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18 Ottobre 2018
11:30

Wangari Maathai: biografia di un’eco-femminista

Keniota di origine, smisurata sensibilità, indescrivibile coraggio di lottare per le proprie idee e per un mondo migliore. Wangari Maathai è stata la voce del territorio africano e di tante donne che grazie a lei hanno potuto lavorare e migliorare la propria condizione.

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Wangari Maathai: biografia di un’eco-femminista
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Fu la prima donna africana a ottenere un dottorato di ricerca all’Università e ricevere un Premio Nobel per la Pace. Wangari Maathai è stata, ed è tuttora, un esempio di vita. Come keniota, come ambientalista, ma soprattutto come donna. Il suo più grande traguardo? Essere riuscita a unire le due grandi lotte che ha portato avanti con orgoglio nel corso della sua intera esistenza, fino alla morte per cancro nel 2011. La lotta per donne africane, per la parità di genere, per il loro diritto a lavorare e a ricevere un compenso per il loro operato; e la battaglia per il recupero e lo sviluppo dell’ecosistema africano, che stava sempre di più venendo depredato, distrutto dallo sfruttamento delle grandi industrie, sotto gli occhi impotenti e indifferenti del suo popolo. Detta così, sembra un’impresa impossibile. Ma Wangari Maathai, di impossibile aveva già fatto tanto.

Nata in Kenya nel 1940, fu una delle poche bambine del tempo ad avere la possibilità di frequentare la scuola elementare. Era una studentessa molto brillante, così arrivò anche al liceo e vinse una borsa di studio per iscriversi all’Università in America, in Kansas. Dopo una laurea in biologia e una specializzazione, e diverse esperienze lavorative in laboratorio alle spalle, Wangari tornò nel suo Paese, che non avrebbe più lasciato. Nel 1971 ottenne il dottorato di ricerca, un traguardo incredibile che rappresentava solo il primo di una lunga serie. Nel 1977 fondò il Green Belt Movement, un’associazione che mirava a ripopolare di piante e alberi il territorio africano attraverso il lavoro e la manodopera agricola femminile.

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Wangari permise a decine di migliaia di donne di imparare un mestiere agricolo e di metterlo in pratica per fare del bene alla loro terra, oltre, ovviamente, a ricevere un compenso per le loro mansioni. Dalla sua fondazione ad oggi, il Green Belt Movement ha permesso a oltre 300mila donne di piantare più di 51 milioni di alberi. Sarebbe falso dire che nessuno cercò mai di ostacolare le attività rivoluzionarie di Wangari. Per le sue lotte ambientaliste, venne incarcerata diverse volte, e quando decise di entrare in politica venne boicottata sistematicamente. Alla fine, però riuscì a essere eletta vice ministro dell’ambiente e delle risorse naturali dal 2003 al 2005. Nel frattempo, le fu conferito il Premio Nobel per la Pace. Wangari Maathai era una ragazza come tante altre. In più, però, aveva il coraggio delle proprie idee e delle proprie lotte. Per questo, oggi questa donna rappresenta una vera e propria rivoluzione.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.