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14 Aprile 2020
10:00

Chiedere scusa: perché per gli esseri umani è difficile, ma non lo è per i cani

Quando si tratta di chiedere scusa, cani ed esseri umani hanno un solo tratto in comune: un po' di sano opportunismo. Perché se Fido fa gli occhi languidi e abbassa le orecchie è per non essere cacciato via dal suo habitat. Allo stesso modo l'uomo è capace di scusarsi solo per sembrare più sensibile e affabile.

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Chiedere scusa: perché per gli esseri umani è difficile, ma non lo è per i cani
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Capo chino, orecchie abbassate, occhi languidi. Il cane chiede scusa così. È la sua tipica espressione di colpevolezza, per intenderci, quella da "cane bastonato".

Un'espressione spiegata dal biologo americano Nathan Lents nelle pagine del libro "Not So Different: Finding Human Nature in Animals", che apparteneva già nei tempi dei tempi all'antenato lupo. Assumendo una postura di difesa, chiamata Apology Bow, i lupi erano soliti abbassare la testa per evitare il contatto visivo e mettere la coda tra le gambe, nel momento in cui volevano evitare l'allontanamento da parte del branco. Un meccanismo che il lupo ha sviluppato grazie all’istinto di conservazione e che ha maturato nella sua fase evolutiva.

Allo stesso modo, i cani addomesticati ripropongono lo stesso gesto di sottomissione per non incorrere nell’allontanamento dal loro habitat e soprattutto dall’uomo. Riconoscono di aver sbagliato davanti al rimprovero del loro amico umano e, per evitare di essere cacciati via di casa, chiedono umilmente scusa.

Le scuse sociali

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A ben vedere, in queste scuse, c'è un po' di sano opportunismo, che troviamo anche tra gli esseri umani quando parliamo di "scuse sociali", ossia quegli automatismi che ci fanno dire “mi spiace” in occasioni in cui si potrebbe forse anche evitare. Scuse che possono farci sembrare persone più sensibili e corrette, e che diventano ancora più efficaci se accompagnate dalla spiegazione del perché ci stiamo scusando e dall'espressione del viso più contrita che mai.

Chiedere scusa è difficile

Ciò che invece non accomuna affatto cane ed essere umano è la difficoltà a chiedere scusa, inesistente nel primo caso, frequente nel secondo. Difficilmente un cane colto sul fatto, con un'inconfutabile prova della sua incontinenza sul divano di casa, si chiuderà in un atteggiamento orgoglioso e narcisistico; al contrario un essere umano può trovarsi seriamente in difficoltà nel proclamarsi colpevole per qualcosa che ha detto o fatto. Perché questo?

Ci sono due motivi che possono spiegare tale remora. Innanzitutto, quando si chiede scusa si abbassano le proprie difese e questo può far sentire qualcuno troppo vulnerabile e in balia dell’altra persona che in tale occasione sembra avere un ruolo da giudice, in grado di decidere o meno se concedere il proprio perdono. In secondo luogo, chiedere scusa implica l’idea di essere nel torto e per molti essere umani ammettere anche solo a se stessi di aver sbagliato, è un'operazione complicata perchè mina il senso di se stessi.

Altra differenza tra cani ed esseri umani è la palese versatilità adottata dall'umano per chiedere scusa, mentre il cane deve fare affidamento solo alla sua postura e all'espressione degli occhi. Ed esistono modi diversi per scusarsi anche a seconda del genere femminile o maschile: se infatti da una parte le donne sono più disponibili a chiedere scusa, dall'altra gli uomini sono più propensi a gesti dimostrativi. Le donne sono più inclini al confronto, al dialogo, alla comunicazione, al contrario gli uomini chiuderebbero facilmente la questione con un mazzo di rose o una scatola di cioccolatini.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.