Bicicletta e viaggi a piedi, strade senza traffico e consapevolezza: ecco il manuale per proteggere i tuoi figli dall’inquinamento atmosferico

Pediatri e neonatologi hanno stilato un vademecum per aiutare le famiglie a proteggere i propri figli dagli inquinanti presenti nell’aria. Si tratta di uno dei più grandi pericoli per i più piccoli che, dalle prime fasi della gravidanza fino al secondo anno di vita, sono estremamente vulnerabili agli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Kevin Ben Alì Zinati 11 Ottobre 2021
* ultima modifica il 11/10/2021

Non si vede, ma si vede. È l’inquinamento atmosferico, uno dei più grandi nemici per l’ambiente e per la nostra salute. Soprattutto per quella dei bambini.

È per questo che pediatri e neonatologi hanno proposto un vademecum, un manuale di istruzioni che tutte le famiglie potranno utilizzare per proteggere i propri figli dall’espiazione agli inquinanti presenti nell’aria.

Il documento, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute, nasce all’interno del progetto di ricerca “Ambiente e primi 1000 giorni”. Un nome eloquente perché quello che va dalle prime fasi della gravidanza fino ai primi 2 di vita rappresenta il momento di maggior vulnerabilità per i più piccoli.

È in questa fase che organi come i polmoni o il sistema nervoso centrale sono ancora in fase di sviluppo. E poi, pensa a quando loro o anche la donne incinte cominceranno a giocare all’aria aperta, a fare attività e gite oppure a frequentare scuole, palestre, la case degli amici: saranno esposti a un gran numero di inquinanti e a un’aria potenzialmente sempre peggiore.

Gli studi che hanno analizzato gli effetti dell’esposizione precoce agli inquinanti atmosferici – inteso dal concepimento fino al secondo anno di vita – confermano che il feto e il bambino in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili e che rischiano seriamente lo sviluppo di malattie e condizioni in grado di perdurare per tutta la vita.

La parola d’ordine è quindi ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico delle donne in gravidanza e dei bambini (sopratutto nei primi anni di vita) e quindi cercare di migliorare la qualità della nostra aria.

Il cambiamento deve partire dall’alto e a livello governativo con una serie di interventi strutturali come l’istituzione di zone 30km/h in prossimità degli edifici scolastici, la pedonalizzazione delle strade in prossimità delle scuole e la creazione e la valorizzazione dei percorsi ciclabili.

È chiaro però che la differenza la possiamo fare noi e tutte le famiglie adottando una serie di comportamenti individuali più attenti e consapevoli. Gli esperti ne hanno indicati alcuni:

  • Migliorare con la formazione e la conoscenza sul riconoscimento e la gestione degli effetti sulla salute dell’esposizione agli inquinanti atmosferici.
  • Una efficace comunicazione del rischio ambientale e soprattutto delle azioni che possono essere intraprese per mitigare gli effetti dell’esposizione all’inquinamento.
  • Ridurre il più possibile l’uso dell’auto in favore invece di una mobilità attiva spingendo per spostamenti a piedi e in bicicletta. Che, come sai, portano benefici alla salute mentale e fisica oltre a ridurre le disuguaglianze sociali e rendere gli ambienti urbani più sostenibili
  • Incentivare gli spostamenti lungo “strade secondarie” più tranquille piuttosto che le strade principali
  • Camminare sul lato del marciapiede più lontano dal traffico
  • Promuovere l’utilizzo dei trasporti pubblici quando la mobilità attiva non è fattibile.
  • Informare famiglie, amici e conoscenti che è possibile accedere alle previsioni giornaliere sui livelli di inquinamento atmosferico nelle diverse ore della giornata e suggerire che queste informazioni possano guidare le attività all’aperto, riducendo ad esempio l’esercizio fisico all’aperto in presenza di elevati livelli di inquinanti.

Fonte | Progetto primi 1000 giorni

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