Dalle Alpi una nuova speranza per il gipeto, il rapace che era sparito dai cieli italiani all’inizio del Novecento

Il gipeto come specie nidificante è stato dichiarato estinto in Italia dallo Iucn nel 1969. Gli attuali esemplari sono il frutto di un progetto internazionale di reintroduzione iniziato nel 1986. La buona notizia è che il numero delle coppie presenti sulle Alpi è in aumento, anche se sono ancora pochissime e per questo particolarmente tutelate.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
28 agosto 2020

Fino a pochi anni fa avvistare un gipeto, noto anche come avvoltoio barbuto, era un evento più unico che raro. Più di recente qualcosa sembra essere cambiato in Italia. Questo magnifico rapace sta tornando a nidificare nell'area alpina e a sorvolare i nostri cieli. Il Gypaetus barbatus – è questo il nome scientifico del gipeto – è inserito dal comitato italiano dello Iucn (l'Unione internazionale per la conservazione della natura) nella categoria CR, ovvero "in pericolo critico". Tradotto, è a un passo dall'estinzione.

A dir la verità, già nel 1969 lo Iucn aveva dichiarato il gipeto estinto in Italia come specie nidificante, e risale al lontano 1913 la notizia dell'ultimo abbattimento, in Valle d'Aosta. Ma a partire dal 1986 è stato avviato un programma internazionale di reintroduzione, che sembra dare i suoi frutti. Il trend della popolazione è infatti in aumento negli ultimi anni: attualmente sulle Alpi sono presenti 57 coppie, ma basta pensare che nel 2007 la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ne stimava 14 lungo tutto l'arco alpino. Il tracciamento satellitare degli esemplari nati in cattività ha permesso e tuttora permette di definire meglio l'areale di questa specie e di comprendere meglio il suo comportamento e la sua biologia riproduttiva.

Attenzione a non abbassare la guardia. Stiamo pur sempre parlando di un numero estremamente esiguo di esemplari. Ragion per cui il gipeto viene citato nell'Allegato I della Direttiva Uccelli (79/409/CEE) ed è considerato una specie particolarmente protetta in Italia ai sensi della legge 157/1992. Oggi uno dei principali motivi di perdite di gipeti, siano essi reintrodotti oppure nati da covate naturali, non è però da attribuire all'uomo (anche se ci mette sempre un po' il suo zampino), bensì sono le aggressioni da parte delle aquile reali, con cui entrano in competizione per il controllo del territorio.

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…