Le conseguenze negative dell’iperprotezione (umana e naturalmente… canina)

La tendenza a mettere sotto una campana di vetro il proprio amico a quattro zampe ne ostacola la formazione caratteriale, la possibilità di sperimentare e di adattarsi all’ambiente. Ma non crediate che lo stesso atteggiamento verso gli esseri umani porti a conseguenze tanto diverse.
Rubrica a cura di Gaia Cortese
3 marzo 2020

Per quanto mi accingo a scrivere, tocca per un momento uscire dall’area cani, zona "sicura" adibita allo sgambamento dei quattrozampe. Questo perché, dopo aver parlato degli effetti di un proprietario pigro sul suo cane, vorrei affrontare il tema dell’iperprotezione, escludendo quindi anche la minima possibilità che un essere umano iperprotettivo possa lasciare sguinzagliato in area cani il proprio amico a quattro zampe.

In verità, anche fuori dall’area cani mi è capitato di incontrare qualche curioso personaggio che a distanza di tre o quattro metri mi ha intimato di non avvicinarmi con il mio cane al suo. Non ho né un rottweiler né un pitbull, ma un meticcio femmina, che dovrebbe essere un incrocio di qualche razza dedita alla caccia per lo più di piccioni. Il problema di avvicinarsi o meno era legato al fatto che qualche mese prima il suo cane aveva sofferto di diarrea e pertanto, per evitare una ricaduta, il proprietario riteneva una buona idea tenerlo lontano da tutto e da tutti.

Tralasciando i casi più disagiati, ci sono poi tutte quelle razze di cani, dai Chihuahua agli Yorkshire Terrier, che sembrano destinati a spostarsi da una parte all’altra della città in braccio alla loro proprietaria o tutt'al più nella loro borsetta. Anche per questo motivo, pochi giorni fa, non mi ha stupito vedere un cane indossare due paia di calze (rispettivamente per le zampe anteriori e per quelle posteriori) mentre sostava in un angoletto di verde al lato della strada. I cani non hanno purtroppo il dono della parola e si rassegnano alle condizioni più assurde a cui sono costretti.

Il problema è che un cane ripetutamente coccolato, ricoperto di attenzioni, rimpinzato di premietti e trasportato costantemente ad un metro di altezza, penserà sempre di essere stato messo a capo della sua famiglia, di essere il capobranco, ma nel 99% dei casi non sarà (e non si sentirà) in grado di  svolgere questo incarico in modo efficace: ecco quindi comparire in seguito a questo stato di insicurezza, nervosismo, ansia e aggressività.

Cani sotto una campana di vetro

Insomma, mettere il proprio amico a quattro zampe sotto una campana di vetro è la cosa più sbagliata che si possa fare: "La prima conseguenza dell’iperprotezione è quella di lavorare in opposizione alla formazione della resilienza – spiega Angelo Vaira, fondatore dell'approccio cognitivo-relazionale e della Scuola Cognitivo-Zoonatropologica di Pet Training -. L’iperprotezione rende i cani più fragili, mettendoli sotto una campana di vetro, infatti, non hanno possibilità di fare esperienze di tipo motorio, cognitivo ed emotivo, ma anche di semplice problem solving. E' sbagliato pensare che la sua educazione possa basarsi solo sul “seduto” o sul “terra”, sono più importanti l’”aspetta”, il ”fermati” e il “vieni”, perché rendono il cane adattabile all’ambiente che lo circonda, all’incontro con gli altri cani, ma anche con gli esseri umani. Il diritto all’errore è poi fondamentale. Oggi molti proprietari tendono ad anticipare i bisogni dei loro cani, ma sarebbe più corretto lasciar loro la possibilità di sbagliare affinché il cane apprenda le conseguenze del suo comportamento, perché fare errori significa soprattutto vagabondare e sperimentare. Privare il cane delle esperienze lo porta a essere più fragile, ne aumenta l’ansia, così come anche l’aggressivà, perche l’aggressione è una risposta a qualcosa che il cane non tollera: se ho a che fare con qualcosa che non so gestire, la evito o ne posso avere avversione".

Non solo i cani sono iperprotetti

Allo stesso modo c’è sempre più consapevolezza di un fenomeno noto come helicopter parenting, altrimenti conosciuto come iperprotezione espressa nei confronti di un essere umano, in particolare dei propri figli. Il termine indica un comportamento di controllo eccessivo da parte dei genitori, un timore esagerato che si manifesta ogni volta che i figli vengono allontanati da quella che dovrebbe essere la conquista della loro autonomia.

Indovina un po' le conseguenza di questa iperprotezione? Bassa autostima (proprio come il Chihuahua che pensa di essere un capobranco, ma non fategli toccare il suolo con le sue zampe), dipendenza dai genitori (o dal proprio proprietario, se pensiamo a un cane), aumento dell’insicurezza e scarsa socievolezza (tant'è che non mi è capitato personalmente di vedere cani iperprotetti manifestare chissà quale invito a giocare in presenza di altri cani).

“L’eccesso di protezione dei genitori sui figli è spesso dovuto da situazioni pregresse riscontrabili nella storia familiare di ciascuno – spiega Enrico Gamba, psicologo clinico e psicoterapeuta -. Stili familiari caratterizzati da livelli alti d’ansia, eventi traumatici, malattie pregresse o peggio la morte di un altro figlio possono essere alcuni dei fattori che portano i genitori ad esercitare una forma di iperprotezione sui figli. Tale atteggiamento ha primariamente un effetto negativo sui bambini dato dal meta-messaggio passato loro. Se costantemente ti dico di stare attento o ti limito nelle tante esperienze della vita, ti sto dicendo essenzialmente che il mondo è pericoloso e che, peggio, tu non sarai in grado di affrontarlo da solo. Un atteggiamento del genere può naturalmente minare l’autostima di un bambino e la sua percezione di autoefficacia, portandolo da adulto a sperimentare una forte frustrazione derivante dal non sentirsi in grado di affrontare la vita. Amare i nostri figli è piuttosto esporli quotidianamente a prove progressivamente più complesse, così che possano sperimentarsi come efficaci nella vita. Sostenerli senza sostituirsi a loro, se non in caso di un reale bisogno".

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Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti altro…