La foresta del Tongass a rischio disboscamento: Trump vuole far ripartire l’economia proprio dall’ “Amazzonia americana”

La foresta nazionale del Tongass, in Alaska, è chiamata l’Amazzonia americana. È una delle foreste pluviali temperate più grandi del mondo, capace di assorbe buona parte dell’anidride carbonica emessa dagli Stati Uniti. Per questo motivo, il piano di Donald Trump preoccupa gli ambientalisti e gli scienziati del clima.
Francesco Li Volti 29 settembre 2020

Incredibile ma vero, Trump non finisce mai di sorprenderci. Da quando è stato eletto, il Presidente degli Stati Uniti ha ritirato o indebolito più di 100 norme legate all'ambiente. Adesso la sua amministrazione si è messa in testa di cambiare il volto della foresta nazionale del Tongass, in Alaska, per "ridare fiato" all’industria nordamericana, oggi sempre più provata dagli effetti della pandemia.

Coi suoi 70.000 km² di superficie, la foresta del Tongass è un importante serbatoio di carbonio e grazie ai suoi alberi contribuisce a smorzare gli impatti che l'inquinamento prodotto dagli USA ha sui cambiamenti climatici. Nel 2016 il servizio forestale ha scoperto che quella del Tongass immagazzina più carbonio di qualsiasi altra foresta degli Stati Uniti: circa l'8%.

Fino a poco fa l'intera area era protetta dalla Roadless Area Conservation Rule, un regolamento voluto dall'amministrazione Clinton nel 2001, che protegge aree selvagge come queste dalla mano dell'uomo, vietando il disboscamento e la costruzione di strade.

L'idea di Trump è quella di eliminare la Roadless Area Conservation Rule, il regolamento che protegge aree come queste dalla mano dell'uomo

La proposta di Donald Trump è quella di eliminare questa legge, consentendo così, secondo lui, una più rapida evoluzione dell'economia americana, vista la crisi economica che sta investendo il mondo intero a causa della pandemia COVID-19. Soltanto che The Donald l'aveva presentata nel 2018, ben prima che la pandemia giungesse negli Stati Uniti. D'altronde il Presidente americano ha più volte negato l’esistenza del cambiamento climaticonegato l’esistenza del cambiamento climaticotagliando fuori gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi. Ma c'è di più: in un momento storico dove il mondo sta modificando le sue abitudini per garantire un futuro migliore al nostro pianeta, Trump è riuscito a tagliare i fondi all’Agenzia di protezione ambientale statunitense, l’EPA (l’equivalente del nostro ministero dell’Ambiente). Ad oggi rappresenta lo 0,2% del budget federale, il più basso degli ultimi quarant’anni.

Comunque sia, l'ultima parola spetta all'US Forest Service, ovvero il Servizio forestale del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che gestisce le praterie e le foreste nazionali. Infatti a marzo, gli attivisti avevano ottenuto un’importante vittoria, quando un tribunale aveva dichiarato illegittimo il nuovo piano di gestione dell’area, che permetteva il disboscamento in alcune parti del Tongass. La giustizia americana aveva sancito che bisognava prima attendere una valutazione d’impatto ambientale da parte dell'US Forest Service.

Se l'ente per la protezione delle foreste e delle praterie dovesse dare ragione all'amministrazione Trump, potrebbero esserci dei risvolti devastanti sui nativi americani, che chiamano questa zona "casa". Ma non solo. L'abbattimento degli alberi potrebbe influire negativamente sulla fauna selvatica, potrebbe alimentare la crisi climatica e danneggiare le opportunità di turismo di cui vivono le piccole città vicine.