video suggerito
video suggerito
26 Giugno 2019
10:00

Dall’Africa all’Italia, il lungo viaggio di Sara e Tobia che avevano spiccato il volo 4 anni fa

L'incredibile viaggio di due giovani avvoltoi, Sara e Tobia, cresciuti in cattività nel sud Italia, e da qui liberati per poter migrare al caldo in Africa. Ora, dopo quattro anni, sono tornati nel loro luogo di origine, affrontando migliaia di chilometri e scampando da numerosi pericoli e insidie per mano dell'uomo lungo la rotta migratoria.

133 condivisioni
Dall’Africa all’Italia, il lungo viaggio di Sara e Tobia che avevano spiccato il volo 4 anni fa
Immagine

Chi ne ha seguito il viaggio, monitorato grazie ai dispositivi gps, è rimasto con il fiato sospeso fino all’ultimo. Sara e Tobia, i due piccoli avvoltoi nati in cattività e rilasciati in Italia, hanno spiccato il volo per l’Africa quattro anni fa e ora hanno fatto ritorno nel loro luogo di origine, il sud Italia.

I due giovani capovaccai, questo il nome scientifico dei piccoli avvoltoi, sono nati nel 2015 al Cerm (Centro Rapaci Minacciati) in Toscana, specializzato nella riproduzione in cattività di questa specie a rischio di estinzione (ne rimangono, infatti, a malapena una decina di coppie sparse tra Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria). All’età di circa tre mesi Sara e Tobia sono stati trasferiti nel sud Italia in collaborazione con la Lipu e con la Stazione Ornitologica calabrese.

Verso l'Africa

Dopo alcuni giorni di ambientamento nella cavità di una parete rocciosa attrezzata nell’Oasi Lipu Gravina di Laterza, Sara ha spiccato il volo dalla Puglia il 16 agosto 2015, mentre Tobia, dopo un breve un soggiorno in una cassa-nido in Calabria, è stato liberato il 7 settembre. Dopo una decina di giorni dal rilascio, per i due giovani avvoltoi è iniziato il viaggio direzione Africa.

Sara, la femmina di capovaccaio, ha percorso più di 4.000 km dall'Italia all'Africa, in solo 28 giorni.

Sara ha girovagato un po' per la Puglia, per poi raggiungere la Sicilia occidentale e da qui attraversare il Mediterraneo. Ha poi sorvolato la Libia e il deserto del Sahara e infine si è fermata in Niger, dopo circa 4.000 chilometri di volo percorsi in 28 giorni.

Tobia ha invece scelto la rotta migratoria più pericolosa, lasciando con il fiato sospeso gli ornitologi che ne hanno seguito il viaggio verso l’Africa. Questa rotta, infatti, passa per l'Isola di Malta ed è interessata dal fenomeno del bracconaggio. Dopo una breve sosta a Malta, Tobia ha ripreso il volo per approdare in Libia e e poi nel Mali, dopo 3.500 chilometri percorsi in 17 giorni.

Il ritorno in Italia

Immagine

Lo scorso maggio Sara e Tobia hanno fatto ritorno in Italia, questa volta scegliendo entrambi la rotta più breve. Come numerosi altri rapaci migratori, i due capovaccai sono arrivati in Sicilia, passando per Cap Bon, in Tunisia. Finora Sara ha percorso già più di 2.500 chilometri in Italia fino ad arrivare al Cerm in Toscana, proprio dove era cresciuta nei suoi primi tre mesi di vita; poi  ha puntato verso sud, ritornando a volare tra Puglia e Basilicata, a pochi chilometri da dove aveva spiccato il primo volo quattro anni fa. Anche Tobia, dopo una sosta nella Sicilia orientale, è tornato in Calabria.

Alla fine di questa estate i due avvoltoi, basandosi sul proprio istinto, faranno ritorno in Africa, ma torneranno in Italia tra qualche anno, quando intorno ai cinque, sei anni di età, potranno finalmente riprodursi. Resteremo ancora una volta con il fiato sospeso, nella speranza che non cadano vittime di attività illegali per mano dell'uomo, come il bracconaggio o l'uso di bocconi avvelenati. L'obiettivo, d'altronde, è sempre quello di salvare questa specie dall'estinzione in Italia.

Fonte | LIPU

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.