Fai un lavoro talmente umile che ti vergogni persino a parlarne? Basta imbarazzi, svergògnati!

Magari sei un operatore ecologico, oppure fai le pulizie in qualche condominio. Potrebbe quindi essere capitato anche a te di sentirti in imbarazzo nel momento in cui dovevi spiegare quale professione svolgevi. Ma per cosa? Hai un contratto, forse persino a tempo indeterminato, e sei in grado non solo di essere indipendente ma persino di fare piani per il futuro. Quanti tuoi coetanei possono dire lo stesso?
Rubrica a cura di Giulia Dallagiovanna
13 gennaio 2020

Sei a una cena con i tuoi ex compagni di classe delle superiori. Un paio di loro sono diventati tuoi amici, con altri tre o quattro sei rimasto in contatto o comunque ne conosci le vicende perché qualcun altro te le ha raccontate, ma la maggior parte non li vedi da circa una decina d'anni. E quindi si parte con le domande di rito: "Cos'hai fatto in tutto questo tempo?", "Ti sei sposato? Hai avuto figli?", "Che lavoro fai?". Ecco, che lavoro fai? Ti guardi intorno e ti ritrovi seduto tra uno psicologo e un avvocato, mentre davanti a te c'è quella che ha rilevato il negozio di famiglia e quella accanto che fa l'insegnante. E tu improvvisamente ti vergogni, non hai nessuna voglia di rispondere e vorresti solo passare alla domanda successiva.

Ma perché? Semplice, fai le pulizie, oppure sei un operatore ecologico o, ancora, lavori in un'azienda agricola, ma non sei tu il proprietario. E chissà quanti altri esempi potrebbero esserci di professioni giudicate troppo umili. No, non direttamente dalle persone che ti staranno di fronte, le quali si prodigheranno in commenti del tipo "non c'è assolutamente nulla di cui vergognarsi, il tuo è un lavoro onesto!", ma dalla società in generale. Per cui, mentre loro proseguiranno nello sciorinare tutte le frasi di circostanza adatte all'occasione, sai benissimo che dentro di loro stanno pensando "io non lo farei mai". Di sicuro, poi, non proverai particolare orgoglio nel descrivere la tua giornata o le tue esperienze lavorative, mentre la conversazione sarà dominata da tutti i casi che l'avvocato si è trovato a difendere, o dai clienti più strani che sono entrati nel negozio della donna.

Il problema, però, è che il tuo è davvero un lavoro onesto e che non si merita di ricevere questa sorta di stigma sociale che diverse professioni si portano dietro. E allora svergògnati! Invece che pensare a quanto poco stimolante possa essere la tua professione, pensa a quanto coraggio ci vuole a entrare in certi bagni e pulirli o a girare di notte per le strade della città, anche nei quartieri meno accoglienti. Prova poi a immaginarti quanti dei commensali sarebbero in grado di fare quello che fai tu.

Invece di vergognarti, pensa a una tua giornata di lavoro e a quante persone sarebbero disposte a fare quello che fai tu

E al posto della mancata possibilità di una carriera brillante e di uno stipendio stellare, ricorda a te stesso quanto poco ci hai messo a ottenere un posto di lavoro stabile, un contratto a tempo indeterminato e la possibilità di essere indipendente e avere una vita tua. Non sono frasi a caso, come forse starai pensando. Poche settimane fa ha colpito tutti la vicenda di un ragazzo di 35 anni di Barletta, in Puglia. Nel 2012 si era laureato con lode in ingegneria civile, ma gli ottimi voti non gli avevano aperto per nulla le porte del mondo del lavoro. E allora, invece che rimanere sulle spalle della famiglia, ha deciso di partecipare al concorso per diventare netturbino e lo ha vinto.

La sua storia di Giuseppe Moreno Di Trani riflette quella di tantissimi giovani tra i 25 e i 35 anni, appunto. Il tasso di disoccupazione in questa fascia di età è superiore al 15% e aumenta quando si scende al di sotto dei 24 anni, tra chi insomma ha scelto di non frequentare un'università. Mentre il 26,3% di questa fetta di popolazione è inattivo. Si tratta dei cosiddetti Neet, ovvero quelli che non stanno nemmeno cercando un posto di lavoro. Molti sono probabilmente sfiduciati: passare da uno stage a un altro, contratti sempre più precari e stipendi che difficilmente consentono di fare piani per il futuro non invogliano certo ad alzarsi ogni mattina per uscire di casa.

In questo panorama abbastanza scoraggiante, tu hai un salario mensile e una stabilità che in tanti potrebbero invidiarti. Oltre al fatto che accettando di svolgere attività che non possono certo definirsi piacevoli, sei in grado di essere indipendente, pagare affitto e tasse, non dover più chiedere soldi a nessuno. Allora smetti di vergognarti e inizia a fare piani per i prossimi anni, tu che puoi.

Questo articolo fa parte della rubrica
Sono Laureata in Lingue e letterature straniere e ho frequentato la Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. Le mie passioni altro…