Riforestare le città per salvare il clima: in Italia lo stiamo facendo abbastanza?

Oggi è la giornata nazionale degli alberi. Da Milano a Roma passando per Parma e Cesena, sono numerosi i progetti che prevedono la piantumazione di nuovi alberi; eppure a livello nazionale la cementificazione continua ad aumentare. “Dobbiamo considerare il verde urbano come un investimento e non come un costo”, sottolinea Simone Borelli, Forest Officer della Fao.
Federico Turrisi 21 Novembre 2020

Più verdi e meno grigie. A chi non piacerebbe vedere così le nostre città? Dando un'occhiata ai numeri contenuti nel rapporto Ecosistema urbano 2020, notiamo che in media nei capoluoghi italiani ci sono 21,7 alberi ogni 100 abitanti (l'anno scorso erano 19,8). In testa troviamo Cuneo con 203 alberi ogni 100 abitanti, ma la buona notizia è che sono 66 le città italiane che hanno almeno un albero ogni 10 abitanti. Insomma, le realtà virtuose non mancano.

Tuttavia, per quanto riguarda la situazione nel nostro Paese, non possiamo che tratteggiare un quadro con luci e ombre. Se c'è un dato che non accenna a diminuire è infatti quello relativo al consumo di suolo, che contribuisce alla perdita di biodiversità e al dissesto idrogeologico. Secondo l'ultimo Annuario dei dati ambientali curato dall'Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), tra il 2017 e il 2018 sono andati persi 23 mila chilometri quadrati di superficie, con una velocità di trasformazione di quasi 2 metri quadrati al secondo.

Ecco perché bisogna puntare di più sulla forestazione urbana. Sotto questo profilo, rappresenta sicuramente un primo passo in avanti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo della Legge Clima, con cui vengono stanziati 30 milioni di euro per finanziare proprio progetti di forestazione urbana nei prossimi due anni. Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha annunciato inoltre che si impegnerà a inserire nel Recovery Plan ulteriori fondi, oltre a quelli già previsti, per la piantumazione di 50 milioni di nuovi alberi.

I benefici della forestazione urbana

Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Gli alberi sono i nostri alleati più preziosi nella lotta contro il cambiamento climatico. "Da una parte portano un beneficio diretto grazie alla loro attività di sequestro del carbonio atmosferico, anche se ovviamente gli spazi verdi cittadini sono meno efficaci delle grandi foreste", spiega Simone Borelli, Agroforestry and Urban and Periurban Forestry Officer della Fao, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. "Dall'altro lato, gli alberi aiutano a contenere il fenomeno delle isole di calore, e quindi permettono di risparmiare sull’utilizzo dei climatizzatori in estate e di ridurre i consumi energetici. Non dimentichiamoci che molte specie arboree, soprattutto nei paesi mediterranei, sono in grado di fornire un notevole comfort termico che migliora le condizioni di vita nelle città".

È risaputo poi che gli alberi purificano l'aria che respiriamo e questo ha dei risvolti positivi sulla nostra salute. Pensa solo ai danni che provoca sulla popolazione l'inquinamento atmosferico e che potrebbero essere limitati con città più verdi (e meno trafficate). La presenza di boschi in un contesto urbano ha anche un impatto benefico a livello psicologico. In generale, gli spazi verdi contribuiscono al benessere dei cittadini: non rinunceremmo mai alla possibilità di fare una passeggiata al parco, soprattutto in un periodo come questo di limitazioni alla libertà di movimento a causa della crisi pandemica. Infine, c’è il tema della riduzione dell’erosione del suolo e dunque dei possibili effetti disastrosi di smottamenti e alluvioni. "Gli alberi svolgono una funzione molto importante ai fini di quella che gli esperti chiamano resilienza del territorio", aggiunge Borelli.

C'è ancora parecchio lavoro da fare

In Italia sono davvero numerosi i progetti di forestazione urbana, segno di una crescente consapevolezza dell'importanza delle infrastrutture verdi. Si va da un'iniziativa di ampio respiro come Forestami, promossa dalla Città Metropolitana di Milano, all'ambizioso obiettivo della Regione Lazio di piantumare 6 milioni di nuovi alberi, uno per ogni abitante, entro il 2022. Ma ci sono anche altri progetti, come quello promosso da Arbolia a Parma, oppure quello lanciato a Cesena, dove si prevede di piantare 150 mila alberi in 5 anni. E l'elenco potrebbe proseguire.

Eppure, come dicevamo già nell'introduzione, l'Ispra ci ricorda che la cementificazione non si ferma, ma anzi continua ad aumentare. Come si può provare a uscire da questo paradosso? Per Simone Borelli ci vuole un cambio di paradigma: "la creazione e l’ampliamento degli spazi verdi pubblici devono avere un ruolo centrale nella pianificazione territoriale e vanno considerati come un investimento strategico, non come un costo. Non a caso si comincia a parlare di capitale naturale".

Attenzione, però. Si fa presto a dire che bisogna piantare nuovi alberi. Occorre poi gestirli in maniera adeguata. A questo proposito, può rivelarsi assai prezioso anche il contributo dei cittadini. Il loro coinvolgimento nei progetti di forestazione urbana è anzi uno dei pilastri su cui fondare la rinascita verde delle nostre città. "A New York, per esempio, esiste un servizio di supporto, chiamato Green Thumb (“pollice verde” in inglese), offerto dall'ente che gestisce i parchi pubblici a tutti i cittadini che hanno dato vita a orti e giardini comunitari. Ce ne sono più di 550", prosegue Borelli. "Il fenomeno ha preso piede anche in Italia, da Torino a Milano, fino a Roma e via dicendo. Si tratta quasi sempre di spazi autogestiti, in cui però l’amministrazione comunale non partecipa attivamente e si limita magari solo ad affittare lo spazio. Invece secondo me andrebbe sviluppata una migliore sinergia tra cittadini e istituzioni, tra pubblico e privato".