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18 Luglio 2019
16:00

Barilla dice no alle gabbie e diventa cage free per garantire il rispetto della salute degli animali

Niente più gabbie per le galline che producono le uova utilizzate nei prodotti Barilla. Una svolta 100% cage free che garantirà il benessere delle oltre 2 milioni di galline impiegate dalla multinazionale per i propri impasti.

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Barilla dice no alle gabbie e diventa cage free per garantire il rispetto della salute degli animali
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Gallina a terra, fa buona pasta. Almeno più di quella in gabbia. Il rispetto del benessere degli animali impiegati nei processi produttivi rappresenta una delle principali battaglie animaliste degli ultimi anni. E, piano piano, sembra che le aziende stiano iniziando a considerare un cambiamento in questo senso più come un’opportunità che come un ostacolo.

È proprio ciò che ha fatto Barilla, il cui impegno è già stato premiato facendole ottenere il riconoscimento come azienda italiana posizionata più in alto nel benchmark globale sul benessere degli animali d’allevamento. L’azienda mondiale parmense ha infatti deciso di tutelare la salute e il benessere delle galline che producono le uova utilizzate nei suoi prodotti. E l’ha fatto eliminando per sempre il termine “gabbia” dal suo vocabolario.

È infatti iniziata ieri la rivoluzione “cage free” di Barilla, dopo il completamento della transizione negli ultimi Paesi rimasti come Stati Uniti, Turchia e Brasile. Da ora in avanti, tutte le uova utilizzate per la preparazione dei suoi prodotti, la cui quantità si attesta a circa 24.000 tonnellate, proverranno esclusivamente da allevamenti a terra, allevamenti che ospitano le circa 2 milioni di galline su cui la multinazionale basa i propri impasti. Niente più gabbie minuscole, quindi, né becchi tagliati o grate che feriscono le zampe.

Un obiettivo raggiunto con un intero anno di anticipo rispetto agli obiettivi che l’azienda si era prefissata. E non è tutto. Infatti, Barilla ha deciso di impegnarsi pubblicamente a non testare prodotti o materie prime sugli animali, impegno che si inserisce nelle linee guida sul benessere animale che ha definito per garantire determinati standard di salute per tutti gli animali impiegati nella sua filiera produttiva.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.