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30 Aprile 2021
14:00

Alla scoperta del marà della Patagonia, il roditore che assomiglia a una lepre

Salta e corre veloce come una lepre, che è un lagomorfo, ma è imparentato con la cavia, che è un roditore. Il marà della Patagonia è un mammifero davvero strano proprio perché, osservando il suo aspetto e i suoi comportamenti, sembra un incrocio tra diversi animali.

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Alla scoperta del marà della Patagonia, il roditore che assomiglia a una lepre
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In alcuni rari casi sembra quasi che Madre Natura si sia confusa e abbia combinato un pasticcio. È il caso del Dolichotis patagonum, nome scientifico del marà della Patagonia. Dal punto di vista morfologico e, per certi versi, anche da quello comportamentale, questo mammifero assomiglia molto a una lepre, anche se con orecchie più corte e arti un po' più lunghi (che ricordano vagamente quelli di un cane, soprattutto quando sta seduto a terra).

Il marà però è un roditore, e non un lagomorfo (ebbene sì, sappi che lepri e conigli non appartengono all'ordine dei roditori). Dal punto di vista genetico questo bizzarro animale è dunque più vicino alla cavia, detta anche porcellino d'India. Rispetto a quest'ultima, però, è di dimensioni decisamente maggiori: un marà può arrivare infatti ad essere lungo fino a 75 centimetri e a pesare oltre 16 chilogrammi.

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Come si può intuire dal nome stesso, è diffuso soprattutto nelle aride praterie della Patagonia, in Argentina. La sua caratteristica principale è quella di essere un veloce corridore, oltre che un ottimo saltatore: il marà della Patagonia può sfiorare i 30 chilometri orari di velocità, quando corre, e saltare anche fino a 2 metri. Sono animali gregari, e si nutrono essenzialmente di erbe, radici, semi e cortecce.

Infine, c'è un'altra curiosità legata a questo bizzarro mammifero: il marà è in grado di sopravvivere senza bere per diversi giorni. Il motivo è da ricondurre probabilmente al fatto che nei vegetali e nei semi di cui si nutre trova abbastanza liquido per resistere più a lungo e anche al fatto che urina pochissimo, riuscendo a rimettere in circolo parecchie volte l'acqua corporea.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.