Gli studenti di una scuola di Bologna imparano il Braille per essere più vicini a una compagna ipovedente

L’empatia è una capacità innata (in alcune persone), ma non per questo non vale la pena anche svilupparla e stimolarla nel modo giusto. Lo hanno fatto due insegnanti di una scuola media di Bologna, proponendo un laboratorio di Braille a un’intera classe, dove una studentessa è ipovedente.
Gaia Cortese 15 Giugno 2021

In psicologia, l’empatia viene definita come la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona. È una capacità innata, che tuttavia, come tutti i tratti caratteriali, può essere più o meno sviluppata nelle persone.

Gli studenti di una classe della scuola media Veggetti a Vergato, in provincia di Bologna, hanno dimostrato di averne molta. Hanno infatti imparato a leggere e a scrivere in braille per poter aiutare una compagna di classe ipovedente, in Italia da un paio di anni, dopo essere scappata dalla guerra in Siria insieme alla sua famiglia.

L'idea di imparare il braille avanzata dall’insegnante di sostegno della ragazza  Elena Venturini, e supportata dalla professoressa di francese Mariateresa Verderame che coordina l’iniziativa nell'ambito del progetto "Erasmus+ Solidarité: à vous les jeunes", ha subito entusiasmato diversi ragazzi della classe che hanno subito preso parte al laboratorio proposto, imparando a usare una dattilo-braille messa a disposizione dall'Ufficio Scolastico.

Come ha spiegato al Corriere di Bologna la professoressa Mariateresa Verderame, l'iniziativa ha permesso agli alunni di mettersi nei panni della propria coetanea: "È stata molto contenta di questo slancio dei compagni. Chi ha delle patologie sente sempre che manca qualcosa, senza contare poi che questa famiglia si porta dietro i segni profondi lasciati dalla guerra. I ragazzi si sono messi davvero nei panni della loro compagna e hanno capito le difficoltà che hanno le persone ipovedenti quando devono apprendere”.

L'iniziativa è stata riportata e lodata sulla sua pagina Facebook dall'attivista Cathy La Torre, che ha scritto: "Serve anche accorgerci del bene che ci circonda valorizzandolo e diffondendolo il più possibile. In sostanza, grazie al progetto ‘Erasmus+ Solidarité: à vous les jeunes', ragazzi e ragazze hanno imparato a leggere e scrivere in braille, in modo da essere più vicini ad una loro compagna ipovedente ed essere d'aiuto in futuro a chiunque abbia difficoltà visive".

"È stato anche un modo per testare la loro sensibilità nei confronti di una difficoltà vissuta da una loro coetanea, e il risultato è stato un successo, a giudicare dall'entusiasmo con cui i giovanissimi hanno partecipato alle attività di laboratorio – ha continuato La Torre -. Anche così possiamo crescere dei futuri adulti più consapevoli, maturi, rispettosi. In fondo la scuola serve anche a questo".