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5 Ottobre 2019
13:00

Sette elefanti trovati morti in Sri Lanka: potrebbero essere stati avvelenati dagli agricoltori

A prima vista sembrano addormentati, invece si tratta di veri e propri cadaveri di elefanti in via di estinzione forse avvelenati dai contadini della zona. Sebbene uccidere i pachidermi, in Sri Lanka, sia un reato punibile con la pena di morte, in queste zone gli elefanti continuano a morire.

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Sette elefanti trovati morti in Sri Lanka: potrebbero essere stati avvelenati dagli agricoltori
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Morti, riversi su un fianco, senza ferite da arma da fuoco né segni di attacco da parte di predatori. Sette elefanti adulti, di cui una femmina incinta, sono stati trovati morti in pochi giorni in diverse zone dello Sri Lanka, e le cause non sono ancora state individuate.

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La notizia è stata data dal dipartimento di fauna selvatica del Paese, che ha segnalato il ritrovamento di tre esemplari in una riserva forestale vicino al sito storico di Sigiriya, nel centro dello Sri Lanka, e di altri quattro elefanti, tra cui quella gravida, in altre diverse zone. Niente ferite, le zanne ancora intatte e attaccate al corpo, ad escludere le ipotesi di predatori naturali o bracconieri.

L’ipotesi più plausibile, al momento, sembra essere l’avvelenamento. Avvelenamento che potrebbe essere stato provocato da alcuni contadini della zona, per vendicarsi della distruzione dei loro raccolti da parte dei pachidermi o dalle morti provocate da loro attacchi per difendere il proprio habitat dall’ampliamento dei campi destinati all’agricoltura. In ogni caso, i veterinari sono all’opera per realizzare l’autopsia e avere la certezza di cosa sia accaduto.

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In Sri Lanka uccidere gli elefanti è un reato punibile con la pena di morte eppure anche una così drastica conseguenza sembra non arrestare le uccisioni di questi animali a rischio estinzione. Infatti, secondo gli ultimi censimenti sembra che gli esemplari della zona siano rimasti in 7.000 dai 12.000 che c’erano dell’inizio del ventesimo secolo.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.