Di che cosa si occupa il World Food Programme, vincitore del premio Nobel per la pace 2020?

Con 86,7 milioni di persone assistite in 83 paesi ogni anno, il World Food Programme (WFP), la cui sede è a Roma, è la principale organizzazione umanitaria e agenzia delle Nazioni Unite impegnata a fornire assistenza alimentare nelle emergenze e a cooperare con le comunità per combattere la malnutrizione.
Federico Turrisi 9 ottobre 2020

Quest'anno i nomi famosi in lizza per il premio Nobel per la pace erano numerosi: dall'attivista svedese Greta Thunberg all'Organizzazione Mondiale della Sanità, dal movimento pro-democrazia di Hong Kong al dissidente russo Aleksej Navalny. Ma alla fine l'ha spuntata il World Food Programme (WFP), l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare nel mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La motivazione che ha spinto il Comitato per il Nobel norvegese ad assegnare il prestigioso riconoscimento proprio al WFP è legata all'impegno di questa istituzione nella lotta contro la fame e ai suoi sforzi "per prevenire l'utilizzo della fame come arma di guerra".

Dal 1961, anno della sua fondazione, l'obiettivo delle attività che supporta il World Food Programme è proprio questo: lavorare con le comunità più fragili per garantire l'approvvigionamento di cibo nell'immediato, migliorare la sicurezza alimentare e costruire un sistema più resiliente nel medio-lungo periodo.

Con oltre 17 mila dipendenti in tutto il mondo e con 86,7 milioni di persone assistite in 83 paesi ogni anno, il World Food Programme è la principale organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite. Non tutti sanno che la sua sede è a Roma, dove si trovano altre due importanti agenzie delle Nazioni Unite, la Fao (l'Organizzazione internazionale per l'alimentazione e l'agricoltura) e l'Ifad (il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo), con cui il WFP lavora a stretto contatto.

Le attività del WFP si concentrano in particolare nell' assistenza d’emergenza; tant'è che circa due terzi dei suoi interventi si svolgono in paesi colpiti da conflitti, dove il rischio per le popolazioni di essere colpiti dalla malnutrizione è di gran lunga superiore rispetto ai paesi in pace. Ma il World Food Programme interviene anche in casi di disastri naturali (terremoti, alluvioni, siccità e quant'altro), fornendo assistenza alimentare alle vittime. Non solo. Una volta terminata l'emergenza, il WFP aiuta le comunità a ripristinarne i mezzi di sostentamento, in un'ottica di sviluppo e di rafforzamento della resilienza delle popolazioni colpite da crisi prolungate nel tempo.

Ricordiamo che l'obiettivo numero 2 degli SDGs (i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite) è proprio sconfiggere la fame. Oggi nel mondo ci sono circa 800 milioni di persone denutrite nel mondo (i Paesi più colpiti sono ovviamente quelli in via di sviluppo) e la malnutrizione provoca quasi la metà (45%) delle morti nei bambini al di sotto dei cinque anni. L'obiettivo fame zero da raggiungere entro il 2030 sembra un traguardo lontanissimo. Ogni giorno però il World Food Programme cerca di avvicinarlo attraverso le sue iniziative. Garantire cibo e acqua a tutti non è solo una questione di giustizia, ma soprattutto è uno degli strumenti più efficaci per limitare guerre e conflitti nel mondo.