Continua la crisi vulcanica dei Flegrei senza allarmismi. Ma in caso di eruzione sapreste cosa fare?

Ancora scosse legate ai fenomeni di pressurizzazione del sistema idrotermale. Il rischio di eruzione è basso ma cosa fare se la situazione dovesse cambiare?
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Andrea Di Piazza Geologo specializzato in Green Management
30 Agosto 2023 * ultima modifica il 01/09/2023

Trema ancora l’area dei Campi Flegrei, il grande vulcano del napoletano che negli ultimi anni ha ricordato a tutti la sua intensa attività attraverso quel fenomeno conosciuto col nome di "bradisismo". La caldera flegrea infatti è caratterizzata da importanti movimenti verticali del suolo, legati al relativo riscaldamento e pressurizzazione dei fluidi localizzati nel sistema di alimentazione più superficiale del vulcano. Un fenomeno accompagnato da una serie di variazioni dei parametri geofisici e geochimici, come testimoniano i dati raccolti e monitorati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che spesso provocano inquietudine nella popolazione residente. Cosa sta succedendo dunque ai Campi Flegrei e quale può essere l’evoluzione futura?

 

Sciami di terremoti

Negli ultimi mesi l'area dei Campi Flegrei è stata interessata da un aumento del numero di terremoti, la maggior parte non avvertibili dalla popolazione. Nella settimana dal 14 al 20 agosto 2023, l’area è stata interessata da 203 terremoti di cui 135 registrati nel corso di tre sciami sismici differenti. Il primo ha avuto luogo nella tarda serata del 15 agosto ed è stato caratterizzato da 9 eventi, centrati nell’area di Pozzuoli, con magnitudo massima 1.5. Il secondo sciame ha avuto luogo la mattina del 16 agosto, con 11 terremoti di magnitudo massima pari a 1.8 sempre localizzati nella zona di Pozzuoli. Mentre il terzo sciame, il più intenso, è avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 agosto ed è stato caratterizzato da ben 115 eventi con magnitudo massima 3.6, localizzati nell’area di Solfatara, Pisciarelli, Accademia. Nella settimana dal 21 al 27 agosto sono stati invece 68 i terremoti registrati, con magnitudo massima 2.6, di cui 44 nel corso del quarto sciame sismico avvenuto nella nottata del 21 agosto.

Si tratta di eventi che si sommano agli oltre 3.300 registrati da inizio anno nell’area flegrea e che ultimamente vengono avvertiti anche in alcune periferie di Napoli. La profondità dei terremoti è quasi sempre compresa tra poche centinaia di metri e i 4 km di profondità, a conferma del fatto che gli eventi interessano la zona di alimentazione più superficiale del sistema vulcanico. Ma non sono le uniche variazioni geofisiche osservate.

Deformazione del suolo e monitoraggio geochimico

Come anticipato, una delle caratteristiche principali del bradisismo è la variazione del livello del suolo. Da novembre 2005, anno in cui è iniziato l’attuale processo inflattivo, il sollevamento del suolo registrato alla stazione GPS del Rione Terra, nei pressi del porto di Pozzuoli, è di circa 111 cm di cui 78 cm da gennaio 2016. Da gennaio 2023 il valore medio della velocità di sollevamento nell’area di massima deformazione è di circa 15±3 mm/mese, con lievi riduzioni, come quella registrata da fine maggio a tutto giugno 2023.

Anche la temperatura del suolo, rilevata tramite infrarosso, mostra degli incrementi nelle zone de La Solfatara e di Antiniana mentre si mantiene su valori stabili nella zona di Pisciarelli. L’incremento medio delle temperature misurate a circa 10 cm di profondità nel suolo è di oltre 6 °C sul periodo 2002-2023.

La composizione dei gas che fuoriescono dalle fumarole e gli altri parametri geochimici monitorati confermano il perdurare dei trend pluriennali di riscaldamento e pressurizzazione del sistema idrotermale che ha raggiunto un massimo nel luglio 2020, per poi invertirsi fino ai primi mesi del 2022, quando è iniziato un nuovo trend d’aumento fino a settembre 2022. I campioni degli ultimi mesi non sembrano però mostrare un trend definito. Al momento dunque non ci sono segnali di preoccupazione per un’evoluzione a breve termine dell’attività, così come anche specificato nei comunicati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Serie temporali delle variazioni in quota delle stazioni di RITE (Pozzuoli – Rione Terra), ACAE (Accademia Aeronautica), SOLO (Solfatara) e STRZ (Pozzuoli – Cimitero) dal 1 gennaio 2011 al 13 agosto 2023 (Bollettino Settimanale 21-27 agosto 2023 dell'INGV).

Livello di “attenzione” ai Flegrei

Negli ultimi anni, così come già avvenuto in passato, la parte superficiale del sistema di alimentazione del vulcano è stato soggetta ad un aumento della pressione per l'arrivo di fluidi profondi, una sorta di "sudore" del magma, che ha riscaldato e pressurizzato la zona idrotermale. Questa interazione sta provocando l'espansione del mix roccia-fluido e dunque il sollevamento osservato in superficie. Secondo gli esperti, però, non è possibile escludere totalmente che in profondità stia contemporaneamente avvenendo l'iniezione di piccole porzioni di magma, ma la probabilità di un'eruzione a breve termine è relativamente bassa. Per queste ragioni, dal 2012 i Campi Flegrei sono entrati in un livello di allerta “gialla”, ovvero “di attenzione” che precede quelli “arancione” e “rosso”, che introducono rispettivamente al preallarme e all’allarme.

Come confermato da un recente studio apparso sulla rivista Communications Earth & Environment, continue fasi di inflazione e deflazione avrebbero indebolito la crosta dei Campi Flegrei che adesso è più soggetta a rottura e dunque a terremoti. Secondo gli autori dello studio, che avevano previsto l’aumento di sismicità nel tempo, si potrebbero verificare le condizioni per la formazione di fratture profonde che faciliterebbero la risalita di magma, ma, allo stesso tempo, ciò potrebbe non verificarsi a causa della depressurizzazione del sistema idrotermale, che al contrario favorirebbe l’arresto del sollevamento del suolo e, quindi, la ripresa di un lento abbassamento.

Ad ogni modo è bene essere pronti a qualsiasi evenienza. Nel caso di una progressione dei fenomeni verso condizioni eruttive, data la complessità del sistema vulcanico, non è possibile ad oggi prevedere con certezza quando e dove avverrà la prossima eruzione. Non è possibile poi prevedere che tipo di eruzione sarà: effusiva? Fortemente esplosiva? Inoltre non è possibile escludere che la ripresa dell’attività eruttiva avvenga da più bocche contemporaneamente, né prevedere la durata dell’attività. Come comunica il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, da uno studio probabilistico effettuato (che ha considerato gli ultimi 5 mila anni di attività dei Campi Flegrei) è emerso che, in caso di ripresa dell’attività, si avrebbe circa il 95% di probabilità che si verifichi un’eruzione minore o uguale a quella di taglia “media” (una colonna eruttiva di circa 12km di altezza e la formazione di flussi piroclastici).

Come dovrebbe comportarsi la cittadinanza nel caso di una condizione di “pre-allarme” o di “allarme”?

Il Piano Nazionale di Protezione Civile Campi Flegrei

L’area dei Campi Flegrei è stata divisa in zone rosse e gialle a seconda del grado di esposizione della cittadinanza ai fenomeni vulcanici e dunque all’urgenza di una loro eventuale evacuazione.

La zona rossa è l’area che va preventivamente evacuata in caso di passaggio al livello di “allarme”. Si tratta infatti di zone che potrebbero essere interessate dai fenomeni vulcanici più violenti come i flussi piroclastici. Sono ricompresi in zona rossa i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, per intero; parte dei Comuni di Giugliano in Campania, di Marano di Napoli e alcune municipalità del Comune di Napoli. Nell'area vivono circa 500mila abitanti.

La zona gialla è invece l’area, esterna alla zona rossa, che in caso di eruzione è esposta ad una significativa ricaduta di ceneri vulcaniche. Le ceneri provocano enormi danni a edifici e infrastrutture (collasso dei tetti, ingorgo dei sistemi fognari, collasso delle linee elettriche ecc…) per cui, per quest’area, potrebbero essere necessari allontanamenti temporanei della popolazione che risiede in edifici resi vulnerabili o difficilmente accessibili dall’accumulo di ceneri. Nella zona gialla ricadono i Comuni di Villaricca, Calvizzano, Marano di Napoli, Mugnano di Napoli, Melito di Napoli e Casavatore e 24 quartieri del Comune di Napoli. Nell'area vivono oltre 800mila abitanti.

Nella fase di “preallarme”, le persone che vogliono allontanarsi possono farlo ma solo autonomamente, raggiungendo una sistemazione alternativa (es. seconda casa, da parenti o amici, casa in affitto) e ricevendo un contributo economico da parte dello Stato.

Alla dichiarazione di “allarme”, invece, tutta la popolazione deve abbandonare la zona rossa e può scegliere di farlo in modo autonomo o assistito. Il tempo complessivo stimato per questa operazione è di 72 ore (3 giorni) di cui le prime 12 ore dedicate alla predisposizione delle necessarie misure di regolazione del traffico e a consentire la preparazione dei propri effetti personali, le successive 48h impiegate a far partire la popolazione da tutti i Comuni della zona rossa (secondo un cronoprogramma definito nei piani comunali, in maniera cadenzata) e infine le ultime 12 ore come margine di sicurezza per la gestione di eventuali criticità e per consentire l’allontanamento anche degli operatori del sistema di protezione civile.

Per chi sceglie di essere assistito è stato definito uno schema di gemellaggio che prevede il trasferimento della popolazione dei Comuni in zona rossa nelle Regioni e Province autonome italiane. In questo caso, le persone vengono convogliate nelle “Aree di attesa”, definite nel Piano di protezione civile di ogni Comune, e spostate alle “Aree di incontro”, individuate fuori dalla zona rossa, con pullman messi a disposizione dalla Regione Campania. Il loro successivo trasferimento verso i “Punti di prima accoglienza” nelle Regioni e Province autonome gemellate è previsto con pullman, treni o navi a seconda delle destinazioni.

Chi sceglie invece di spostarsi autonomamente, con il proprio mezzo di trasporto, dovrà seguire esclusivamente i percorsi stradali di uscita dalla zona rossa stabiliti nel Piano di allontanamento. Chi sceglie la sistemazione alternativa fornita dallo Stato dovrà proseguire verso i “Punti di prima accoglienza” individuati nelle Regioni e Province autonome gemellate; in alternativa chi sceglie di ricevere il contributo di autonoma sistemazione potrà proseguire verso la sistemazione alternativa individuata autonomamente.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il materiale messo a disposizione sul sito del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

Dopo una laurea in Geologia ed un dottorato di ricerca presso l'Università degli Studi Roma Tre, ha lavorato come ricercatore presso altro…