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3 Novembre 2020
18:00

Nelle Galapagos ci sono molti più pinguini e cormorani: merito del lockdown e del fenomeno Niña

L’assenza dei turisti durante il lockdown, un particolare fenomeno climatico e l’aumento imprevisto di cibo hanno permesso a queste due specie a rischio di aumentare le loro popolazioni nelle isole Galapagos.

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Nelle Galapagos ci sono molti più pinguini e cormorani: merito del lockdown e del fenomeno Niña
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Sono entrambe due specie a rischio estinzione, inserite nella lista rossa IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Oggi però, i pinguini e i cormorani atteri che abitano le isole Galapagos non sono più così soli. Questo perché sembra che negli ultimi tempi la loro popolazione sia aumentata in maniera considerevole.

A dirlo è un censimento diffuso poco tempo fa proprio dal Ministero dell’Ambiente, realizzato dalla direzione del Parco nazionale delle Galapagos e dalla Fondazione Charles Darwin. Questo rapporto ha registrato un aumento importante di entrambi i gruppi di animali e in particolare negli esemplari adulti, segnale che si tratta di popolazioni in salute. Entrambe le specie sono concentrate principalmente nelle isole Isabela, Fernandina e nelle Marielas.

I pinguini di questa particolare specie, Pinguini delle Galapagos, nome scientifico Spheniscus mendiculus, sono gli unici che abitano al nord dell’equatore e sono caratterizzati da dimensioni piuttosto minute, circa 35 centimetri. Annoverati nella lista rossa IUCN come specie a rischio, in questo periodo hanno registrato il numero più alto dal 2006, per un totale di circa 1940 esemplari.

I cormorani atteri, nome scientifico Phalacrocorax harrisi, classificati come vulnerabili, hanno raggiunto un vero e proprio record dal 1977, raggiungendo i 2.290 individui. Questi animali sono gli unici della loro specie ad aver perso la capacità di volare e ad aver sviluppato abilità subacquee.

Una notizia accolta con grande soddisfazione, prova del fatto che le politiche di conservazione promosse sull’isola hanno dato i loro frutti. Ma non si tratta dell’unica causa.

Sembra infatti che il lockdown, che tenuto lontani visitatori ed esseri umani in generale per un po’, abbia contribuito alla pace e alla tranquillità di questi animali, oltre a un fenomeno climatico particolare chiamato Niña, che ha provocato un anormale raffreddamento delle acque del Pacifico tropicale, che a sua volta ha prodotto un maggiore affioramento di cibo per questi animali.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.