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12 Luglio 2019
10:00

I cervi sacri del Giappone stanno morendo a causa della plastica che mangiano

14 esemplari del parco di Nara sono morti in pochi mesi. Nello stomaco di 9 di loro, è stata trovata della plastica.

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I cervi sacri del Giappone stanno morendo a causa della plastica che mangiano
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Non solo tartarughe, capodogli e pesciolini. L’inquinamento da plastica arriva a colpire anche animali considerati sacri, come i cervi del parco di Nara, in Giappone. Situato vicino a Osaka, il parco di Nara consiste in un ampio spazio verde di circa 650 ettari in cui vivono liberi oltre un migliaio di cervi, principale attrazione turistica del posto, che ormai abituati alla presenza delle persone nel loro habitat si avvicinano tranquillamente a chiedere cibo, a volte anche in modo irruento. La particolarità di questi incontri consiste nel piccolo “rito” che si svolge prima di concedere del cibo a questi animali, facendoli inchinare tre volte prima di consegnare il pasto desiderato.

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Questa simpatica e affascinante abitudine, però, può costare molto cara a questi esemplari. In primis a causa della maleducazione e dell’inciviltà di molti avventori.

In un solo cervo, la quantità di plastica raggiungeva i 4,3 kg.

Recentemente, infatti, la Nada Deer Preservation Foundation ha fatto sapere che, solo da marzo 2019, sono 14 gli esemplari di cervi sacri morti a causa della presenza di sostanze inquinanti nel loro stomaco. In 9 di loro, infatti, sono state trovate buste di plastica, di quelle utilizzate per dare il cibo agli animali. In un solo cervo, la quantità di plastica raggiungeva i 4,3 kg. E come è possibile? Probabilmente, dopo aver vuotato le confezioni, molte persone le abbandonano a terra permettendo ai cervi di recuperarle e ingerirle. La presenza di questo materiale nel loro corpo, ostacola la loro naturale e corretta nutrizione, infatti al momento della loro morte erano molto magri e denutriti.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.