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3 Marzo 2023
18:00

Cos’è lo stimming e come aiuta a gestire gli stimoli (non solo per le persone con autismo)

Si tratta di comportamenti ritmici e ripetitivi che solitamente vengono associati a persone con autismo, ma in realtà possono essere messi in atto da tutti in risposta a stimoli dall'ambiente esterno o a una crisi emotiva.

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Cos’è lo stimming e come aiuta a gestire gli stimoli (non solo per le persone con autismo)
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Lo stimming è essenzialmente un comportamento autostimolante che aiuta le persone a concentrarsi o a gestire lo stress o l’ansia. Questo può includere qualsiasi cosa, dall’esecuzione di movimenti ripetitivi alla ripetizione di parole o frasi specifiche.

Questi comportamenti sono noti anche come stereotipi e non sono esclusivi dell’autismo. Possono verificarsi in persone con vari difetti sensoriali o neurologici, in quelle con ADHD o persino in persone senza alcun tipo di patologia.

Lo stimming si riferisce a quei comportamenti ritmici e ripetitivi che vengono riprodotti in modo stereotipato e che la persona utilizza per autoregolarsi internamente. Questa autostimolazione può coinvolgere uno qualsiasi dei cinque sensi e assumere molte forme.

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Questo comportamento serve a fornire alla persona quegli stimoli che non riceve dall’ambiente. Può avere anche la funzione opposta, ovvero quella di distrarre o “proteggere” la persona da un ambiente troppo stimolante. Inoltre questi comportamenti favoriscono la gestione di una crisi emotiva, ovvero aiutano a regolare le emozioni troppo intense e a ridurre lo stress. Infine, può essere il modo in cui la persona esprime il proprio disagio, in modo che l’ambiente riduca le richieste o offra supporto o sostegno.

I comportamenti ripetitivi intensi o costanti possono essere dannosi se impediscono alle persone di impegnarsi in attività importanti, se causano danni agli altri o a se stessi, se distraggono le altre persone o, se vengono percepiti come strani da altri, avendo così conseguenze sociali per i soggetti che li mettono in atto, rendendo loro più difficile fare amicizia o trovare un lavoro.

Nei casi in cui non è di ostacolo per la persona questo tipo di comportamento andrebbe compreso e rispettato, alla luce delle funzioni che svolge per chi lo svolge. E questo perché costituisce un meccanismo di coping utile e molto rilevante.

Laureata in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia, si occupa di sostegno psicologico per individui, coppie e famiglie con particolare attenzione alle dinamiche relazionali e al contesto socio-famigliare, esercitando la libera professione in Lombardia. É esperta in particolar modo nel trattamento di ansia, disturbi dell’umore, problematiche relazionali e sessuali e gestione del trauma attraverso la tecnica EMDR. Si è affacciata al mondo della psicodiagnostica frequentando un master in psicodiagnostica integrata presso l'istituto IRPSI (Milano). Inoltre, conseguendo un Master in psicologia Giuridica, ha affrontato tematiche quali: affido, separazione e maltrattamento e/o abuso ed ha maturare esperienza peritale come ausiliario di CTU.