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5 Marzo 2021
15:00

Aprire il mondo del fashion ai pazienti oncologici, la sfida di Caterina Cioppi e del Centromoda Canossa

Realizzare una felpa o un accessorio di moda pensando alle esigenze di chi combatte contro il tumore: un'idea che vuole comunicare speranza e far sentire le persone a proprio agio, nascondendo le ferite e risaltando sempre e comunque la bellezza. Ecco l'iniziativa partita da una realtà trentina.

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Aprire il mondo del fashion ai pazienti oncologici, la sfida di Caterina Cioppi e del Centromoda Canossa
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La storia di oggi inizia dal Centromoda Canossa, una scuola professionale che, a Trento, prepara gli alunni al mondo del lavoro e in particolare, come suggerisce il nome, a quello della moda. Chi la frequenta ha la possibilità di conoscere tante realtà dove potrebbe inserirsi in futuro, dalle aziende all'ambito sociale.

Tra queste "compagne di viaggio" c'è il CSV, il Centro dei Servizi per il Volontariato del Trentino, che ha chiesto ai ragazzi di realizzare dei capi di abbigliamento per pazienti oncologici, un'iniziativa nata in sinergia con la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori (LILT) e Hospice, fondazione che opera in ambito assistenziale. Per saperne di più abbiamo intervistato Caterina Cioppi che insegna sartoria al Centromoda Canossa.

Quale missione vi è stata affidata?

Per Hospice realizziamo una serie di accessori: delle piccole custodie da tenere al collo che hanno dei fori per far passare le cannule con cui vengono somministrati i medicinali, borse colorate che servono a nascondere le sacche per le urine e cuscini per decorare le camere di chi è nella prova. Per LILT ci occupiamo di capi pensati per i malati di cancro e destinati in particolar modo agli adolescenti. Prima di iniziare il lavoro, i ragazzi del Centromoda hanno seguito un corso di formazione organizzato da LILT e Hospice, quattro incontri per interrogarsi su ciò che comporta un tumore, ma anche sulla possibilità di trasmettere forza e coraggio a chi ne è affetto.

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Com'è nata la tua passione per la sartoria?

All'età di 15 anni, quando ho scoperto di essere attratta dai tessuti e che cucire mi faceva stare bene. Da lì ho deciso di dedicarmi a quest'ambito e di partire per Milano, dove ho frequentato la Naba, Nuova Accademia delle Belle Arti, prendendo poi il diploma di modellista all'Istituto Carlo Secoli, una scuola di alta formazione nel mondo della moda. Desideravo imparare tutto il processo di produzione: dall'ideazione al capo finito, passando per la fase intermedia del cartamodello. Nel mio percorso ho seguito le orme di grandi maestri che mi hanno portato a Firenze, dove ho lavorato nel campo degli abiti da sposa.

E poi sei arrivata a Trento.

Mi sono trasferita qui da un anno per motivi familiari e, quando mi hanno chiamato al Centromoda Canossa, sono stata felice di cominciare una collaborazione con loro. Quella del sarto è una professione di pazienza, che si impara nel tempo e con fatica. Troppo spesso ho incontrato persone gelose del loro lavoro, ma io sono contenta di insegnare tutto quello che posso e di tramandarlo. Un lavoro ben fatto può essere fonte di soddisfazione per i giovani.

Cosa possono imparare da quest'esperienza?

IL CSV l'ha ideata per sensibilizzarli all'importanza del volontariato e capire i bisogni specifici delle persone. Tutto questo è perfettamente in linea con il metodo educativo della nostra scuola che mette al centro l'umanità degli allievi e l'importanza di mettere il proprio talento al servizio degli altri. Grazie a questo processo di valorizzazione, i ragazzi possono creare un valore sociale per tutti. Con i capi di abbigliamento e gli accessori intendono comunicare coraggio, la forza di combattere e di non mollare, la voglia di vivere e di dare importanza ad ogni istante.

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A che punto siete ora?

Il mese di aprile sarà dedicato alla realizzazione e alla confezione dei prototipi. Il prodotto simbolo, per quanto riguarda quelli diretti agli adolescenti, è la felpa. Non una qualsiasi, ma un vestito che deve rispondere a tanti bisogni pratici come proteggere la cute e tenerla calda, considerando che i capelli cadono a causa della malattia. Per questo utilizziamo tessuti naturali al 100%. In particolare, la felpa viene incontro a diverse esigenze, tra cui quella di coprire le cicatrici delle operazioni o gli strumenti medici che si portano con sè.  E ancora, maniche staccabili e imbottiture estraibili faranno fronte alle alterazioni della temperatura ricorrenti nei pazienti oncologici.

Che sensazioni regalano queste creazioni una volta indossate?

Possono rendere la giornata più colorata e hanno l'obiettivo di far sentire le persone bene con se stesse, senza vergogna e senza piangersi addosso. Siamo convinti che indossare un bell'abito possa essere di aiuto nella lotta quotidiana contro la patologia, perchè la bellezza rincuora, rigenera e noi vogliamo essere generatori di bellezza per tutti.

Credits: Le foto presenti all'interno dell'articolo sono state fornite dal Centromoda Canossa

Nato all’ombra del Vesuvio, ho sempre avuto la voglia di condividere con gli altri le mie scoperte, trovando ben presto nella scrittura la mia dimensione ideale. Alle scuole medie, la passione della mia professoressa di italiano e la visione di “Fortapasc” hanno trasmesso in me il “sacro fuoco” del giornalismo, dopo essermi dedicato soprattutto a racconti e poesie. Dalle redazioni scolastiche alle testate nazionali, ho alle spalle un percorso decennale di collaborazioni e tirocini tra Napoli, Roma e Milano in agenzie di stampa, periodici, giornali online, televisioni e web tv. Nel 2013 ho preso il tesserino di pubblicista e dal 2018 sono giornalista professionista. Intanto, spinto da un approccio metodico e razionale, mi dirigevo inizialmente verso studi di fisica e scienze dei materiali, per scegliere poi una formazione umanistica. Nel 2015 mi sono laureato in Filosofia proseguendo con un master in Giornalismo e una magistrale in Editoria e culture della comunicazione e della moda. Nei miei articoli racconto storie di impegno sociale e progetti di innovazione sostenibile: le scelte quotidiane di ciascuno, unite insieme, possono salvare il mondo. Credo che per stare bene con le altre persone, dovremmo essere innanzitutto in armonia con noi stessi. Le mie oasi di tranquillità? I parchi pieni di verde, le rive dei laghi e l’aria pulita delle zone di montagna. Mi piace esplorare mondi diversi dal mio: il volontariato mi ha insegnato a conoscere le esperienze di altre persone, la lettura a osservare la realtà attraverso le pagine di romanzi storici e fantasy, di saggi psicologici e manuali di comunicazione.