Chris Nikic, il primo ragazzo con la sindrome di Down a concludere un ironman

Solo l’inclusione e la normalità possono abbattere le barriere che ci fanno guardare alle persone con disabilità come persone impossibilitate a raggiungere i determinati obiettivi. Chris Nikic ha camminato solo a 4 anni, aveva scarso equilibrio e ha imparato ad andare in bicicletta a 15 anni. Oggi, è il primo atleta con la sindrome di Down ad aver concluso un Ironman.
Gaia Cortese 18 Novembre 2020

3,8 km a nuoto in mare aperto, 180 km in bicicletta e 42,195 km di corsa. Da compiere nel tempo massimo di 17 ore. Sono questi i numeri dell’Ironman, la prova più dura di una delle discipline più dure dello sport, il triathlon. Numeri da Ironman, anche se alla fine, in questa storia, non sono quelli che contano veramente.

Chris Nikic è un ragazzo di 21 anni, il primo atleta con la sindrome di Down a concludere un Ironman. Ci è riuscito in 16 ore, 46 minuti e 9 secondi, un tempo "interminabile" passato a nuotare, pedalare e correre (una maratona).

Si è allenato per poco più di un anno, supportato dalla famiglia, dagli amici e da un coach che è diventato, oltre che un maestro di vita, un vero amico. Come ci è riuscito? Non solo con tanto coraggio e determinazione, ma seguendo anche una chiara strategia: migliorare la propria perfomance ogni giorno dell’1 per cento. Una strategia che, Ironman a parte, Chris ha sempre seguito nella sua vita.

Da piccolo non era certo il miglior candidato per l’attività sportiva: un intervento chirurgico a cuore aperto a soli cinque mesi di età, poi un’infanzia abbastanza complicata dal punto di vista della salute. Chris è sempre stato molto debole, ha iniziato a camminare solo dopo aver compiuto i quattro anni, e non ha mai avuto un buon equilibrio. Quando ha imparato a correre, sono stati necessari diversi mesi per fargli capire che poteva abbassare le braccia e farle oscillare lungo i fianchi invece di tenerle diritte sopra la testa. E la bicicletta? Chris ha imparato all’età di quindici anni e per percorrere più di 30 metri senza fermarsi o cadere, ci ha impiegato almeno sei mesi. Chi avrebbe mai potuto pensare che questo ragazzo avrebbe concluso un Ironman?

E invece Chris ha imparato a correre, e poi a nuotare e a giocare a pallacanestro. A sostenerlo è stata anche la Special Olympics, un'organizzazione che si occupa di gioco e sport per chi ha disabilità intellettiva e/o relazionale, e che negli anni è diventata un punto di riferimento per tutte quelle persone che non hanno voluto che la propria disabilità potesse diventare un ostacolo.

Così Chris si è appassionato al triathlon, l’unica disciplina che mettesse insieme corsa, ciclismo e nuoto, i suoi sport preferiti, e ha deciso di provare a concludere un Ironman.

Quando ha tagliato il traguardo della prova finale dell’Ironman, ossia la maratona, Chris ha provato una gioia immensa, ma non ha potuto non ricordare anche la tristezza provata per i tanti “no, non puoi” che si sentono dire le persone nate con la sindrome di Down.

Dopo l'incredibile traguardo raggiunto da Chris Nikic, forse molte altre persone con disabilità crederanno con ancora maggior determinazione nelle proprie potenzialità, e i “no, non puoi” inizieranno, per forza di cose, a non avere più motivo di essere pronunciati. Perché, come ha spiegato il papà di Chris, questo traguardo "serve per affermare che si può vivere una vita di inclusione e normalità, oltre a essere un esempio per altri, piccoli e grandi con le loro famiglie che affrontano tante difficoltà, dimostrando come nessun obiettivo sia troppo lontano".