Dallo scarto di un tronco nascono nuovi volti: Andrea Gandini e la sua rivoluzione artistica per le strade di Roma

Un giovane artista trasforma i tronchi mozzati in giro per Roma in opere d’arte, unendo il recupero dei materiali a una visione differente di ciò che ai nostri occhi non è altro che uno scarto. Nel suo garage, Andrea accumula oggetti e materiale da utilizzare in futuro per creare qualcosa di nuovo. E il risultato ti lascerà sbalordito.
Sara Del Dot 23 luglio 2020

Restituire dignità a un tronco mozzato dandogli un nuovo volto. È una delle attività artistiche di Andrea Gandini, abruzzese classe 1997, che ha scelto il legno come materiale prediletto per le sue sculture. In particolare, si dedica a intagliare i resti degli alberi amputati che si trovano in giro per Roma, resti che ormai non appartengono a nessuno se non al pezzo di strada in cui sono incastonati.

E ciò che per molti può rappresentare uno scarto, qualcosa di cui liberarsi, per Andrea diventa materia prima preziosa per studiare nuovi modi di modellare un materiale resistente eppure delicato, che comunica molto con il contesto in cui è inserito e che offre, nella forma di resto di tronco, un appoggio perfetto per agirvi con stabilità.

Così, dal legno intaccato dallo smog e dai movimenti della città, nascono opere sempre diverse, che emergono pian piano dal tronco mentre viene lavorato. Un lavoro che si inserisce perfettamente nella realtà urbana in cui viene realizzato, tra gli abitanti del quartiere che, incuriositi, si fermano a fare domande, scattare foto, chiedere informazioni, conoscere.

Opere simboliche, con un profondo significato. Come quella intitolata "Lui e lei", contro la violenza sulle donne, posizionata all'ingresso del Comune di Monterotondo, che raffigura due volti, uno di donna e uno di uomo, entrambi dotati di una doppia faccia.

E se ti stai domandando se sia legale oppure no, beh non c’è una risposta esatta. L’attività artistica di Andrea infatti si inserisce in una sorta di zona grigia che gli permette di esprimere la propria creatività senza che nessuno vi possa, come dice lui, “mettere il cappello”. Un lavoro che è unicamente suo e che offre alla cittadinanza e al mondo come esempio di recupero di materiali di scarto e come prova che un’opera d’arte può nascere anche da ciò che non ti aspetteresti mai.