Addio all’ora legale? L’Italia ha detto no: ecco perché

Le ragioni sono soprattutto economiche e commerciali. Secondo il nostro Paese, bisogna infatti tenere in conto il grande risparmio di corrente elettrica che permette di avere il cambio dell’ora, oltre al possibile caos per il mercato interno che potrebbe derivare da una situazione in cui ogni Stato membro ha scelto il proprio fuso orario.
Giulia Dallagiovanna 18 novembre 2019

Nessun cambiamento, nessuna decisione: lasciamo la situazione così com'è. Lo ha proposto l'Italia rispetto alla discussione in corso ormai da oltre due anni all'interno di Parlamento e Commissione europea sulla possibilità di abolire il cambio dell'ora da solare a legale. Per i Paesi del Nord Europa, infatti, questo cambio non rappresentava nessun particolare vantaggio, anzi. Come già saprai, in quelle zone durante le giornate d'estate il sole tramonta davvero molto tardi e in alcuni luoghi rimane addirittura per sei mesi sopra la linea dell'orizzonte. Ogni membro dell'Unione era chiamato ad esprimersi, entro aprile 2020, sulla volontà di aderire o meno a questo nuovo corso. E l'Italia ha detto no.

Le motivazioni sono soprattutto tre e sono contenute all'interno di un position paper che spiega in modo dettagliato come la pensa il nostro Paese rispetto al dibattito in corso. La prima, e te ne sarai accorto anche tu se fai mente locale sulle tue abitudini quotidiane, è di risparmio economico: sfruttando al massimo le ore in cui il sole invia i suoi raggi, si può avere una riduzione nell'uso di corrente elettrica che fa bene alla bolletta ma anche e soprattutto all'ambiente. Il governo ha infatti allegato un report di Terna, la società che gestisce i tralicci dell'alta tensione, che ha calcolato una riduzione della spesa di circa 100 milioni di euro ogni anno.

Secondo Terna, ogni anno si risparmiano 100 milioni di euro grazie al cambio d'ora

Inoltre, mancherebbe, sempre secondo l'Italia, una chiara e inconfutabile valutazione di rischi e benefici. Nel corso della discussione sono emersi diversi vantaggi e svantaggi, ma nessuna fonte scientifica autorevole ne ha ancora fatto un compendio nero su bianco. In particolare, sui rischi per la salute che il cambio di ora comporterebbe, non esistono prove definitive, ma solo ipotesi sulle quali il nostro governo non si sente di basare una decisione di questa portata.

Da ultimo, ma non meno importante, si punta l'attenzione sul possibile caos che ne potrebbe derivare. Immagina di dover cambiare le tue lancette dell'orologio ogni volta che attraversi un qualsiasi confine all'interno dell'Unione europea. E il problema non è tanto per quando si va in vacanza, quanto per tutte le aziende e società che hanno rapporti commerciali con il resto dell'Europa e che dovrebbero regolare ogni contatto in base al diverso fuso scelto da questo o quello Stato membro. Il mercato interno potrebbe subire dunque dei gravi intoppi. Certo, con un po' di organizzazione si può fare tutto, ma la confusione totale è davvero dietro l'angolo.

Per tutti questi motivi, l'Italia propone che la situazione rimanga invariata e che questo dibattito venga archiviato. Il primo termine, come ti dicevo, è fissato per aprile 2020, data entro la quale tutti i Paesi saranno chiamati ad esprimere la propria posizione. E qualsiasi scelta si prenderà, potrebbe diventare effettiva già a partire dall'inizio del 2021.