Giulia Lamarca, i viaggi e la sedia a rotelle: la ricerca di se stessa in 5 continenti e 23 Paesi del mondo

Sono circa 80 le città che Giulia Lamarca e il marito Andrea Decarlini hanno visitato nel giro di sette anni. Tutte le mete e le avventure sono raccontate nel suo blog e sul suo profilo Instagram. L’Australia, Machu Picchu, il Giappone. E una sedia a rotelle. “Viaggio per riprendere in mano la mia vita”, ci ha spiegato.
Giulia Dallagiovanna 9 maggio 2019

In Italia, se sei disabile, spostarti sui mezzi pubblici potrebbe diventare un'avventura. In Australia, invece, alcuni funzionari ti accolgono già all'arrivo in aeroporto e ti spiegano come devi muoverti. Ed è proprio dal viaggio nel continente "a testa in giù" che Giulia Lamarca ha iniziato a girare il mondo. Per conoscere altre culture, certo, ma soprattutto per riprendere in mano la propria vita. Insieme a lei, il marito, Andrea Decarlini, e una sedia a rotelle.

Giulia e Andrea a Machu Picchu

"I miei genitori erano camperisti, perciò ero già abituata a viaggiare nel nostro Paese – ci racconta Giulia – ma è stato dopo l'incidente che è nata la mia passione per le altre nazioni". Ventisette anni e psicologa, nel 2011 una caduta in moto la costringe su una carrozzina. Dopo nove mesi di ricovero in ospedale, a giugno dell'anno successivo viene dimessa e ad agosto era già pronta a partire per Cipro.  Ma la vacanza assomiglia di più a un incubo. "È stato un putiferio. Avevamo organizzato tutta la settimana tramite un'agenzia, che ci aveva garantito alberghi e spostamenti su mezzi accessibili. Invece i patti non sono stati rispettati e quando ci siamo trovati sul posto, l'agenzia ci ha lasciati soli. Inoltre, appena prima di partire mi ero ustionata la pelle delle gambe, perciò dovevo stare attenta a non toccare nulla. Il tutto, mentre eravamo costretti a salire su pullman a due piani".

Già, perché chi ci pensa che vivere su una sedia a rotelle non significhi rimanere chiusi dentro casa? A quanto pare, l'amministrazione australiana. Ed è lì, appunto, che Giulia e Andrea si godono il primo viaggio insieme. "Siamo partiti durante il periodo natalizio ed è andato tutto alla perfezione. C'erano persone che ti spiegavano come funzionavano i trasporti pubblici e come acquistare il biglietto. Tutto un altro impatto insomma". E allora, quanto altro c'è da scoprire? "Ho capito che se non fossi mai uscita dall'Italia sarei entrata quasi in depressione, perché non è un Paese pronto ad accogliere i disabili: a volte è una fatica anche semplicemente uscire di casa. Così ho iniziato a girare il mondo. È stata quasi una sfida, volevo scoprire se ci fosse un luogo in cui mi trovavo davvero bene".

Con tutti e cinque i continenti toccati e circa 80 città visitate, la ricerca prosegue. Da sette anni, Giulia si prende qualche pausa dalla sua città, Torino, e va a girare il mondo, organizzando ogni viaggio nei minimi dettagli. "Scelgo la stagione più conveniente e calcolo con precisione i giorni doccia, perché gli alberghi con i bagni accessibili sono più cari ed è meglio alternarli a ostelli e hotel economici". Ma ci sono anche altri aspetti da tenere in considerazione, e che non valgono solo per chi si muove su una carrozzina: "Conosco a memoria la Carta dei diritti del passeggero. Ho capito di avere dei diritti che il più delle volte non vengono applicati – spiega – Una volta ad esempio hanno smarrito la mia sedia a rotelle durante uno scalo, mentre in un'altra occasione me l'hanno danneggiata. Ora sono più preparata. Arrivo al check-in e faccio sapere che si tratta di uno strumento con un costo molto alto e che, se viene persa, faccio causa. Potrebbe sembrare un atteggiamento un po' rigido, ma la realtà è che nessuno conosce davvero il suo valore economico e, da quel momento, gli operatori la trattano con maggiore attenzione".

Piccoli accorgimenti, forse, ma che migliorano la vita. Si impara che è giusto reclamare i propri diritti, perché probabilmente chi ti sta di fronte li ignora. Si impara a presentare le giuste richieste a una compagnia aerea, che il più delle volte non è ancora al passo con i tempi. Un esempio? Il bagno. Sono troppo piccoli e poco agibili. Un vero problema, ma nessuno ne parla. Giulia invece lo fa da un po' di tempo, sul suo blog e su Instagram. "Non mi concentro tanto sulla disabilità, ma racconto dei miei viaggi. Però nella mia quotidianità c'è anche una sedia a rotelle, perciò è normale che tanti particolari abbiano a che fare con questo. A volte le persone disabili mi chiedono consigli, ma ci sono anche tanti lettori semplicemente affascinati dal modo normale in cui descrivo tutte le esperienze che vivo. Alcuni addirittura rimangono stupiti, perché non avevano mai visto una persona disabile in un aeroporto". 

Credits: profilo Instagram di Giulia Lamarca, viaggio a New York

In Italia, in effetti, può non essere immediato pensare che "carrozzina" e "vita normale" siano due concetti che possono appartenere alla stessa frase. "Prima dell'incidente, gli altri mi guardavano, perché mi ritenevano una bella ragazza. Da un giorno all'altro, gli sguardi sono diventati di compassione. Avevo la percezione di non avere gli stessi diritti e le stesse opportunità di tutti, mi sentivo quasi una sottocategoria, una minoranza. Esisteva un vero e proprio tabù. Anche per questa ragione ho aperto il blog: mi sono accorta che viaggiare era diventata la mia forma di sfogo e che c'erano tanti altri come me che desideravano farlo e volevo aiutarli. Conoscere altre culture mi ha portato a capire meglio me stessa. Mentre ero ricoverata, ho incontrato immigrati ed extracomunitari che provenivano da tanti Paesi diversi. In quella situazione, però, eravamo tutti uguali. Così mi sono accorta di appartenere al mondo, non solo a un'unica nazione".

Se chiedi a Giulia quale dovrebbe essere il futuro di un Paese moderno e accogliente, la sua risposta è semplice: "Rendere agibile il Taj Mahal". Tradotto, significa che esiste un'intera fetta di mercato che non solo non viene intercettata, ma nemmeno presa in considerazione. Il turismo accessibile è una vera e propria opportunità economica: basterebbe una rampa e il mausoleo indiano si ritroverebbe a staccare molti più biglietti di ingresso. Un discorso che vale per tantissimi monumenti e bellezze artistiche, o naturali, nel mondo: "Sto creando un'app apposita e, guardando i numeri, mi stupisco che nessuno abbia mai pensato di investire in questo ambito".

In questa storia, però, non manca una nota più romantica: Giulia ha conosciuto suo marito durante la riabilitazione. Andrea era il suo fisioterapista. "Stiamo insieme da settembre 2012 e qualche anno dopo ci siamo sposati. L'inizio è stato un po' complicato: il primo anno che ci conoscevamo avevo paura di iniziare una relazione, ma è stato anche questo a spingermi. Pochissime persone si sono messe in gioco in coppia e io volevo far capire anche la normalità di una vita in due. Le persone si aspettano che litighiamo per faccende legate alla carrozzina, invece lo facciamo per chi deve portar fuori la spazzatura. Come tutti".

Alle spalle, dunque, già tanti viaggi. In futuro, probabilmente, molti di più da progettare. Nel mezzo, il racconto di tutte le avventure che capitano a qualsiasi turista. O quasi. "È il mio modo di camminare nel mondo ancora con le mie gambe", dice lei.

Credits: profilo Instagram di Giulia Lamarca. Andrea e Giulia a Kyoto

Credits: foto di copertina da profilo Instagram di Giulia Lamarca