È un traguardo raggiungibile lo stop alle vendite di auto a benzina e diesel in Italia entro il 2035?

Pochi giorni fa la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno presentato da Giuseppe Chiazzese (MoVimento 5 Stelle), che indica come strada da seguire quella che porta al bando dei veicoli con motore a combustione interna entro il 2035. Le vendite di auto elettriche ed ibride stanno crescendo, ma al momento appare inverosimile raggiungere tale obiettivo in così breve tempo.
Federico Turrisi 16 ottobre 2020

L'Italia è pronta alla rivoluzione della mobilità elettrica di massa? In alcuni paesi del Nord Europa si vedono circolare sempre più auto private elettriche. Prendiamo il caso della Norvegia: le immatricolazioni di veicoli elettrici rappresentano più della metà del totale e hanno ormai superato quelle di veicoli alimentati a benzina o diesel. Questo è stato possibile grazie soprattutto a massicci incentivi statali e alla costruzione di un'adeguata infrastruttura per la ricarica dei veicoli stessi.

L'italia è decisamente più indietro, ma qualcosa comincia a muoversi. Pochi giorni fa è stato approvato dalla Camera dei Deputati un ordine del giorno proposto dall'onorevole Giuseppe Chiazzese (MoVimento 5 Stelle) con cui si indica come obiettivo da raggiungere entro il 2035 lo stop alla vendita di automobili con motore termico. La Norvegia poc'anzi citata intende raggiungere questo stesso risultato tra cinque anni.

Chiaramente l'ordine del giorno non rappresenta un obbligo, ma è più un invito a cambiare le cose e a iniziare la discussione sul tema, al fine di porre le basi per un futuro provvedimento. "Facciamo un importante passo in avanti verso un obiettivo che è già realtà in altri Paesi europei", ha scritto l'onorevole Chiazzese sulla sua pagina Facebook. "Da un lato concorriamo a rispettare gli obiettivi del Pniec, il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (6 milioni di vetture elettriche nel 2030 sulle strade italiane), dall’altro diamo il tempo all’industria automotive di riconvertirsi e di riqualificare le competenze dei lavoratori".

Certo, dal mercato automobilistico arrivano segnali incoraggianti. Stando ai dati pubblicati dall'associazione Motus-E, nel mese di settembre 2020 le vendite di auto full electric e ibride plug-in hanno fatto registrare rispettivamente un +234% e un +275% in confronto all'anno precedente. Merito anche degli incentivi messi a disposizione dallo Stato e da ciascuna Regione per l'acquisto di mezzi ecologicamente più sostenibili.

Ma bisogna fare anche i conti con la realtà. Due sono i principali punti critici nel nostro Paese. Il primo, le colonnine di ricarica in Italia non sono diffuse in maniera abbastanza capillare da far fronte a un eventuale boom di veicoli elettrici. In secondo luogo, bisogna aumentare (e anche di molto) la quota delle rinnovabili all'interno del mix energetico nazionale: attualmente siamo fermi al 34%. Di fronte a una maggiore richiesta di energia elettrica, non possiamo certo affidarci alle fonti fossili (carbone, petrolio, gas).

Nel frattempo dobbiamo sperare che nel settore delle batterie l'innovazione tecnologica continui a sviluppare soluzioni sempre più interessanti (in termini di efficienza, maggiore autonomia, minore peso eccetera) e soprattutto meno impattanti per l'ambiente. Se vogliamo ridurre le emissioni di gas serra e allinearci agli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi la parola d'ordine è solo una: decarbonizzazione.