Come sta cambiando la quarantena negli altri Paesi (e cosa pensa di fare l’Italia)

Da un lato c’è la variante Omicron, molto più contagiosa ma anche meno aggressiva rispetto alle precedenti, dall’altro lato c’è una popolazione meglio immunizzata e che ha ricevuto anche la terza dose. Nel mezzo, il problema delle troppe persone assenti dal lavoro a causa della quarantena e soprattutto il bisogno di tornare alla normalità. Ecco perché diversi Paesi come Stati Uniti e Sudafrica hanno già cambiato le regole per la quarantena e si appresta a farlo anche l’Italia.
Giulia Dallagiovanna 28 Dicembre 2021
* ultima modifica il 28/12/2021

La quarantena sta per cambiare di nuovo? Probabile. In vista di un sempre più rapido ritorno alla normalità, non è da escludere che la decisione del Cts attesa per i primi giorni di gennaio possa alleggerire il periodo di isolamento per i contatti stretti di persone positive e addirittura forse per chi è positivo asintomatico. Tutto questo a patto che i diretti interessati abbiano già ricevuto la terza dose. Si passerebbe dunque a cinque giorni al posto di 7 o 10 com'è al momento. Alcuni Paesi per la verità lo hanno già fatto e l'Italia guarda in particolare al modello Stati Uniti con l'idea di premere l'acceleratore sulle vaccinazioni e ridurre l'impatto del Covid sul settore produttivo. Ma non sono gli unici ad aver cambiato le carte in tavola grazie all'arrivo dei vaccini.

La questione variante Omicron

La variante Omicron che sta tenendo in scacco le feste di Natale si è dimostrata molto più contagiosa rispetto alle precedenti. Solo in Italia abbiamo toccato il record di 54mila nuovi casi in un giorno, ma ci si aspetta che la curva cresca ancora. Il 21 dicembre nel Regno Uniti sono stati raggiunti i 134mila contagi e in Germania il 2 dicembre si arrivava a 73mila. È la prima volta dall'inizio della pandemia che si vedono questi numeri.

C'è un però. I posti letto occupati negli ospedali sono in aumento, sì, ma si mantengono pur sempre al di sotto delle soglie sfiorate durante le prime ondate di Covid. E lo possiamo sapere anche senza leggere i dati: in Italia al momento ci sono diverse regioni che rischiano di diventare gialle, ma lo scorso anno durante le feste di Natale tutto il Paese era in zona rossa. A questo risultato hanno contribuito le tre dosi di vaccino anti-Covid e la ridotta pericolosità di Omicron.

Allo stesso tempo si moltiplicano le assenze dal lavoro a causa dell'isolamento per chi è positivo e della quarantena per chi è contatto stretto. E con la futura crescita dei contagi, c'è da aspettarsi che la situazione peggiori andando a pesare su diversi settori.

La quarantena negli Stati Uniti

A partire da ieri, 27 dicembre, i CDC americani hanno comunicato delle nuove linee guida per quanto riguarda la quarantena per i vaccinati con terza dose. La novità più importante riguarda i positivi asintomatici che potranno rimanere isolati anche solo per 5 giorni, a patto che la loro rientro nella comunità indossino una mascherina per i successivi cinque giorni. Chi invece è stato esposto al contagio, e dunque è un contatto stretto, potrà addirittura evitare del tutto la quarantena, purché si impegni a indossare sempre una mascherina per almeno 10 giorni. Viene inoltre consigliato un tampone dopo cinque giorni dal possibile contagio.

Negli USA i positivi asintomatici potranno rimanere in quarantena per cinque giorni, a patto che indossino sempre la mascherina nei successivi 5

Il cambio di rotta non è giustificato solo dalla carenza di personale sul lavoro. Secondo quanto è emerso fino a questo momento, chi contrae il Covid è contagioso soprattutto durante le 48 ore prima dei sintomi e nei 2 o 3 giorni successivi agli stessi. Dunque per chi non ha mai mostrato nemmeno un colpo di tosse – e con il completamento del ciclo vaccinale è un'evenienza sempre più frequente, – non ha senso che rimanga chiuso in casa per 10 giorni. Almeno, questo è il ragionamento delle autorità sanitarie americane.

La quarantena in Sudafrica

In Sudafrica, il primo Paese travolto dalla variante Omicron, il tracciamento è ormai saltato. Per questo motivo, il governo ha deciso di cambiare strategia. La quarantena per i contatti stretti è abolita, a patto che questi siano asintomatici naturalmente, e si è deciso di accelerare con la somministrazione dei vaccini.

Al 26 dicembre, solo il 26% della popolazione aveva ricevuto anche la seconda dose. E questa probabilmente è una delle ragioni per cui la nuova variante ha potuto diffondersi con molta facilità. Ora le autorità vogliono aumentare la copertura vaccinale per evitare di ritrovarsi ancora con un aumento incontrollato di contagi. Il contact tracing rimane solo per i grandi focolai e le altre restrizioni sono praticamente ridotte al minino. Certo, l'età media degli abitanti, che si aggira attorno ai 26 anni, è sicuramente una buona base per potersi permettere maggiori allentamenti nelle misure.

Il lockdown per i non vaccinati

In Austria e in Germania hanno optato per una strategia ancora diversa: mettere in lockdown solo chi non ha voluto vaccinarsi. Ormai più di 3 settimane fa, Angela Merkel, a un passo dalla fine della sua legislatura, aveva stabilito che i no vax non potessero più accedere a ristoranti, bar, mostre, cinema, teatri, eventi culturali e così via. Un formula chiamata delle 2G: geimpft und genesen, vaccinato e guarito. I primi risultati si vedono ora: il 27 dicembre i nuovi casi erano "solo" 18mila.

Un piano molto simile è stato messo in atto anche dal governo austriaco, che ha provato in questo modo anche a scongiurare una fine anticipata della stagione sciistica. I nuovi casi sono crollati: dagli oltre 15mila del 24 novembre agli appena 1.500 di ieri.

Vedremo ora quale sarà la decisione del governo italiano di fronte all'avanzata di una variante diversa dalle precedenti e a una popolazione che per il 56,97% (degli aventi diritto) ha ricevuto già anche la terza dose.

Fonti| CDC; Gov.UK; Robert Koch Institut

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