Emanuela e la sua Onlus che aiuta le bambine dell’India ad andare a scuola

Non hanno diritto all’istruzione, rischiano di sposarsi ancora giovanissime e di avere figli in età precoce. Sono le bambine dell’India, ancora oggi discriminate e poco tutelate. Ci racconta la loro storia Emanuela Sabbatini, Presidente dell’Onlus AFLIN, impegnata in India per l’istruzione e la tutela delle bambine e delle donne indiane.
Gaia Cortese 7 ottobre 2019

Se cerchi si Google "Cosa vedere in Rajasthan", in pochi secondi sulla tua pagina comparirà un esaustivo elenco di luoghi da visitare nel tuo primo viaggio in questa parte del mondo: città da mille e una notte, fortezze principesche, templi e luoghi sacri. Ma non avrai notizia di tutti quei villaggi disseminati nelle varie aree rurali, dove la vita delle bambine non ha nulla di sfavillante. Quando Emanuela Sabbatini arriva in Pushkar, dopo aver girato in lungo e in largo il Rajasthan, decide di collaborare con una fondazione per l’istruzione delle bambine indiane che opera in loco. Coinvolgendo altri quattro amici, nel 2013 Emanuela fonda l'Onlus AFLIN (Filo di Luce India). La abbiamo incontrata per conoscere più da vicino la realtà delle bambine che vivono nel nord dell'India.

Qual è la situazione attuale delle bambine in India?

Nelle aree rurali di alcuni stati, soprattutto le bambine appartenenti alle caste più basse, non hanno il diritto di andare a scuola. Non è una condizione dettata dal Governo, ma dipende perlopiù da alcune regole interne dei villaggi. Di norma si preferisce mandare a scuola un maschio perché è quello che porta avanti la famiglia, di cui oltretutto mantiene il nome; il destino di una bambina, invece, è già scritto: finirà a svolgere le faccende domestiche a casa del marito. Non è importante che una bambina vada a scuola. In alcune aree rurali poi, alcune famiglie non hanno proprio le disponibilità economiche per mandare a scuola le bambine, al massimo possono fare sacrifici per un maschio.

Secondo i dati riportati dall’Onlus World Vision, in India il 62% delle bambine è costretta ad abbandonare la scuola e 63 milioni di ragazze non hanno accesso ai servizi igienici.

Si, è vero. Se riescono, le femmine vanno a scuola fino ad una certa età, ma spesso non concludono il loro ciclo di studi per un'imposizione da parte della famiglia o perché sono costrette a sposarsi giovani, quando hanno il primo ciclo mestruale. Il contratto matrimoniale viene fatto in qualsiasi momento, anche alla nascita; appena possono fare figli, vanno a vivere con il marito. Il problema è che, quando la gravidanza è davvero precoce, queste bambine rischiano anche di perdere la vita durante il parto.

La discriminazione di genere in India, porta ancora oggi al fenomeno dell’aborto selettivo in diversi villaggi del Nord.

In India, nel momento in cui viene fatta l’ecografia, non viene comunicato il sesso del bambino, perché purtroppo nel momento in cui si scopre che è una bambina, la donna viene costretta ad abortire con tecniche preistoriche, che mettono a rischio la sua stessa vita. Se poi vengono date alla luce delle bambine, spesso vengono addirittura buttate via, o vendute, o ancora, fatte rapire. Ho avuto modo di visitare delle famiglie, in cui le bambine erano state portate via, e tra le lacrime, alcune mamme mi confidavano che dietro questa decisione c'era quasi sempre il capovillaggio.

In India, avere una figlia è una spesa notevole, soprattutto se si vuole farla sposare: la dote corrisponde al doppio dei beni del marito. Sebbene la dote sia ormai vietata dalla legge da molti anni, così come dovrebbe essere per i matrimoni infantili, tutto questo succede ancora troppo spesso perché sono accordi contrattuali che avvengono tra le famiglie.

Come può cambiare la vita di queste bambine offrendogli un’adeguata istruzione?

Lo si sente ripetere tante volte, l’istruzione cambia il futuro, ma è proprio vero! Le bambine imparano a leggere e a scrivere, ma cambia anche la percezione che hanno della loro persona. Hanno qualcosa in più che le rende libere di leggere anche un quotidiano, di informarsi o di andare in un ufficio a chiedere informazioni. Sono libere e riescono a cambiare anche la condizione della propria famiglia. Una bambina che studia, torna a casa a insegnare alla mamma analfabeta a leggere e a scrivere. Sono in grado di dare qualcosa in più alla famiglia e diventano anche un punto di riferimento. L’India sta cambiando. Ora è comunque chiaro a tutti che una figlia istruita, può avere un futuro migliore. Probabilmente si sposerà, ma è più probabile che il marito sia di una casta almeno pari alla sua.

Come è nata l'Onlus AFLIN?

AFLIN è nata nel 2013. Io ho iniziato a lavorare come volontaria in India dal 2009 e volevo portare avanti come progetto l’istruzione delle bambine e la tutela delle donne in contrasto al fenomeno delle spose bambine. Oggi sul territorio abbiamo diverse collaborazioni con le scuole locali e riusciamo a inserire le bambine che vivono in situazioni sfavorevoli in scuole di medio alto livello. L'impegno per garantire l'istruzione va di pari passo con quello per contrastare i matrimoni infantili.

Mi capita di visitare molti villaggi e quando incontro le famiglie, durante i colloqui pongo la domanda: "Non la sposi tua figlia?”. Lo chiedo per vedere cosa mi rispondono, in modo un po' provocatorio. Quello che il più delle volte mi risponde una madre è che non vuole vedere sua figlia subire la stessa vita che ha subito lei. Faccio quindi parlare la mamma, mi faccio raccontare la sua vita e spesso chiedo cosa la mamma consiglierebbe alla figlia, e viceversa. Le faccio parlare, raccontare, creo uno scambio. In India il rapporto madre-figlia è distaccato, neppure si abbracciano, la madre viene considerata quasi sacra. Ma dopo questi incontri, qualcosa cambia e si creano dei legami forti che fanno nascere una complicità tra madre e figlia che prima non c’era.

AFLIN ha anche un progetto di educazione sanitaria…

Da qualche anno il Primo Ministro dell’India sta portando avanti il progetto "India Pulita", una sfida enorme. In questa parte del mondo molte case non hanno i servizi igienici e in alcuni casi mancano anche le latrine e le persone devono fare chilometri di strada per le proprie necessità. Per le donne poi è un vero pericolo, perché finiscono spesso vittime di violenza, soprattutto quando si spostano di notte.

AFLIN si sta impegnando per la costruzione di 10 bagni, uno lo abbiamo già costruito mentre altri due sono in costruzione. In questo programma abbiamo previsto anche l’educazione sanitaria, per far capire quanto sia importante utilizzare il bagno, quanto sia importante lavarsi e come bisogna lavarsi correttamente le mani. Gandhi diceva: "L’igiene è più importante dell’indipendenza". L’igiene è la salute dell’individuo. In India tutto questo va insegnato perché hanno un'idea del bagno come di un luogo sporco e non lo vogliano neppure vicino a casa.

Come è nata l’idea di scrivere il libro “India dei bambini”?

Quello è un altro progetto ancora. Io sono appassionata di tradizioni dei popoli. Lavorando con i bambini ho pensato a cosa potesse essere una tradizione per un bambino, e la risposta era semplice: la favola tramandata. Così ho intervistato 200 bambini, ma solo 40 mi hanno raccontato delle favole. Questo dimostra che ancora troppi genitori non hanno un buon livello di istruzione, che non sanno né leggere né scrivere, o che sono troppo poveri per stare dietro ai bambini. Un bambino in India non ha diritto di essere bambino: già a 3 anni deve aiutare a lavare con la terra le stoviglie o a portare l'acqua. Non è concepibile.

Di queste 40 favole ne abbiamo selezionate 16, e grazie all’ambasciatore italiano a Delhi, Lorenzo Angeloni, sono state tutte tradotte dall’indi all’italiano. Sono favole illustrate, brevi, dove non manca mai la morale, per queste bambine, la parte più importante. Le illustrazioni sono bellissime: chi se ne è occupato ha studiato i colori dell'India e ha disegnato con gli occhi dei bambini indiani. Ora il libro è stato tradotto anche in inglese e ci auguriamo che possa diffondersi il più possibile per far conoscere una parte di India a qualcuno ancora sconosciuta.

Fonte | World Vision