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11 Novembre 2021
16:30

Cop26, l’Italia aderisce alla coalizione internazionale per ridurre la produzione di petrolio e gas

A dare l'annuncio è stato il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che è arrivato a Glasgow per seguire i lavori nei giorni conclusivi della Cop26. Anche l'Italia entra quindi a far parte della Boga (Beyond Oil and Gas Alliance), l'iniziativa lanciata da Danimarca e Costa Rica per cercare di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.

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Cop26, l’Italia aderisce alla coalizione internazionale per ridurre la produzione di petrolio e gas
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Mentre la Cop26 si avvia alla conclusione e i tempi per siglare un accordo sul clima diventano sempre più serrati, da Glasgow arriva una buona notizia: anche l'Italia farà parte della Beyond Oil and Gas Alliance (in sigla Boga), la coalizione promossa da Danimarca e Costa Rica che riunisce governi (nazionali, ma anche locali) e stakeholder per sostenere il processo di riduzione progressiva della produzione di gas e petrolio, per esempio interrompendo il rilascio di nuove licenze e concessioni per la ricerca di giacimenti e le trivellazioni domestiche. A dichiararlo quest'oggi è stato lo stesso ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un'intervista rilasciata nell'ambito del National Geographic Fest.

A onor del vero, inizialmente l'Italia non figurava tra i Paesi membri del Boga e si è aggiunta in extremis come "Friend of Boga", ossia come partner del progetto. Che cosa vuol dire? Ebbene, per quanto riguarda questo accordo, esistono diversi livelli di adesione, ai quali corrisponde un differente grado di partecipazione e di impegno politico. L'obiettivo generale è quello di sostenere una transizione globale socialmente giusta e di allineare la produzione di petrolio e gas agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della neutralità climatica entro la metà del secolo.

Come abbiamo detto prima, i Paesi che guidano la coalizione sono Danimarca e Costa Rica. Tra i Paesi membri dell'alleanza ci sono invece la Svezia, la Francia (dove è il nucleare a fare la parte del leone all'interno del mix energetico), la regione canadese del Quebec, l'Irlanda e il Galles, più altri tre membri associati (la California, la Nuova Zelanda e il Portogallo). La partecipazione dell'Italia è più simbolica che altro e prevede impegni meno stringenti. Per esempio, a differenza dei "Core Members", non c'è bisogno di indicare una data per l'uscita dalle fonti fossili.

Infine c'è da considerare un altro aspetto: mancano all'appello – lo avrai sicuramente notato – molti Stati importanti, come le due principali economie mondiali, ossia Stati Uniti e Cina. L'assenza che fa più rumore è però quella del Paese che ospita proprio la Cop26, cioè il Regno Unito (il Galles ha aderito in autonomia). È l'ennesima dimostrazione che manca ancora la volontà politica di affrancarsi dai combustibili fossili. In questo modo, tuttavia, non facciamo altro che condannare il pianeta ad andare oltre la soglia di 1,5 gradi. Con tutte le conseguenze che dovremmo ormai conoscere.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.