Cura canalare, quando devitalizzare un dente?

La terapia canalare consiste nella disinfezione e successiva otturazione del sistema endoradicolare del dente, attraverso la rimozione della polpa che, a seconda dei casi, può essere necrotica o vitale, o del precedente materiale da otturazione, nel caso di un ritrattamento.  È volta a mantenere denti che altrimenti andrebbero estratti, generalmente per pulpiti, carie destruenti o infezioni sviluppate su denti necrotici.
Dott.ssa Simona De Stefano Perfezionata in Endodonzia e Odontoiatria Restaurativa
5 dicembre 2019 * ultima modifica il 05/12/2019

L’endodonzia permette di allungare la prognosi dei denti compromessi, salvaguardando la funzionalità masticatoria oltre che l’estetica.

Quando si devitalizza un dente

Esistono diversi motivi per cui un dente debba essere devitalizzato.

Il più comune è la prevenzione o la cura di un’infiammazione acuta (pulpite) dovuta generalmente ad una carie o ad un trauma, che non necessariamente deve aver causato fratture o lussazioni evidenti, motivo per cui è importante rivolgersi tempestivamente al proprio dentista quando i denti hanno subito un trauma, anche senza danno apparente.

La mancata eliminazione di polpa infetta o infiammata attraverso una cura canalare comporta una pulpite irreversibile, con forte dolore e successivo sviluppo di un ascesso o di un granuloma apicale.

In alcuni casi la necrosi del dente avviene senza sintomi, così che il paziente si accorge della presenza di un’infezione apicale solo dopo una visita odontoiatrica, anche in questo caso la soluzione è una terapia endodontica volta ad eliminare la polpa necrotica infetta. Più raramente i denti vengono devitalizzati per motivi protesici.

Sintomi della pulpite

La pulpite si manifesta con un forte dolore spontaneo, pulsante e continuo. Di solito viene acutizzato dagli stimoli termici e dalla posizione supina, non a caso nella maggior parte dei casi chi ha un dente in pulpite ha anche difficoltà a dormire disteso.

Generalmente il mal di denti da pulpite è difficilmente localizzabile, configurandosi come una nevralgia trigeminale, e spesso il dolore viene percepito sull’intera arcata dentaria, o addirittura su quella antagonista.

Quando la polpa va in necrosi il dolore diviene localizzato, in genere viene percepito all’altezza del dente interessato, durante la masticazione.

Una conseguenza frequente della pulpite non trattata è l’ascesso dentario, vale a dire l’accumulo di essudato dovuto all’infezione all’interno dei tessuti duri e molli che circondano il dente. In questi casi è frequente a presenza di arrossamento, gonfiore e dolore, anche pulsante dell’area interessata. Normalmente un ascesso si risolve con una fistola, attraverso la quale drena l’essudato, che determina anche l’attenuarsi del dolore, fino alla sua scomparsa. Tuttavia anche in questo caso, una mancata terapia endodontica determina la formazione di un’infezione cronica, col rischio di nuovi ascessi.

Come si devitalizza un dente

Per devitalizzare un dente è molto importante che questo venga isolato attraverso la diga di gomma, un sottilissimo foglio quadrato generalmente realizzato in lattice che crea un’efficace barriera tra l’elemento da trattare e il resto della bocca del paziente.

L’uso della diga di gomma durante una cura canalare ha diversi vantaggi sia per il paziente che per il dentista, in primo luogo assicura un maggiore controllo della contaminazione da parte di batteri contenuti nel cavo orale, inoltre impedisce l’ingestione accidentale da parte del paziente di sostanze usate durante la terapia o di detriti dentali. Infine la diga di gomma consente al dentista di effettuare un lavoro molto più preciso in quanto gli permette una visione migliore dell’area di lavoro.

Dopo aver isolato il dente, il dentista accede alla camera pulpare e ripulisce i canali radicolari dalla polpa infetta e dai residui batterici, dopodiché procede a disinfettare la zona e allargare i canali che saranno poi riempiti e sigillati con del materiale inerte e biocompatibile così da impedire una nuova infezione batterica. Infine si procede alla ricostruzione del dente.

Spesso è consigliabile ricoprire il dente con una corona dentale perché un elemento dentale devitalizzato può andare più facilmente incontro a una frattura. La durata del trattamento può variare in base al caso, ad esempio la devitalizzazione di un molare può essere molto lunga e richiedere diverse sedute.

Devitalizzare un dente fa male?

Durante una cura canalare il paziente non sentirà assolutamente dolore perché prima di procedere alla devitalizzazione viene fatta l’anestesia locale. Nel post trattamento può presentarsi una lievissima sintomatologia dolorosa che regredisce del tutto dopo uno o al massimo due giorni, in rari casi può essere accompagnata da gonfiore e senso di allungamento del dente. Il dolore di norma è abbastanza sopportabile, tuttavia può essere facilmente tenuto sotto controllo con gli analgesici, mentre il gonfiore può essere trattato con una cura antibiotica.

Devitalizzazione dei denti da latte

Un mito che riguarda i denti da latte è che questi in caso di carie non necessitano di cure in quanto sono destinati a cadere. In realtà non è assolutamente così, perché anche la polpa dei denti dei bambini può infettarsi e di conseguenza anche i denti da latte se necessario devono essere devitalizzati.

Il trattamento è il medesimo di quello messo in atto per un paziente adulto, l’unica differenza sta nell’uso di materiali che si riassorbono nel tempo per la chiusura dei canali radicolari. Nel caso in cui il dente è prossimo alla caduta è possibile valutare un’estrazione.

Cura canalare in gravidanza

Non ci sono controindicazioni alle cure canalari per le donne incinte. In questi casi a preoccupare di più le future mamme sono le radiografie e l’anestesia, tuttavia usando rivelatori elettronici è possibile evitare o ridurre le radiografie, ma in ogni caso verrà fatto sempre indossare alle pazienti un grembiulino piombato per proteggere la parte addominale.

Inoltre in alcuni casi è possibile eseguire anestesie locali controllate senza rischi per la paziente.

Odontoiatra laureata col massimo dei voti alla facoltà di Odontoiatria dell’Università Federico II di Napoli con una tesi sperimentale in patologia altro…
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