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16 Luglio 2020
15:30

Beatrice Ion, stella della Nazionale femminile di basket in carrozzina: simbolo di determinazione, dignità e integrazione

Nelle ultime settimane il suo nome è comparso sulle testate giornalistiche per un episodio di razzismo di cui è stata vittima. Beatrice Ion, atleta di punta della Nazionale di basket in carrozzina, non si è fatta intimorire da questo atto di estrema ignoranza, ma sottolinea quanto sia importante fare cultura per porre fine a questi episodi.

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Beatrice Ion, stella della Nazionale femminile di basket in carrozzina: simbolo di determinazione, dignità e integrazione
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Orsova è una piccola città che sorge sulle sponde del Danubio, in Romania. È qui che nasce e cresce Beatrice Ion, da 6 anni cittadina italiana e atleta di punta della Nazionale femminile di basket in carrozzina.

All’età di 3 mesi, forse a causa di un errore nella somministrazione di un vaccino, Beatrice contrae la poliomelite. Per trovare una cura alla sua invalidità, nel 2004 i suoi genitori, mamma Giorgia e papa Eduardo, si rivolgono all’ospedale Bambino Gesù di Roma. Qui ricevono ogni tipo di aiuto, la Caritas Romana mette a loro disposizione anche una carrozzina, che va a sostituire un passeggino che Beatrice usava in Romania. Poi, dopo diversi viaggi tra Italia e Romania, la famiglia Ion si stabilisce definitivamente a Roma, dove la mamma trova lavoro come colf e il padre come autista.

Beatrice comincia a giocare a basket in carrozzina giovanissima, all’età di 11 anni. Mentre segue il suo percorso di riabilitazione al Santa Lucia, la sua fisioterapista le suggerisce di incontrare coach Carlo Di Giusto per provare con il basket in carrozzina.

E con il basket è amore a prima vista. Lei che praticava il nuoto, e più di tanto non le piaceva, con la pallacanestro trova finalmente la sua dimensione e la voglia di mettersi veramente in gioco. Ed è infatti con il Santa Lucia di Carlo Di Giusto che nel 2015 a Cucciago vince lo scudetto contro la UnipolSai Cantù in una storica finale davanti a 3.500 persone.

"Non ho più smesso – commenta Beatrice -. Con il Santa Lucia ho vinto 3 campionati giovanili, 2 scudetti, 3 Supercoppe italiane, 3 Coppe Italia e ai campionati Europei di Lignano Sabbiadoro del 2018 con la Nazionale italiana sono stata eletta nello starting five della manifestazione".

Con la Nazionale femminile invece, Beatrice vince con la Turchia la prima partita della storia. Il basket diventa a tutti gli effetti la sua vita: si trasferisce prima a Porto Torres e poi a Giulianova, nella Amicacci. È qui che Beatrice Ion gioca attualmente, nella Amicacci Giulianova, una delle squadre che ha fatto la storia di questo sport in Italia, fondata da Peppino Marchionni, figura storica del movimento paralimpico, ormai quasi quaranta anni fa.

Nelle ultime settimane purtroppo il nome di Beatrice Ion è comparso sulle principali testate giornalistiche per un atto violento di razzismo di cui è stata vittima con i suoi genitori. Suo padre è anche finito in ospedale dopo essere stato aggredito fisicamente. All'incidente Beatrice ha reagito con queste parole: "L’Italia vera è quella che ci ha accolto, lo so. Ma mi ha fatto male. Per questo bisogna fare cultura, raccontare, mostrarsi". 

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.