La lontra rischia di sparire dall’Italia: che cosa occorre per preservare questa specie

Ridotta a poche centinaia di esemplari, per lo più concentrati nell’Italia centro-meridionale, la specie Lutra lutra non se la passa bene all’interno dei confini nazionali. Ma nuove speranze arrivano dal suo incremento demografico e dalla maggiore attenzione da parte delle istituzioni rivolta a salvaguardare i nuclei esistenti.
Rubrica a cura di Federico Turrisi
31 luglio 2020

Ormai l'abbiamo capito, nell'Antropocene la vita per gli animali è sempre più difficile. Prendiamo il caso della lontra europea (nome scientifico Lutra lutra). Un tempo la lontra era diffusa in tutto il nostro paese, adesso la specie è tra le più minacciate della fauna selvatica italiana. Tant'è che il comitato italiano dello Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura, l'ha inserita nella categoria EN (cioè Endangered) valutandola come specie in pericolo.

Attualmente la lontra è presente principalmente lungo i corsi d'acqua di Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. Di recente è stato confermato il ritorno nella valle del Sangro, in Abruzzo, e anche in alcune zone dell'Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, con alcuni esemplari provenienti da colonie rispettivamente austriache e slovene. Un esemplare ritrovato investito in Valtellina nel 2012 ha spinto i biologi a ipotizzare la presenza di nuclei residui in Svizzera che potrebbero espandersi nei bacini italiani.

Anche se la popolazione è in crescita, il numero di lontre resta comunque esiguo: la loro consistenza numerica è stimata infatti in 220-660 individui. In Italia la lontra è stata dichiarata specie particolarmente protetta già nel 1977, ma – fa notare la scheda tecnica dello Iucn – buona parte del territorio che occupa non gode di nessuna forma di tutela. Un importante passo in avanti è stato fatto nel 2011 quando è stato pubblicato il Piano d’Azione Nazionale per la Conservazione della Lontra, un corposo documento di quasi 300 pagine che indica le strategie di interventi ad Aree protette, Regioni ed Enti locali per tutelare questo animale.

Le minacce principali alla sua sopravvivenza rimangono l'inquinamento dei fiumi e dei laghi (secondo l'Annuario dei dati ambientali 2019 dell’Ispra, solo il 43% dei nostri fiumi e il 20% dei nostri laghi sono in stato ecologico buono o elevato) e la cementificazione degli argini, senza contare poi le collisioni accidentali con le automobili in transito e le uccisioni illegali dovute più che altro al conflitto con la pesca e l'allevamento ittico. Insomma, niente di nuovo: l'uomo sottrae o altera l'habitat delle specie animali selvatiche portandole sull'orlo dell'estinzione. Oltre ai piani d'azione, per salvare la lontra bisogna partire innanzitutto da una riformulazione del rapporto uomo-natura.

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Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un altro…