiesta di oltre un milione di cittadini: entro il 2027 potrebbero essere abolite le gabbie.

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Un primo passo verso lo stop all’allevamento in gabbia: il Parlamento europeo vota per l’abolizione
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Con trentanove voti favorevoli, quattro contrari e tre astenuti, la Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha chiesto all'Europa la creazione di una legge per rivedere la pratica dell'allevamento in gabbia e muoversi verso un allevamento e un'agricoltura sostenibili a livello ambientale, sociale ed economico. Il progetto di risoluzione, che dovrebbe essere esaminato a giugno in sessione plenaria dall'Europarlamento, deriva dall'iniziativa cittadina End the Cage Age, firmata da oltre un milione di persone nell'Unione europea.

Adesso potrebbe iniziare un percorso di transizione grazie a cui, dal 2027, per molti animali come maiali e galline saranno aboliti gli allevamenti in gabbia. Esistono pratiche alternative a questa in alcuni Stati membri, ma una legislazione comunitaria permetterebbe a tutti gli allevatori europei di lavorare in uguali condizioni.

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La strada verso l'abolizione dev'essere graduale e accompagnata da una valutazione scientifica ed economica dell'impatto. Come si legge nella nota della Commissione Agricoltura, infatti, bisogna procedere con un approccio basato sulla singola specie, che tenga conto delle caratteristiche dei diversi animali e assicuri loro un adeguato ambiente di vita.

La transizione serve anche per non creare squilibri soprattutto nei piccoli e medi agricoltori e allevatori, che altrimenti rischierebbero di diventare meno competitivi, con lo spostamento della produzione in paesi extra-Unione europea, dove gli standard di controllo e benessere delle specie sono meno stringenti. Il progetto rientra in un'ampia e complessiva revisione delle politiche alimentari, verso un futuro sostenibile ed equo.

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.