Elettrosensibilità: l’allergia ai campi elettromagnetici che stravolge la tua vita e quella di chi ti vuole bene

Mal di testa, nausea, vertigini, perdita di memoria e concentrazione. Sono solo alcuni degli effetti che dispositivi elettronici come cellulari, tablet, modem e computer hanno sulla salute di chi è affetto da elettrosensibilità. Possiamo definirla allergia al Wi-Fi, ma si tratta di una patologia molto più strutturata e debilitante. E, a quanto pare, sempre più diffusa.
Sara Del Dot 16 novembre 2018
* ultima modifica il 25/03/2019

L’11 giugno 2015 Jenny Fry, una ragazzina inglese di soli 15 anni, è stata trovata da sua madre impiccata a un albero accanto alla sua scuola, dove quel giorno era stata segnalata assente. Il motivo del suo gesto, spiegato in seguito dalla madre Debra, ha dell’incredibile: Jenny Fry da tempo soffriva di un’allergia al Wi-Fi presente nella struttura scolastica, che da alcuni anni aveva sul suo corpo effetti estremamente dolorosi che l’hanno perseguitata fino al punto da indurla a togliersi la vita: mal di testa, vertigini, cali di concentrazione ma anche paralisi muscolare e, negli ultimi tempi, addirittura incontinenza.

Sembra impossibile, per tutti noi che non possiamo concepire una vita priva di perpetua connessione, eppure gli stessi medici hanno in seguito potuto confermare che quei disturbi, che per anni erano stati attribuiti a un ipotetico squilibrio ormonale dovuto all’età adolescenziale, in realtà derivavano dall’estrema sensibilità di Jenny alle onde elettromagnetiche derivanti dalla connessione senza fili presente tra le mura scolastiche. Infatti, le sue condizioni di salute miglioravano non appena si allontanava dalla struttura o andava in vacanza, e peggioravano notevolmente non appena vi faceva ritorno.

Questa patologia non è così rara come si pensa. Sono diverse, in tutto il mondo, le persone che percepiscono dolore e malessere in presenza di dispositivi come telefoni cellulari o altre sorgenti di campi elettromagnetici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratterebbe di circa il 3% della popolazione mondiale. E, con l’avanzare del tempo e l’aumento delle segnalazioni, sono stati riconosciuti con il termine elettrosensibili.

Cos’è l’elettrosensibilità

Potremmo chiamarla semplicemente “allergia al Wi-Fi”, ma sarebbe un cortese eufemismo. Perché l’elettrosensibilità consiste in realtà in una condizione estremamente debilitante che impedisce a chi ne soffre di trascorrere del tempo più o meno prolungato in prossimità di sorgenti di campi elettromagnetici (CEM). Sto parlando, ad esempio, di cellulari, televisione, modem, computer portatili, reti telefoniche, forni a microonde.

Le conseguenze fisiche di trovarsi in un luogo in cui sono presenti questi dispositivi sono molto spiacevoli e inibiscono la vita di chi ne soffre sotto svariati punti di vista: forti mal di testa, nausea, importanti cali di concentrazione, stanchezza, eruzioni cutanee e sfoghi, irritabilità, sbalzi di pressione, palpitazioni, dolori muscolari e perdita di memoria, solo per citarne alcune. Sembra inoltre che l’allontanamento dai CEM consenta una riduzione del disturbo, che si ripresenta però non appena il malato ci si trova nuovamente a contatto. Tutto questo si ripercuote sì sulla salute fisica del singolo individuo, ma anche e soprattutto sulla sua quotidianità, sui suoi rapporti sociali, sulla sua vita lavorativa, anche perché queste reazioni collaterali e incontrollate si manifestano in condizioni elettromagnetiche che le persone comuni riescono a sopportare tranquillamente.

La Svezia è l’unico Paese ad aver riconosciuto l’elettrosensibilità come patologia.

Come si può lavorare in un ufficio se non si è in grado di stare davanti al computer? Come si può viaggiare se il Wi-Fi dell'hotel raggiunge anche gli angoli più remoti di ogni stanza? Come si può camminare per strada e fermarsi a chiacchierare con un amico se quest’ultimo passa tutto il tempo con il cellulare in mano? Sono solo alcune di tutte le questioni che si impongono nella vita di una persona affetta da elettrosensibilità. Che, nel peggiore dei casi, è costretta a ritirarsi lontano dalla città, senza alcun tipo di connessione, spesso imponendo involontariamente questa scelta anche alla propria famiglia.

Cosa sono i CEM: campi elettromagnetici

I CEM, ovvero i campi elettromagnetici, sono fenomeni fisici e nascono dall’interazione tra campo elettrico e campo magnetico. Non possiamo vederli, ma sono ovunque intorno a noi. Sono presenti anche in natura, generati dalla radiazione solare, dal magnetismo terrestre e dall’atmosfera, ma quelli cui si presta maggiore attenzione sono, ovviamente, quelli generati artificialmente.

I CEM possono presentare frequenze diverse, che interagiscono con il nostro organismo in modi differenti. Quelli ad alta frequenza sono solitamente compresi nella banda tra le radiofrequenze e le microonde e vengono generati da dispositivi come cellulari, Wi-Fi, telefoni cordless, stazioni radio base, radar e antenne. Quelle a bassa frequenza invece sono riconducibili a fonti come gli impianti elettrici delle abitazioni, elettrodotti, computer, televisioni ed elettrodomestici in generale.

Riconoscimento scientifico

Al momento l’Oms non ha ancora riconosciuto l’elettrosensibilità come una malattia vera e propria, eppure ne riconosce i sintomi. È complicato infatti certificare clinicamente che livelli inferiori a quelli definiti come standard internazionali di sicurezza possano causare dei veri e propri disturbi. Quindi, pare sia stato confermato che le problematiche ci sono e sono reali, ma il rapporto di causa effetto va ancora verificato.

Ad oggi la Svezia è l’unico Paese ad aver ufficialmente riconosciuto l’elettrosensibilità come patologia vera e propria, tanto da avere messo a disposizione per gli oltre 230.000 malati che vivono entro i suoi confini, la possibilità di avere a disposizione un sussidio e un ambiente di lavoro adeguato alla loro condizione. Ma anche in altri luoghi inizia a farsi largo l’idea che l’elettrosensibilità possa non essere solo una suggestione collettiva. Ad esempio, sul sito di United Stated Access Board, l’agenzia federale indipendente americana che promuove l’uguaglianza e la parità in favore delle persone affette da disabilità, viene dichiarato che, secondo l’Americans with Disabilities Act (ADA) e altre leggi americane, gli edifici pubblici e commerciali devono fornire sistemazioni adatte (valutate caso per caso) alle persone che soffrono di elettrosensibilità o sensibilità chimica multipla.

Anche in Europa qualcosa si muove: nel 2011, il Consiglio d’Europa cita l’elettrosensibilità all’interno di una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici). E in alcuni Stati sono state adottate misure concrete e quasi insperate: a Madrid, nel 2011, un professore ha ottenuto il prepensionamento perché affetto da elettrosensibilità. Cinque anni dopo, un dipendente della Ericsson ha ottenuto dallo stesso tribunale la dichiarazione di invalidità. Nel 2015, in Francia, la Corte di Tolosa ha riconosciuto l’invalidità civile con indennizzo a Marine Richard, che da anni ormai era costretta a vivere lontana dal centro urbano e da qualsiasi fonte di campi elettromagnetici.

Insomma, sembrerebbe che l’elettrosensibilità, sebbene non sia ufficialmente riconosciuta quasi da nessuna parte, non venga nemmeno negata. In una società interconnessa come la nostra è molto più facile e rassicurante negare la possibilità che telefoni cellulari, smartphone e tablet possano realmente danneggiare la nostra salute. Senza questi dispositivi, al giorno d’oggi, non potremmo vivere. D’altra parte, ci sono persone che non riescono a vivere con.

Fonti| OMS; Parlamento europeo; Corte di Tolosa

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