Chi ama lo sport dovrebbe amare anche il luogo in cui lo pratica. Ecco il primo campionato mondiale di plogging

Si terrà il primo weekend di ottobre e per partecipare occorre qualificarsi. L’obiettivo è ricordare il legame indissolubile tra sport e amore per il luogo in cui lo si pratica. Con l’aggiunta di un pizzico di sana competizione.
Sara Del Dot 7 Settembre 2021

Se fino ad appena qualche anno fa era considerata un’attività esclusivamente per ambientalisti, oggi correre e raccogliere i rifiuti abbandonati in natura è diventata una vera e propria disciplina.

Si chiama plogging e rappresenta l’unione perfetta tra sport e cura del luogo in cui lo si pratica. Nel corso degli ultimi anni si è talmente diffusa come disciplina da essere diventata il passatempo di molti, influenzando anche i comportamenti dei semplici avventori. Finalmente, fermarsi a raccogliere l’immondizia abbandonata e inquinante mentre si cammina lungo un sentiero non è più vista come una cosa stravagante, ma anzi viene sempre più spesso elogiata e replicata.

Roberto Cavallo, l’ideatore della corsa Keep Clean and Run e da noi intervistato in quanto rifiutologo, ci aveva visto giusto. Ed è proprio da questa sua esperienza sportiva e ambientale, iniziata nel 2015, che quest’anno nasce il primo campionato mondiale di plogging. Per capire come funziona, ci siamo rivolti proprio a lui.

“La nascita del campionato è legata alla mia corsa, la Keep Clean and Run, in cui solitamente venivano coinvolti tanti runner che spontaneamente mi accompagnavano lungo il percorso di corsa e pulizia. Nel 2020, in piena pandemia, non è stato possibile coinvolgere nessuno e quindi abbiamo messo in piedi un’edizione virtuale che ha visto la partecipazione di circa 280 persone che si sono iscritte e hanno corso da sole nel luogo in cui erano. Per stimolare la partecipazione “a distanza” abbiamo ideato un punteggio con classifica mentre il denaro delle iscrizioni è stato donato alla Caritas per aiutare le imprese in difficoltà.”

La corsa virtuale va talmente bene che l’anno successivo, nel 2021, nasce l’idea del campionato. Un campionato che unisca sia gli sportivi che corrono in città sia quelli che praticano trail running (corsa in natura) sotto l’ombrello della sensibilità ambientale e della cura del luogo in cui si pratica lo sport, ovvero la montagna.

“Io tendo sempre a concentrarmi sugli aspetti positivi ma devo ammettere che ultimamente, con l’aumento di persone che corrono in montagna, alcuni principi come la cura dell’ambiente sono stati messi in crisi. Mi è capitato di trovare lungo i percorsi tanti rifiuti lasciati dai corridori, soprattutto gli involucri delle barrette o le confezioni dei gel. E quando a essere vittima è la montagna, così vulnerabile, fa ancora più male. Per questo ritengo sia molto importante rendere indissolubili sport e ambiente.”

Il target della gara di plogging, quindi, è doppio: si rivolge sia allo sportivo che all’ambientalista. E l’obiettivo è mettere in pratica un gesto che, come dice Roberto, è “positivamente influenzante” perché quando qualcuno ti vede piegare le gambe per tirare su un rifiuto è spesso frequente che si fermi, chieda, aiuti, replichi. E unire questa azione a un gesto sportivo la rende meno moralizzante, più naturale e quindi più efficace.

Con il plogging gli sportivi scoprono l’ambiente, quell’ambiente che davano quasi per scontato. Dall’altra parte gli ambientalisti scoprono che attraverso un gesto sportivo possono amplificare ciò che facevano prima, rendendolo un messaggio leggero, qualcosa che possono fare tutti.”

Come ogni campionato del mondo, anche quello di plogging prevede una fase di qualifica, che può essere fatta tramite due modalità, entrambe spiegate nel dettaglio sul sito dell’iniziativa.

“Un modo per qualificarsi per i mondiali di plogging è tramite le gare qualificanti. In questo primo anno sono 17 le gare che hanno aderito alla nostra richiesta, concentrate in Italia, Francia, Slovenia e Austria. In pratica l’atleta che è iscritto a una gara “tradizionale” può chiedere che quella stessa gara possa essere qualificante per il campionato di plogging. In quel caso, al momento della consegna della pettorina e del pacco gara gli verranno consegnati presso lo stand del campionato anche guanti e sacco così potrà fare plogging. Alla fine della gara l’atleta troverà un piccolo cassonetto colorato sotto l’arco di arrivo dove depositerà il sacco con segnato il numero di pettorale. A quel punto ci sarà il calcolo del punteggio, che conta 1 punto per ogni km percorso, 1 punto ogni 10 metri di salita e un punto per ogni minuto risparmiato sul tempo massimo. Per la parte del plogging il calcolo avverrà sulla base della CO2 equivalente del rifiuto recuperato (e quindi risparmiato alla natura) quindi tramite peso e materiale. Ad esempio, se hai recuperato una bottiglietta in PET da 28 grammi, ogni grammo di PET equivale a 2 grammi di CO2, quindi saranno 56 punti. E così via. È un calcolo scientifico.”

Se però non hai tempo o possibilità di partecipare a una delle gare qualificanti, puoi sempre metterti alla prova in una challenge personale e autonoma di cui poi dovrai rendicontare il punteggio.

“Il campionato è aperto a chiunque, basta che abbia un certificato medico sportivo. Quindi un altro modo per qualificarsi è partecipare alla virtual plogging challenge, ovvero andare a correre nel posto in cui si è, basta fare almeno 10 km o 40 minuti di attività, inviare lo screenshot dell’app che ha misurato il percorso e le foto riconoscibili di ciò che hai raccolto. In base a quello ti diamo un punteggio.”

Il regolamento prevede che dalla qualificazione tramite gare escano 60 qualificati, 30 uomini e 30 donne e dalla virtual challenge altri 30 partecipanti, 15 uomini e 15 donne. Queste 90 persone saranno i primi partecipanti del campionato mondiale di plogging.

“Il campionato si terrà il primo weekend di ottobre in valle Pellice, in provincia di Torino. Non è un luogo scelto a caso, si tratta di uno dei posti in cui è nata la corsa in montagna in Italia. Il messaggio che vogliamo far passare è l’importanza di portare il campionato di plogging alla fine della stagione turistica, lasciando così una valle più pulita di come l’abbiamo trovata.”

Un modo per ricordare a tutti che sport e ambiente possono e soprattutto devono andare a braccetto. Anche in una competizione.

“All’indomani dell’uscita del rapporto IPCC che ha riempito le prime pagine dei giornali, gli incendi e tutto quello che sta accadendo e che giustamente dobbiamo rimarcare in modo allarmante, dobbiamo soprattutto riuscire a essere protagonisti e non soltanto spettatori inermi. Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, possiamo fare molto. Posso diventare un attore. E il plogging ti rende attore del cambiamento.”